Della congiura di Catilina/XXVII

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[p. 19 modifica]A Fiesole e in quella parte d’Etruria rimanda egli dunque Cajo Manlio, un Settimo Camerte ne’ Piceni, Cajo Giulio nella Puglia, ed altri altrove, secondo che adatti li reputa. Egli macchina in Roma frattanto; al Console aguati, alla città incendj prepara; d’armati circonda i luoghi opportuni; s’arma egli stesso; e giorno e notte all’altrui disciplina vegliando, non mai per vigilie nè per fatiche si stanca. Ma di attività cotanta non raccogliendo egli alcun frutto, da Marco Porzio Lecca riadunare fa i capi della congiura a notte inoltrata. Quivi della loro dappocaggine molto dolutosi, dice aver egli avviato nella Etruria Manlio verso la gente all’armi già destinatavi, ed altri altrove, affinchè le ostilità cominciassero: e sospirare egli stesso di raggiunger gli armati, oppresso appena quel Cicerone, che a’ suoi disegni era l’ostacol maggiore.