Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XXXIX

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XXXIX. Che l’uomo non sia affannoso nelle faccende.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XXXIX. Che l’uomo non sia affannoso nelle faccende.
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CAPO XXXIX.


Che l’uomo non sia affannoso nelle faccende.


1. Figliuolo, rimetti sempre in me la tua causa; io acconcerò a suo tempo opportunamente ogni cosa. aspetta la mia ordinazione, e te ne sentirai giovamento.

2. Signore, assai di buon grado io commetto ogni mia cosa a te; essendo che piccolo frutto mi potrebbe portare qualunque pena me ne dessi io. Ed oh! fosse pure, che troppo io non mi travagliassi de’ casi che sono a venire, anzi senza indugio, a fare il tuo beneplacito mi disponessi!

3. Figliuolo, spesso l’uomo è forte affannato d’alcuna cosa, ch’egli desidera; ma poi come l’abbia avuta, ed egli ne giudica tutto altramenti; perocchè i desiderj d’una medesima cosa non sono durevoli; anzi d’una in altra ne spingono. Egli non è dunque piccola cosa, pur nelle piccole cose lasciare te stesso.

4. Il vero profitto dell’uomo sta [p. 212 modifica]nell’annegazione di se medesimo; e qualunque ciò fa, egli è assai franco e sicuro. Ma l’antico avversario, che a tutti i buoni contrasta, non ristà dal tentare; ma giorno e notte fabbrica di gravi insidie, s’egli per avventura potesse alcuno incauto trarre nel suo trabocchetto. Vegliate in preghiere, dice il Signore, acciocchè non incappiate nella tentazione.