Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quinto – Cap. IV

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Libro quinto – Cap. IV

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De la commoda muraglia, sito, et forzificamento d’una Fortezza o in Piano, o in Monte, et del ricinto, piano, mura, fossi, ponti, et torri di essa.

cap. iv.


IO veggo che gli esercitati ne le cose de la militia dubitano in che modo e’ si può fare una Fortezza inespugnabile posta in Monte, o in Piano. Le colline veramente non sono in ogni luogo di maniera, che tu non le possa o assediare, o minare. Nè a piani ancora se saranno ben murati, vi ti potrai accostare senza pericolo. Io non disputo di queste cose. Percioche e’ bisogna che il tutto si accommodi secondo la opportunità de luoghi, di maniera che tutto quello, che noi dicemmo del collocare una Città, si osservi nel collocare le Fortezze. La Fortezza bisogna che habbia sopra ogni altra cosa strade diritte, et espedite, donde si possa scorrere addosso a nimici, a cittadini, et a suoi terrazzani, se per alcuna seditione, o perfidia bisognasse: Et che e’ si possa metter dentro aiuti et de suoi, et de forestieri liberamente, et per Terra, et per Fiume, Lago, o Mare. Sarà commodissimo quel disegno de la Fortezza, che come uno O tondo, si congiugnerà a tutte le mura de la Città, et le mura grandi si congiunghino con essa, come un C con corna piegate non la accerchiando intorno; o veramente quello dal quale si partino più raggi, come per andare a la circunferentia: et in questa maniera, quel che poco fa dicemmo, che bisognava, non saria la Fortezza nè dentro nè fuori de la Città. Et se alcuno volesse con brevità descrivere la Fortezza, non errerà forse a dire che ella sia la porta di dietro de la Città, affortificata da ogni banda gagliardissimamente. Ma sia ella come e’ si vogliono, o il capo principale, o pur la chiave de la [p. 104 modifica]muraglia, e’ bisogna che ella porga spavento, sia aspra, et rigida, perfidiosa, et inesugnabile, et quanto sarà più piccola, tanto più sicura: Percioche la piccola ha bisogno della fede di pochi, et la grande ha bisogno de l’officio di molti. Et come dice Euripide, e’ non fu mai moltitudine che non fusse piena di cattivi ingegni, et però in simile luogo sarà manco dubbiosa la fede ne pochi, che cattiva ne molti. Il ricinto de la Fortezza si debbe porre saldo, di Pietre grandi, con linea dal lato di fuori a scarpa, per la quale le scale, che vi fussino, poste, diventino deboli per l’havere a star troppo a pendio: Et accioche quello inimico, che accostatovisi si attacchasse a le mura, non possa schifare i sassi, che di sopra gli fussero aventati. Et accioche le cose, che da le macchine de nimici vi fussero gittate, non colpischino in piena, ma smuccino per il traverso. Il piano da lo lato di dentro per tutto sia lastricato di duoi, o tre suoli di larghissime Pietre, accioche chi vi è allo assedio, faccendovi forse sotto mine, o trincee, non vi possa entrare di nascoso. Il resto de la muraglia si debbe alzare altissima, saldissima, et grossissima, insino a li ultimi cornicioni; accioche possino gagliardamente rifutar l’impeto, et le cose tratte da le macchine, et per quanto noi possiamo, non vi si possa aggiugnere con scale, o equiparare con argini. Le altre cose si faccino non in altra guisa, che de le mura de le Città dicemmo. Potentissima ragione sarà veramente, nel difendere le mura o d’una Città, o d’una Fortezza, se tu harai cura, che il nimico sopra ogni altra cosa non ti si possa accostare senza suo pericolo. Et questo si farà si con fare i fossi larghi, et profondi, come ti dicemmo: si ancora con lasciare nascose sotto le balestriere (per dir cosi) ne la grossezza d’esso ricinto, stabilite fessure, da le quali mentre che il nimico si cuopre con lo scudo de le offensioni che gli vengono di sopra, possa esser ferito per fianco da quella parte che li resta scoperta. Questo modo di difesa è sopra tutto il principalissimo. Quinci pigliano occasione più sicura di ferire il nimico, danneggiando più dappresso, et raro traggono indarno al nimico, il qual non può difendere la sua corporatura per tutto. Et se la saetta passa senza offendere il primo nimico, riscontrerà ne l’altro, et talvolta ne ferirà uno, et duoi, et tre. Quelle cose, che di sopra si avventano, non si gettano senza pericolo; perche appena colgono uno, il quale le puo prevedere, et in poco di momento schifarle, et con ogni piccola rotella ributtarle. Se la Fortezza sarà su la Marina, vi si debbe ficcare attorno pali, et sassi, perche il guado non sia sicuro, et che le macchine da guerra di su le Navi non vi si possino accostare. Se ella sarà su la pianura, si debbe accerchiare d’una fossa d’acqua: ma accioche ella non vi si marcisca, faccendovi cattiva aria, si debbe cavar fino a tanto che si truovi l’acqua viva. Se ella sarà in monte, si cerchierà di precipitii, et dove ci sarà lecito, ci serviremo di tutte queste cose insieme. Ma da que’ luoghi, donde le batterie possino fare danno, vi si addirizzeranno mezi cerchi, o più tosto cantonate di mura acute come prue. Ne mi è nascoso che molti esercitati nelle cose da guerra dicono che le mura troppo alte, sono contro le batterie pericolose; conciosia che la loro rovina riempiendo i fossi, porge a nimici il cammino espeditissimo ne gli assalti. Questo non accaderà se si osservaranno quelle cose, che noi habbiamo dette di sopra. Io torno al primo ragionamento. Ne la Fortezza si debbe alzare un Turrione principale, saldissimo per tutto, et gagliardissimo, quanto ad ogni sorte di muraglia, et fortissimo per tutto, più alto che il resto de l’altra muraglia, difficile a lo andarvi, et che non habbia alcuna entrata, salvo che da uno ponte levatoio. I ponti levatoi son di due sorti, l’uno con alzarlo serra l’uscita, l’altro con il mandarlo fuori, et con tirarlo dentro, ce ne serviamo. Dove tirano i venti crudeli, ci serviamo di questo ultimo più accommodatamente. Quelle torri, che potranno tirare inverso questo Torrione, da quella parte, che esse lo sguardano, bisogna che sieno aperte, o murate di sottilissimo muro.