Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quarto – Cap. IV

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Libro quarto – Cap. IV

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Delle Mura, Merlature, Torri, Cornici, et Porte, et lor Legnami.

cap. iv.


MA torniamo alle mura. Gli Antichi ne avertiscono che le mura si faccino in tal modo. Interposto uno spatio di venti piedi, faccinvisi duoi muri da lo lato di dentro, et infra loro vi si getti la terra, che si cava de fossi, et pillisi con stanghe. Et di maniera si tirino queste mura, che dal piano de la Città, come quasi per gradi si possa montare, con un dolce pendio sino a le merlature. Altri dicono, che la terra, che si cava de fossi, si debbe mettere fuori de la muraglia, oltre a fossi, accioche serva per argine, et che dal piano de fossi s’inalzi un muro tanto grosso, che gagliardissimamente possa reggere il peso de la detta terra, che vi si aggrava. Lontano da questo ancora si debbe tirar ne la Cittade un’altro muro più alto, che il passato; et per non poco spatio sia dal primo lontano; ma tanto discosto, che l’armate squadre vi possino in ordinanza havere spatii espediti da combattere. Oltra questo si tiri similmente a traverso da le mura principali a quelle di dentro, altre mura, mediante il collegamento, et aiuto de le quali, le mura principali congiunte insieme si leghino con quelle che le hanno dietro; et più attamente sopportino il gravissimo pondo de la interpostavi terra. Ma noi veramente oltre a queste, lodiamo quelle mura collocate di maniera, che se pur a la fine, per forza di batteria fussino gittate a terra, habbino a piedi loro un piano, dove le stieno; quasi come un’argine, et che con la loro rovina non riempino i fossi. Ne l’altre cose mi piace assai Vitruvio, che dice, che le mura si debbino fare in questo modo, cioè che per il traverso de la lor grossezza si mettino tavole di ulivo abbronzate molto spesse, accioche l’una facciata, et l’altra de le mura, quasi collegate con spranghe d’asse durino eterne. Uno cosi fatto muro, racconta Tucidide esser stato fatto da i Plateensi in loro defensione contro a quelli de la Morea; da quali, come da nimici erano assediati: conciosia che e’ mescolassino legnami con mattoni, et gli fermassino gagliardissimamente. Et Cesare afferma che ne la Francia, la maggior parte de le mura sono fatte in questa maniera: Rizzano travi per il lungo de la muraglia, et le incatenano insieme, lontane parimente l’una da l’altra, et con grandissimi sassi le riempiono, di maniera che l’una trave non tocchi l’altra; Et con ammassar [p. 88 modifica]ordini cosi fatti, forniscono una ragionevole altezza di mura. Questo cosi fatto lavoro non è brutto a vedere; et per difensione è molto forte; percioche le Pietre lo difendono da le arsioni, et il legname da li arieti. Queste si fatte mescolanze non sono molto approvate da alcuni; Percioche e’ dicono che la calcina, et il legname non convengono insieme lungo tempo; conciosia che il legname è consumato, et abbruciato, et da la salsedine, et da lo ardore de la calcina. Oltre a che se per sorte la muraglia rovinerà per batteria; dicono che e’ ti avverrà, essendo tutta la muraglia, come d’un pezzo, che scossa, la si commoverà, et sarà inclinata a rovinar tutta ad un tratto. Ma noi pensiamo che le mura, contro le ingiurie de colpi si fermino molto bene in questo modo: Faccinsi barbacani fuori del diritto de le mura, a guisa di triangolo, con uno angolo volto a nimici, discosto l’uno da l’altro sette braccia, et mezo, et poi da l’uno a l’altro tirinvisi archi in volta; Et i vani, che quivi come zane rimangono, si riempino di strame, et di terra, pillata con stagioni. Et di quì ti avverrà, che la forza de le macchine, et gli impetuosi colpi, saranno da la tenerezza del terreno ingannati, et le mura da la continovazione de la batteria, non si debiliteranno, se non quà, et là sparsamente; et quelle buche, che vi si faranno, si potranno riserrare in un subito. In Sicilia gioverà grandemente la abbondantia de le pomici a far quel che noi cerchiamo in questo luogo. In altri luoghi in cambio di pomice, et di terra non senza commodità si serviranno di tufi. Nè in si fatto lavoro ricuseremo il gesso. Finalmente se di queste cose, alcuna ne sarà per avventura, che sia posta a rincontro de li numidi venti Australi, o de vapori notturni, vestasi, et cuoprasi d’una scorza di Pietra. Et inanzi ad ogni altra cosa, ti gioverà grandemente, se tu farai che la ripa de fossi di fuori, stia a pendio, et che l’argine del fosso sia alquanto più alto che il resto del terreno: Percioche i colpi de li inimici non toccheranno le mura; ma passeranno di sopra. Et alcuni ci sono che credon che quel muro sia più che gli altri gagliardo contro le batterie, le linee del quale s’assomiglino a denti de le seghe. Lodo in Roma quelle mura che hanno nel mezo de l’altezza loro uno andito con certe bucoline in luoghi commodi, donde gli Arcieri possino offendere ascosamente il trascurato, et scorrente inimico. Et quelle Torri ancora, che ad ogni trentasette braccia, et mezo si congiungono a la muraglia, quasi come barbacani, risaltando tonde a lo in fuora; et avanzando con l’altezza loro, l’altra muraglia, accioche chi fra loro si volesse accostare a la muraglia, esponga alle saette il fianco disarmato, et vi rimanga morto. Percioche in questa guisa le mura da il fiancheggiare de le Torri, et l’una Torre da l’altra saranno difese. Da quella banda che le Torri sguardano verso la terra, fa che le sieno senza mura, et aperte, accioche se per aventura i nimici v’entrassero dentro, non vi stieno sicuri. Le cornici a le Torri, et a le mura oltre a che le arrecano ornamento, et stabilità con la loro legatura, proibiscono ancora: il salire da le postevi scale. Sono alcuni che per le mura, et vicino massimo a le Torri, vogliono che vi si lasci precipitii interposti; et gli fortificano con ponti di legno che in un subito si possono et alzare, et abbassare secondo il bisogno, et sono Utili, et buoni. Gli Antichi usarono da ciascun lato de le porte piantarvi due gran Torri gagliardissime per tutto, le quali come due braccia, facendo favore al seno, et a l’apertura de l’entrata, la defendevano. Ne le Torri non debbono essere alcune stanze in volta, ma impalcature d’asse, accioche ad un bisogno sien più facili a levarsi, o ad abbruciarli. Et i detti tavolati de le Torri non vogliono che sieno confitti con chiodi altrimenti, accioche vincendo il nimico, più facilmente si possino disfare. Coperture et stanzini non vi manchino, con le quali cose le sentinelle possino da le brinate del verno, et da simili ingiurie de tempi difendersi. Ne le merlature, che sportano in fuora, sianovi piombatoi, da quali si possino aventare a nimici et [p. 89 modifica]Pietre, et fuochi, et acqua ancora, se per aventura havessino attaccato fuoco a la Porta: et dicono che le Porte coperte di cuoio, et di ferro, si difendono dal fuoco. Et di loro sia detto a bastanza.