Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. IX

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Libro decimo – Cap. IX

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Del por le Viti nel prato: et in che modo le selve creschino ne luoghi padulosi, et come si rimedii alle regioni, che sono molestate dall’acque.

cap. ix.


VEgniamo hora all’altre cose. Dicemmo che gli habitatori hanno bisogno di cose da mangiare, et di vestimenti: queste cose ci saranno date da la Agricoltura, et lo andar dietro a quelle arti non è nostra intentione. Nondimeno hanno alcune cose gli Architettori, che giovano allo Aratore, et questo è, che se uno campo, o per la troppa aridità, o per la soverchia abbondantia dell’acqua, sarà tale, che altrui non possa servire per cultivarlo, (di queste cose ci gioverà dire brevemente alquanto). Farai in un prato, et in un luogo humido una vigna in questo modo: Caverai da Levante a Ponente a dirittura con linee discosto parimente l’una da l’altra fosse più afonde che tu potrai, larghe nove piedi, et quindici piedi discosto l’una da l’altra, et il terreno, che tu caverai de le fosse, ammonterai in lo spazzo, che ti resta tra l’una fossa, et l’altra, di modo che col pendio riceva il Sole di mezo dì: con questo ordine fatte quelle collinette, la vite sarà più sicura, et più fertile. Per il contrario in un colle arido farai il prato in questo modo: Farai una fossa lunga, che non habbia pendio, ma che l’acqua vi si fermi nella più alta parte con li argini pareggiati, et fatti a un piano con la livella. Et in questo condurrai l’acqua de le più vicine fontane, et quella sboccando da gli lati, ugualmente annaffierà la campagna, che ella harà sotto. Nella campagna di Verona, piena di ciotoli, et ignuda et magra del tutto, hanno fatto che in alcuni luoghi, per lo spesso darvi dell’acqua vi si è fatta una scorza di cespugli, et un prato lietissimo. Se tu vuoi che in luoghi paludosi cresca la selva, fenderai il terreno con lo aratro, et estirperai insino da le radici ogni cespuglio. Dopo questo, di verso Levante spargivi ghiande di roveri, con questa sorte di sementa diventerà il luogo pieno di abbondanza di piante, da le quali l’humore superfluo in gran parte sarà succiato: oltra questo et per il crescimento de le barbe, et de le foglie, che cascano et per lo accumularvi de rami diventerà il terreno l’un dì più che l’altro alquanto più sollevato. Se tu annaffierai ancora con acque torbide perche le vi si fermino, farai una crosta all’altre acque, che vi son sotto: ma parleremo di queste cose altrove. Ma se la regione sarà molestata da la [p. 268 modifica]abbondantia di troppe acque, si come noi veggiam che interviene del Pò in Lombardia, o come veggiamo in Venetia, ci sono molte cose da considerare, percioche elle impediranno, o con lo essere troppe o con il moto loro, o vero con l’una cosa, et con l’altra: Di queste cose tratteremo brevissimamente. Appresso del lago de Marsi, Claudio forò il monte, et condusse l’acqua, che gli avanzava alla riva del fiume. Et forse per la medesima cagione M. Curio fece che l’acqua del lago di pie di Luco superflua, se n’andasse nel fiume de la Nera; et veggiamo il lago de la Riccia forato il monte essere stato condotto nel lago Laurento: Dal che ne è nata quella amenità de giardini, et quelle boscaglie, che vi sono sotto il Nemorese per esser rimasto il paese libero da le acque. Cesare haveva ordinato che si facessino molte fosse presso a Lerida, con le quali voleva divertire una parte de le acque del fiume Sicoro. Il fiume Erimanto per esser stato piegato in più luoghi, è talmente consumato da li habitatori in adacquare i campi, che quelle acque, che gli avanzano, sboccano in Mare senza che habbino nome alcuno. Ciro divise il Gange con havervi fatti più condotti, i quali Eutropio dice, che furono quattrocento sessanta, et che e’ lo ridusse tanto piccolo, che e’ si passava a piede asciutto. Appresso al tumulo di Haliatte in Sardigna, il che in gran parte feciono le stiave, vi è un lago fatto a mano per ritenere le acque piovane. Myri cavò un lago presso a Mesopotamia sopra la Città, il quale girava di circuito 360. stadii, et era cinquanta cubiti a fondo, nel quale volevano che sboccasse il Nilo, se alcuna volta venisse troppo grosso. Allo Eufrate accioche e’ non porti via le tetta de la Città, oltre alle muraglie da le quali era detenuto, vi aggiunsono certi laghi, i quali servissino per reprimere l’impeto del fiume. Aggiunsonvi ancora seni cavati di grandezza straordinaria, ne quali messa l’acqua a stagnare et a star quieta, gli servisse per argine contro l’impetuose onde. Habbiamo adunque detto de le acque dove elle avanzano, et in alcune parti dove elle son moleste col moto. Et se ci resta à dire cosa alcuna, che faccia a questo proposito, lo diremo non molto dopo, quando noi tratteremo del Fiume, et del Mare.