Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. XI

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Libro decimo – Cap. XI

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De lo addornare le fosse, che e’ non manchi la abbondantia de le acque, et che ella non sia impedita.

cap. xi.


IO vengo a parlare de le fosse. Egli è da desiderare che la abbondantia de le acque non manchi, et che ella non sia impedita dal suo determinato ordine: che ella non manchi, habbiamo duoi modi: il primo, che donde noi pigliamo la acqua, ella sia assai: Il secondo che havendola presa, ella si mantenga assai. Conducerassi un Condotto nel modo, che di sopra ti dicemmo, et che l’uso de la gia condotta non sia impedito, otterremo noi con l’haverne cura et diligentia, se noi cioè la netteremo spesso, et ne caveremo spesso quelle cose, che vi si fussino condotte. Ma e’ dicono che una fossa da acqua è un fiume addormentato, et però se gli appartengono tutte quelle cose, che à un fiume, et innanzi tratto hà bisogno di saldezza et fermezza di fondo, et di fianchi, accioche ella non si succi, o non versi per alcune fessure le acque, che ella riceverà: et medesimamente bisogna che ella sia più affonda che larga, si per poter reggere le navi, si perche ella sia manco rasciutta da Soli, et manco generi herbe. Furono tirate molte fosse da lo Eufrate nel Tigre, perche l’Eufrate è di letto più alto. La Lombardia, parte d’Italia che è intorno al Pò, dove [p. 271 modifica]egli è più basso, et intorno allo Adice, si naviga tutta per le fosse; il che in quel luogo è concesso da la pianura. Dice Diodoro che Ptolomeo usciva del Nilo per una fossa che egli apriva navigando, et navigato che egli haveva, la serrava. I rimedii per questi difetti son questi, il ristrignere, il nettare, il chiudere. I fiumi si sftringono con gli argini: fa che la linea de gli argini non sia repente, ma stringa et serri a poco a poco i fianchi. Ma dove da un luogo stretto tu harai a lasciare uscire un fiume in un luogo più largo et più aperto, non ve lo lasciare cadere a un tratto, ma allungato il canale, fa che dipoi il fiume a poco a poco torni con allargarsi con l’onde alla primiera sua larghezza, acciò che egli non offenda et non faccia danno con i suoi importuni ritrosi et avolgimenti, cercando la licentia subita de la sua libertà. Metteva il fiume Mela nello Eufrate, et Artanatrice Re, indotto forse da desiderio di acquistarsi fama, gli riturò lo esito, et inundò per tutto il paese: non molto dopo la gran macchina de la impedita acqua roppe con tanta furia, et con tanto impeto de le onde, che ella ne portò seco molte possessioni, et guastò gran parte de la Galacia et de la Frigia. Il Senato condannò l’insolentia di questo huomo in trenta talenti. Et faccia a proposito che noi habbiamo letto ancora che assediando Iphicrate Stimfale, si sforzò di serrare con una infinità di spugne di pietra l’acqua del fiume Erasio, il qual fiume passa sotto il monte, et riesce ne gli Argivi, ma lasciò stare per avvertimento fattoli da Giove. Le quali cose essendo così, è bene avertirne in questa maniera. Farai il lavoro de gli argini gagliardissimo, et la gagliardezza te la darà la saldezza del legname, et il modo, et la grandezza di tal lavoro, da quella parte che l’onda passando sopra harà a cadere, fa ch’ella non caschi a piombo da lato di fuora, ma fa ch’ella vi vadia con dolce pendio, di modo ch’ella vi corra adagio, et senza ritroso, o avvolgimento d’acqua alcuno: che se nel cadere ella comincierà a cavarvi sotto, riempivi subito non con legname minuto, ma con sassi grandi, interi, stabili, et accantonati: gioverà ancora il mettervi fastella di stipe, accioche l’acqua non arrivi sul fondo senon rotta, et stracca. In Roma veggiam noi il Tevere essere stato ristretto da le muraglie in molti lati. Semiramide non contenta di fare gli argini di mattoni aggiunse a gli argini l’asfalto grosso quattro cubiti, et vi fece ancora mura lunghe molti stadii, di altezza ch’erano al pari le le mura de la Città. Queste son cose da Re. Noi saremo contenti d’uno argine di terra, si come Nicotrice li fece di terra appresso li Assirii, o quali noi veggiamo per la Lombardia, dove veggiamo grandissimi fiumi quasi stare in aria, talmente che in alcuni luoghi sopravanzano con il loro piano le altezze de le capanne. Et saracci assai se noi mureremo il ponte di muraglia stabile. Sono alcuni che per fare gli argini lodano le piote piene di herba levate dal prato, et à me ancora piacciono assai, conciosia che mediante quelle barboline diventano fortissimi, pur che si assodino con batterli assai. Tutta la massa de gli argini certamente, et massimo quella parte che è bagnata da le onde, bisogna che si assodi, et si faccia durissima, et serrata grandissimamente in modo che non si possa nè penetrare nè rovinare. Sono alcuni, che intessono ne gli argini alcune pertiche di vimini, lavoro certo fermissimo, ma di sua natura fatto per a tempo, percioche essendo le pertiche atte facilmente a corrompersi, accade che i raggi de le acque entrano, et occupano i luoghi del legname infracidato, et di quivi incominciando a passare accresciuti i canali de pori, ne seguitano rivi maggiori. Di questo haremo noi manco paura se noi ci serviremo di pertiche verdi. Altri piantano giu per le rive saliconi, ontani, pioppi, et altri alberi che amano le acque, con ordini molto spessi. E’ certamente questo molto commodo, ma è ancor esso sottoposto a quel difetto che noi dicevamo de le pertiche, perche infracidatisi alcuna volta per la vecchiaia i piedi de li alberi gia morti, versano per li straforamenti, et per le buche, che perciò vi rimangono. Altri, il che mi piace grandemente, piantano in su le rive virgulti, [p. 272 modifica]et ogni sorte di herbe, che ama le acque, che produca più barbe, che ella non fa rami, de la quale specie è il salcio, il giunco, le cannuccie, et principalmente le vetrici, percioche questa multiplica di assai et molte barbe, et spande molto lunghe, et molto vivaci barboline, et per il contrario fa rami più bassi, et più flessibili, che scherzano con l’onde, et non se gli contrapongono; et quel che giova assai, questa pianta per il desiderio che ella hà dell’acqua, continovamente si và a ficcare nel fiume. Ma dove l’argine sarà fatto secondo il corso del fiume, bisogna che la ripa vi sia ignuda, et netta, accioche ei non si rinscontri cosa alcuna, per la quale sia irritata la piacevolezza del corso. Ma dove lo argine si contraporrà al fiume per voltarlo, perche in questo luogo e’ resista più gagliardamente, affortifichisi con tavole. Ma se tu harai a scacciare, o a reggere tutto il pondo del fiume con uno argine attraverso, allhora nella state quando le acque saranno più basse manifestandosi il letto del fiume, fà un fodero, o vero un graticcio con congiugnere insieme pedali di Rovere molto lunghi, et congiugni et incatena bene insieme con spranghe questo fodero, et metti i pedali per il diritto del letto del fiume che con le teste scaccino la corrente, et ficca per quanto il terreno te lo comporti, nella profondità del letto pali, anzi per i buchi fatti in detti foderi. Fatto questo fodero distendivi suso altri legni a traverso,et sopra quello fodero metti una gran machina di sassi, et murala con calcina, o dove tu non possa fare la spesa, legale insieme con fasci di ginepro intramescolati con essi sassi. Di quì avverrà che l’acqua non potrà muovere la smisurata grandezza del peso, et la saldezza del fodero, et se l’acqua co suoi ritrosi cercherà di scavarvi sotto il terreno, gioverà, et aiuterà al bisogno tuo, perche ella ne darà utilità che aggravandosi il detto fodero et andandosene sul fondo, troverà il tal peso sede, da fermarvisi fermissima. Ma se il fiume sarà pieno continovamente d’acque, et profondo in modo che tu non possa mettervi questi foderi, servirati di quei modi con i quali ti dicemmo che tu facessi le pile de Ponti.