Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro sesto – Cap. XI

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro sesto – Cap. XI

../Libro sesto – Cap. X ../Libro sesto – Cap. XII IncludiIntestazione 17 novembre 2015 75% Da definire

Della architettura - Libro sesto – Cap. X Della architettura - Libro sesto – Cap. XII
[p. 150 modifica]

De le coperture de tetti, et de le volte, et de lastrichi scoperti, che cuoprono gli edificii.

cap. xi.


LE coperture ancora hanno le loro ricchezze, et bellezze de le impalcature, de le volte, et de pavimenti scoperti. Sono ancora hoggi nel portico di Agrippa impalcature con travi di bronzo, lunghe quaranta piedi, opera certo ne la quale non saprai di che più sia da maravigliarsi, o de la spesa, o de lo ingegno del maestro. Nel tempio di Diana Efesia, come altrove dicemmo, durò grandissimo tempo un palco di Cedro. Racconta Plinio che Saauce Re di Colchi, poi che egli hebbe vinto Sesostre Re di Egitto, hebbe travi d’oro, et d’argento. Veggonsi ancora alcuni Tempii coperti di tavole di marmo, come quelle, che dicono ch’erano grandissime nel Tempio di Hierosolima, et splendidissime, et di candore maraviglioso, talmente che chi di lontano risguardava quel tetto, gli pareva vedere una montagna di neve. Catulo fu il primo che in Roma messe d’oro i tegoli di bronzo di Campidoglio. Trovo oltra di [p. 151 modifica]questo che la Ritonda in Roma era coperta di piastre di rame adorate. Et Papa Honorio, quello (dico) al tempo del quale Maumetto ordinò a lo Egitto, et a la Libia nuova Religione, et nuovi sacrificii, coperse la Chiesa di San Pietro tutta di tavole di rame. La Germania risplende per i tegoli invetriati. In molti luoghi usiamo il piombo, opera certo atta a durare assai, et sopratutto ha del gratioso, et non è di grande spesa, ma e’ si arreca dietro queste incommodità, che se egli si mette in calcina per non potere respirare da lato di sotto, ribollendo quelle Pietre sopra le quali egli è posto, per il fervore del Sole, si strugge. Faccia questo a nostro proposito, del che possiamo fare esperienza: Se si mette un vaso di piombo a fuoco pieno d’acqua non si strugge, ma mettivi una pietruzza dentro subito, per esser tocco si liquefa et si fora. Oltra a che non essendo egli confitto, o sprangato per tutto, è facilmente consumato da venti. Oltre a questo ancora si consuma et si guasta presto da la salsedine de le calcine: ma si accommoderà meglio in su legname, se già tu non hai paura del fuoco, ma in questo luogo sono scommodissimi i chiodi, et massimo di ferro, conciosia che ribollono et s’infiammano più che le Pietre, et si consumano all’intorno di ruggine, et per questo sopra volte debbono essere le spranghe, et i perni di piombo, accioche col saldatoio di ferro rovente si fermino nelle piastre di piombo, bisogna che vi si faccia sotto un piano di cenere di salci, lavata, mescolata con terra bianca, i perni di rame manco si infiammano, et manco offendono con la ruggine. Il piombo imbrattandosi di sterco, si guasta, et però bisogna avertire che non vi sieno luoghi dove gli uccelli possino commodamente posarvisi, o se pure vi si hanno da ragunare uccellami, mettasi materia più serrata dove si ha a ragunare lo sterco. Dice Eusebio che in cima del tempio di Salamone erano state messe certe catene, da le quali spenzolavano quattrocento campanette di bronzo, per il fuoco de le quali gli uccelli si fuggivano. Ne tetti ancora si adornano i frontispicii, et le gronde, et le cantonate, mettendovisi palle, fiori, statue, carrette, et simili cose, de le quali membro per membro tratteremo a luogo loro. Al presente non ci soviene d’altre, che si aspetti a trattare de gli ornamenti in genere, se non che secondo l’opere si mettino in luoghi accommodati quelle cose, che più se gli confanno.