Dalle dita al calcolatore/VII/1

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1. La civiltà dell’Indo

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[p. 113 modifica]1. La civiltà dell’Indo

La prima forma di civiltà indiana si è sviluppata intorno al 2500 a.C. nella valle dell’Indo, con i suoi punti di forza nel Punjab (Terra dei cinque fiumi) e nel Sind, la pianura che si stende nel basso corso del fiume. È una terra ricca di acque e nello stesso tempo non eccessivamente compatta, facilmente lavorabile con modeste attrezzature: ancora non si conosce l’uso del ferro, al massimo il rame e il bronzo, oltre ai metalli preziosi.

Due sono le città che caratterizzano questa civiltà. Nel Punjab sorge la città di Harappa (da Hara, cioè Shiva); nel Sind prospera Mohenjo-daro (Tumulo della morte). Gli scavi effettuati in questa città sono stati condotti in modo irrazionale, rendendo difficile la datazione degli strati e dei reperti: vasi, statuette, perle, sigilli. Questi ultimi, singolarmente belli, attirano subito l’attenzione degli archeologi. Sono formati da quadratini di steatite incisi con immagini di animali (tori, tigri, rinoceronti, elefanti, bufali) o di persone, o con scene composite. In alcuni sigilli compaiono dei pittogrammi, finora indecifrati. La direzione della scrittura è da destra verso sinistra.

L’esistenza di magazzini sugli argini del fiume in almeno 70 città fra quante si stanno scavando, insieme [p. 114 modifica]Sigilli in steatite della valle dell'Indo (2500-1500 a.C.) alle menzioni nelle tavolette di Ur e al rinvenimento di sigilli simili a quelli della valle dell’Indo nella stessa Ur, ma anche a Lagash, a Kish e perfino in Siria, conferma ampi scambi commerciali con la Mesopotamia, specie fra il 2300 e il 1700 a.C. Sulle ardue rotte che dalle foci dell’Indo conducono alla Mesopotamia sorgono vari scali, il più citato dei quali è Tilmun, identificabile forse nell’isola di Bahrein. L’esportazione verso la Mesopotamia riguarda certamente le pietre preziose che giungono nelle città dell’Indo sia dalle zone montuose del Tibet e dell’Afghanistan, sia dall’India meridionale (Malabar); inoltre, si esportano rame, legno pregiato, scimmie, avorio, piume di pavone e, soprattutto, grano e cotone. Si comincia infatti a tessere il cotone e a farne stoffe intorno al 2000 a.C. [p. 115 modifica]La civiltà dell’Indo cessa bruscamente verso il 1700. Si è pensato per lungo tempo a un’invasione devastante, attribuita agli Arii. Ricerche recenti fanno pensare invece all’azione concomitante di più calamità naturali. Probabilmente una serie di terremoti di estrema violenza provoca non solo il crollo degli edifici, ma anche delle dighe e delle opere di regolazione del flusso delle acque; immense e violente inondazioni completano, con ogni probabilità, la distruzione.