Dell'oreficeria antica/Parte seconda/Scarabei

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Scarabei

../Camei ../../Indice IncludiIntestazione 19 gennaio 2011 100% Da definire

Parte seconda - Camei Indice
[p. 63 modifica]

XV.

scarabei.


Nessuna prova maggiore potrebbe recarsi della comunanza di origine e di civiltà fra gli Etruschi e gli Egiziani, che la venerazione e il culto in cui si aveano presso i due popoli gli scarabei. Perchè ciò fosse ed a che debbasi attribuire, è difficile il rintracciare; ma generalmente credesi che tale insetto fosse un simbolo o rappresentasse un Dio.

Lo scarabeo fu effigiato così in Etruria come in Egitto, tanto in gemme quanto in ismalti, così in agate come in vetri, e si usò incidere il rovescio della pietra che lo rappresentava sia con geroglifici o emblemi, sia con figure o parole.

Dalle sponde del Nilo lo scarabeo passando ad [p. 64 modifica]essere imitato presso gli Etruschi, non serbò il tipo arcaico che ebbe da prima, e fu riprodotto secondo l’arte più compiuta della penisola italica, onde sì vede esser diverso nei due paesi tanto nella forma, quanto nella materia e negli ornati, crescendo tal differenza col progresso dei tempi. Quelli egiziani giunti fino a noi sono di smalto, porfido, basalte, e raramente di pietre dure; quelli etruschi sono di corniole, onici, sardoniche, alabastri, e raramente di smalti: se ne trovano di ambidue le contrade cosi di granate come di ferro aereolitico e di gemme. Quelli di Egitto sono l’esatta riproduzione dell’insetto, quelli etruschi hanno dell’esagerato, specialmente al dosso che è spesso rilevato oltre misura: la parte inferiore della pietra, quasi sempre incisa, rappresenta, negli egizi, geroglifici, o deità, e in quelli etruschi, salvo qualche rara copia di simboli egiziani, il soggetto è generalmente preso dalla mitologia greca. Sembra però che in ambo i paesi questa figura d’insetto servisse come amuleto, e come ornamento; ma si può dire che gl’Italiani ricevessero tal costume superstizioso senza riferirvi egual significato. Ma per gli stranieri che agli Etruschi recarono lo scarabeo, esso facea parte, a dir così, di religione: e Plinio ci dice che e’ lo avevano in tal venerazione perchè questo insetto spingendo con le gambe posteriori piccole porzioncelle di fango o di sucidume, che nel ravvolgersi così sopra se stesse prendono la forma rotonda, fa dei globi giranti. Strana cagione per credere essere lo scarabeo una [p. 65 modifica]deità, quasi che egli a sua volta componga un piccolo mondo; e Plinio aggiunge che Apione egiziano, a scusar le superstiziose credenze de’ suoi concittadini, spiegava la venerazione dello scarabeo per una somiglianza delle operazioni di questo insetto con quelle del Sole.

Le diverse incisioni ed i soggetti rappresentati nei scarabei etruschi come bighe, trighe, quadrighe, guerrieri feriti e guerrieri vittoriosi, lotte o contratti di pace, palme di mano e piante di piede, fanno supporre che essi potessero servire a premio decorativo di straordinarie imprese e di vittorie nelle tenzoni, o di alto valore in qualunque altra cosa nella stessa guisa che le torque e le armille; ma ciò contrasta col vederne spesso usati moltissimi e con ogni sorta di rappresentazioni in un sol monile: però dovremo credere che in Etruria lo scarabeo di pietra fosse soggetto primieramente di superstizione e poscia di premio e di adornamento.

I Romani imitarono dagli Etruschi lo scarabeo, e molti esempii se ne trovano di non dubbia arte romana, come pure ve ne sono alcuni di greca incisione, che per uno trovatone ad Egina, diconsi di tal città; ma in Grecia ed a Roma essi non furono altro che un superstizioso ornamento.

La setta dei gnostici, che si potrebbe in certa guisa chiamare cristiano-idolatra, ebbe lo scarabeo tra i segni o simboli suoi, e come tali si possono facilmente riconoscere quelli che portano incisioni, quali si veggono negli amuleti e si confondono cogli Abraxas. [p. 66 modifica]Anche nel secolo XVI e XVII si fecero per ornamento scarabei, nei quali ritrovi la larghezza dello stile di quell’epoca, e ciò specialmente nelle incisioni del rovescio. Ve ne sono del secolo XVIII in cui la goffaggine dell’arte svela la modernità.

Gli scarabei antichi etruschi, greci e romani sono al presente tutti molto rari, e però l’alto lor prezzo spronò i moderni a falsificarli. E tanto si perfezionò tal mestiere che appena l’occhio più esercitato può discoprir la frode. Non è la pietra, non il lucido, non l’incisione, ma una certa apparenza soave e morbida quella che li fa riconoscere per antichi; e solamente da coloro che per lunghi anni posero studio in tal sorta di lavori, e per cagione di commercio o per altro, moltissimi ne videro e n’ebbero per le mani.




VALE.