Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro sesto – Cap. X

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Libro sesto – Cap. X

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Del modo del segare i Marmi, et che rena sia perciò migliore: De la convenienza, et differentia del Musaico di rilievo, et del Musaico piano, et de lo stucco con che si hanno a mettere in opera.

cap. x.


MA ne le corteccie commesse, o attaccate d’intavolature, o pulite, o disfondati, si usa in tutte il medesimo modo. E’ cosa certo maravigliosa raccontare la diligentia, che gli Antichi usarono nel segare le tavole di marmo, et nel pulire. Io veramente ho vedute tavole di marmo lunghe più di tre, braccia, larghe un braccio et mezzo, ma grosse apena mezo dito, et congiunte insieme con una linea piegata a guisa d’una onda, accioche i riguardanti rimanessino più facilmente ingannati nel non si accorgere de la commettitura. Dice Plinio che gli Antichi lodarono assai per segare marmi, la rena di Etiopia, et che quella d’ India se li avicinava, ma più morbida essere la Egitia, et finalmente migliore de le nostre, pur dicono che in un certo guado del Mare l’Adriaco ne fu trovata una, che gli Antichi se ne servirono. Noi di su liti di Pozzuolo caviamo una sorte di rena, non però disutile per si fatti lavori: la rena cantoluta presa di qual si voglia torrente è utile, ma quanto ella è più grossa, tento fa le fegature più larghe, et rode più forte, et quanto ella và più leggiermente seccando, tanto più s’avvicina al pulimento. Il pulimento comincia da le ultime scalpellature, et finisce più tosto seccando che rodendo. Lodano nel pulire, et stroppiciare i marmi assai quella di Tebe, lodano ancora le Pietre da orrotare, et lo smeriglio che è una spetie di Pietra, la polvere de la quale è perciò eccellentissima. La pomice ancora per dare gli ultimi pulimenti è molto utile: la stiuma de lo stagno arso, et la biaccia abbrucciata, et più di tutti il gesso di Tripoli, et simili, pur che si pestino sottilissimamente in più minuta polvere che non son gli atomi, ma mordaci, sono utilissimi. Per fermare le tavole, se le saranno grosse, ficchinsi ne le mura o perni di ferro, o spranghe di marmo, ch’eschino fuori del muro, a le quali si accomandino le nude tavole. Ma se le tavole saranno sottili, dopo lo arricciato, in cambio di calcina torrai cera, pece, ragia, mastico, et una quantità di qual si voglia gomma liquefatta cosi insieme a la mescolata, et scalda a poco a poco la tavola, accioche per a troppa forza del fuoco, se per aventura le ne dessi a uno tratto, non venga a scopiare. Nel fermare le tavole sarà cosa lodata se da la commettitura, et ordine loro, ne nascerà una veduta gratiosa: debbonsi accommodare le machine a e machine, i colori a colori, et le cose simili a le simili, di modo che l’una renda l’altra gratiosa. Mi piace molto lo accorgimento de gli Antichi che facevano quelle cose che dovevano stare più vicine a gli occhi, nitidissime, et oltra modo pulite, et ne le altre, che havevano a stare lontane, et suso ad alto, non duravano tanta fatica, anzi le mettevano non che altro in alcuni luoghi, senza pulirle, dovendo essere a gran pena guardate da ricercatori curiosissimi. Il Musaico di rilievo, et quello che si fa piano, [p. 150 modifica]convengono in questo, che in amenduni imitiamo la pittura con varii colori di pietre, di vetri, et di nicchi, con un certo accommodato componimento. Nerone dicono che fu il primo, che facesse segare i nicchi de le perle, et mescolarli nel Musaico. Ma in questo fon differenti l’un da l’altro, che nel Musaico di rilievo mettiamo pezzi di Pietre maggiori, che noi possìamo, ma nel Musaico piano non si mettono pezzi quadri maggiori che si sia una fava. Et quanto e’ sono più minuti pezzuoli, tanto più rendono lo splendore scintillante, riverberando quelle faccie i presi lumi in varie parti. Sono ancora in questo differenti, che ne lo attaccare quelle, è più utile lo stucco, che si fa di gomme: Et a queste in piano è più utile la calcina, che vi sia mescolato trevertino pesto come polvere. Sono alcuni, che al Musaico piano, vogliono che si bagni la calcina più et più volte con acqua bollita, accioche lasciata quella salsedine sia più morvida, et più pastosa. Io veggo che ne l’opere del Musaico di rilievo, sono state pulite a la ruota Pietre durissime. Nel Musaico piano s’appicca l’oro al vetro con calcina di piombo, la quale diventa più liquida, che qual si voglia vetro. Tutto quello che noi habbiam detto de li intonichi, o corteccie, fa quasi a proposito de pavimenti, de quali habbiam promesso di trattare, salvo però che ne pavimenti non si fanno si belle pitture, nè si belli Musaici, se già tu non vuoi che si chiami pittura il fare uno smalto di varii colori, et con ordine distinguerlo in spatii determinati fra marmo et marmo ad imitatione di pittura. Fassì di terra cotta, di mattoni cotti, di pietra, et di stiuma di ferro, et tale smalto quando è asciutto, bisogna che si schiumi: il che si sa in questo modo: habbi una Pietra viva, o più tosto un piombo di cinque pesi, c’habbia la faccia spianata, et con funi da l’una testa et da l’altra si tiri innanzi, et indietro tanto, et tanto per il pavimento, gettandovi sopra rena grossa, et acqua, che quasi radendo il pavimento lo pulisca grandemente, et non si pulirà se le linee, et i canti de li intavolati non saranno uguali, et conformi: se sarà unto, et malfido con olio di lino, farà una pelle come un vetro, et è molto commodo ugnerlo con morchia, et con acqua ancora ne la quale sia stata spenta calcina, gioverà assai se tu lo bagnerai più, et più volte. In tutte queste cose che noi habbiamo racconte, si ha da fuggire, che in un medesimo luogo non sia troppo spesso un medesimo colore, nè troppo spesse le medesime forme, nè messe insieme troppo a caso. Fuggasi ancora che le commettiture non sieno troppo aperte. Tutte le cose adunque si faranno, et si metteranno insieme con gran diligentia, accioche tutte le parti d’un tal lavoro mostrino d’esser finite ugualmente.