Della congiura di Catilina/V

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[p. 9 modifica]Lucio Catilina, di nobil prosapia, d’animo e di corpo fortissimo, ma di malefica e prava indole, fin dai primi suoi anni le intestine guerre, le rapine, le stragi, e la civil discordia anelando, fra esse cresceva. Digiuni, veglie, rigor di stagioni, oltre ogni credere sopportava; di audace ingannevole e versatile ingegno; d’ogni finzione e dissimulazione maestro: cupido dell’altrui; prodigo del suo; nei desiderj bollente; e più eloquente assai che assennato. Sempre nella vasta sua mente smoderate cose rivolgea, inverisimili, troppo sublimi. Costui, dopo la tirannide di Silla, invaso da sfrenatissima voglia di soggettarsi la Repubblica, buono stimava ogni mezzo, purchè procacciasse a se regno. Vieppiù ogni dì inferocivasi quell’animo, da povertà travagliato e dalla coscienza de’ proprj delitti; figlie in lui l’una e l’altra delle su mentovate dissolutezze. Lo incitavano inoltre i corrotti costumi di Roma, cui due pessime e contrarie pesti affliggevano; lusso, e avarizia. Ma, poichè dei costumi ho toccato, opportuno parmi, ripigliando più addietro, brevemente discorrere gli usi con cui ed in casa e nel campo i maggiori nostri governavano la Repubblica; quanta dopo lor rimanevasi; e come a poco a poco cangiatasi, di felicissima ed ottima, divenisse pessima e scelleratissima.