Dalle dita al calcolatore/XII/1

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1. Gli strumenti e il calcolo

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[p. 184 modifica]1. Gli strumenti e il calcolo

Come abbiamo già detto, da sempre l’uomo si avvale di strumenti nell’espletamento delle sue attività, e in particolar modo per quelle ripetitive, faticose e che non richiedono fantasia o intelligenza.

L’attività di calcolo, proprio a causa della raffinatezza degli algoritmi messi a punto in secoli di evoluzione, richiede che gli stessi siano eseguiti in maniera assolutamente esatta, meccanica e uniforme: il calcolare, perciò, risulta noioso e privo di fascino.

Oltre a ciò, la progressiva complicazione delle attività sociali ha reso necessario un numero sempre maggiore di persone capaci di risolvere problemi matematici. Un numero così ampio che spesso si è dovuto ricorrere anche a persone con un livello di istruzione piuttosto basso.

Questa situazione ha portato alla creazione di una serie di “macchine” capaci di “calcolare”, o quanto meno di fornire risposte a problemi di carattere matematico.

Queste macchine si possono raggruppare in due grandi categorie, le macchine vere e proprie e quelle che nell’introduzione abbiamo chiamato “macchine astratte”, ovvero una serie di metodi di calcolo e di [p. 185 modifica]prontuari di calcoli risolti (le tavole numeriche) atti a potenziare le possibilità del lavoro matematico.

Inoltre, considereremo anche lo sviluppo delle macchine programmate, come automi, carillon, ecc., e quello delle macchine “autoregolantisi”, come il “regolatore di WATT”, i termostati e simili; questo perché la confluenza dei tre filoni evolutivi indipendenti - capacità di calcolo, capacità di programmare una sequenza di operazioni e capacità di autoregolazione - ha portato alla nascita e allo sviluppo dei calcolatori.