Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro nono – Cap. XI

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Libro nono – Cap. XI

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A chi lo Architettore debbe communicare il suo consiglio, et l’opera sua.

cap. xi.


E Mi piace che in questo luogo non si lasci indrieto quel che si appartiene allo Architettore. Tu non hai a andare spontanamente cosi a servire ogn’uno che dice di volere edificare. Il che i leggieri, et i boriosi più che il bisogno, sogliono fare. Io non so se egli è da aspettare, che ei te ne richiega più et più volte. Bisogna che da per loro ti credino, et che eglino habbino fede in te, chi si vuol servire dell’opera, et del consiglio tuo: o perche vorrò io offerire le mie degne, et utili inventioni senza haverne frutto nessuno a fare che o uno, o un’altro ignorante mi creda? Merita per Dio certamente premio non mediocre il farti con gli avertimenti miei più esperto in quella cosa, nella quale io ti rispiarmi grandissima spesa, et giovi oltra modo et alle commodità, et a’ piaceri tuoi. E’ cosa da savio il sapersi mantenere la reputatione, et è a bastanza dare fidato [p. 246 modifica]consiglio, et disegni lodatissimi a chi te ne ricerca: che se per aventura tu piglierai il lavoro sopra di te, et che tu vogli esserne soprastante, et quello che ne dia fine, durerai grandissima fatica a schifare, che tutti i difetti di altri, et tutti gli errori, o per ignorantia, o per negligentia commessi, non sieno a te solo imputati. Queste sono cose da commetterle a soprastanti diligenti, accurati, rigidi, severi, che proccurino il modo, con il quale le cose si habbino a fare con studio, industria, et diligentia, et assiduità. Vorrei ancora per quanto è possibile, che tu avertisca di non ti impacciare se non con persone splendide, et con i Principi de le Cittadi, cupidissimi di queste cose. Conciosia che le tue fatiche date a chi si voglia, che non sieno persone qualificate, diventano vili. Quanto pensi tu che ti giovi la autorità de gli huomini grandi, a’ quali tu ti sia presupposto d’havere a servire, inquanto alla gloria. Io sono uno di quelli, che (oltre a che a la maggior parte de gli huomini non sò perche alcuna volta pare, che gli huomini grandi habbino miglior gusto, et miglior giudicio al parere del vulgo, che in effetto non hanno) io dico che sono uno di quelli che vorrei, che allo Architettore fussino date prontamente, et in abbondantia tutte quelle cose, le quali sono di bisogno a mettere ad effetto tale muraglia. Queste cose gli huomini di bassa mano, il più de le volte perche non possono, non vogliono anco farle. Aggiugnici, il che si puo facilmente vedere, che ancora che e’ sieno duoi maestri di ingegno, et di industria uguali, et che habbino a fare un’opera uguale, alcuna volta si arrecherà più gratia dietro l’uno di loro, et più abondantemente, mediante la valuta, et la eccellentia de le cose, de le quali si harà a servire, che non farà l’altro. Ultimamente, ti avvertisco che per desiderio di gloria tu non ti metta scioccamente ad alcuna impresa in nessun luogo di cose mutilate, o non mai vedute: fa di havere esaminate, et considerate molto bene insino ad ogni minima cosa, le imprese, che tu metti inanzi. Il far dar fine con le mani d’altri alle tue inventioni, et immaginationi, è cosa grande, et faticosa; et il volere far spendere ad altri i danari, secondo il tuo parere. Chi è quello, che non sappia, che è cosa sempre piena di cordogli, et di rammarichi? Oltre di questo io vorrei, che tu scacciassi molto lungi da te quel difetto commune, per il quale spesso avviene, che il più de le volte non è nessuno edificio infra grandi, che non habbia gravissimi difetti, et da vituperarsi grandemente; percioche chi sarà quello, che non desideri grandemente d’haver a essere censore, correttore, et emendatore de la vita tua, dell’arte, de’ costumi, et de li ordini tuoi? Conciosia che a qual si voglia grandissima muraglia rare volte avviene, che gli sia dato fine o per la brevità de la vita de gli huomini, o per la grandezza dell’opera, da quel medesimo huomo, dal quale ella sarà stata principiata. Ma noi che restiamo invidiosi, et importuni, ci sforziamo, et ci vantiamo di havervi innovato alcuna cosa. Onde avviene, che le cose bene incominciate da altri si depravino, et si guastino, et si finiscono male. Io giudico, che sia bene di dover stare a quelle determinationi di coloro, che ne sono stati inventori, che le hanno lungamente esaminate, et considerate. Percioche quei primi inventori possettono essere mosssi da alcuna cagione, la quale forse, se tu esaminerai diligentemente il tutto, et la considererai con attentione, et cura, non ti sarà nascosta. Nondimeno io ti avertisco, che tutto quello, che tu ti delibererai di innovarvi, non lo facci, se non consigliato, et più tosto comandatoti dal consiglio di huomini espertissimi, et approvatissimi. Imperoche in questo modo procederai bene a’ bisogni de la muraglia, et ti difenderai da’ morsi de le male lingue. Habbiamo trattato de le cose publiche, de le private, de gli edificii sacri, de secolari, de le cose, che servono a bisogni; di quelle, che servono alla maiestà, et di quelle che servono a diletti, et a piaceri. Hora diremo quel che ci resta, cioè, in qual modo si possino riparare, et correggere i difetti, i quali o per ignorantia de tempi, et de gli huomini, o per casi aversi, o non pensati accascono ne gli edificii. Prestate, o litterati, favore a questi studii.