Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XXV

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XXV. In che stia la ferma pace del cuore, e ’l vero profitto.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XXV. In che stia la ferma pace del cuore, e ’l vero profitto.
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CAPO XXV.


In che stia la ferma pace del cuore, e ’l vero profitto.


1. Figliuolo, io già ho dette queste parole: Io vi lascio la pace, io dò a voi la mia pace: non quale la dà il mondo, cotale io la dò a voi. Tutti vogliono pace, ma non tutti si provvegono di que’ mezzi, che ci recano a vera pace. La mia pace è con gli umili e mansueti di cuore: la pace tu avrai nella molta pazienza. Se tu ascolterai me, e farai quello che io ti dico, potrai godere di molta pace.

2. Or che dovrò io fare?

3. In ogni atto attendi a te stesso, a quello che tu fai, e dici; e tutto il tuo intendimento indirizza a questo di piacere a me solo, e fuori di me niente desiderar, nè cercare. Ma e degli altrui detti o fatti non correre a far giudizio; nè t’intrametti di quelle cose, che a te non furono raccomandate; e sì potrà essere, che tu poco, o di rado ti turbi. Il non [p. 180 modifica]sentir poi turbamento nessuno mai, nè patir molestia di cuore, o di corpo, non è cosa da questa vita, anzi è lo stato dell’eterno riposo. Non pensar dunque d’aver trovata la vera pace, se tu non senta gravezza mai, nè questo esser tutto il tuo bene, che da nessuno tu soffra contraddizioni; nè in ciò credi esser posta la perfezione, se tutte le cose t’avvengano a tuo piacere. Anzi nè pur volerti reputare gran fatto, nè perciò crederti amato singolarmente, che tu senta gran divozione, e dolcezza; poichè a questo non si conosce il vero amatore della virtù; nè sta in questo il profitto, e la perfezione dell’uomo.

4. In che sta dunque, o Signore?

5. Nell’offerire di tutto cuore te stesso al divino volere, nel non procacciare le cose tue proprie nè in poco, nè in molto, nè in questo tempo, nè nell’eternità: di modo che con uno stesso viso tu perseveri a rendermi grazie e nelle prosperità, e ne’ disastri; tutte le cose pesando con giusta bilancia. Se tu sii nella speranza così forte e longanime, che ritoltati la interna consolazione, tu [p. 181 modifica]apparecchi il tuo cuore a patir cose più gravi; nè faccia richiami, quasi come non meritassi di sostenerne di tali, nè tante; anzi in tutte le cose per me ordinate mi confessi giusto, e per santo mi lodi: tu allora cammini nella vera e diritta via della pace, e potrai stare a sicura speranza, che tu sii per veder di nuovo in giubilo la faccia mia. Che se tu arrivi al pieno disprezzo di te medesimo; sappi che allora godrai di tutta la pace possibile a godersi in questo tuo esiglio.