Della moneta/Libro II/Introduzione

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Libro II Libro II - Capo I
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INTRODUZIONE

Tra i gravi e sensibili mali, che i poeti e gli altri eloquenti scrittori hanno arrecati agli uomini, gravissimo è stato senza dubbio quello d’aver falsificate e guaste le idee della nostra mente, distaccandosi da quelle della moltitudine, le quali, perché dalla natura sono prodotte, hanno per ordinario in sé giustizia e veritá. Essi sono stati coloro, che lo stato infelicissimo di natura «secolo d’oro» denominarono; e, quasi l’esser l’uomo simile in tutto ai bruti fosse il punto della sua perfezione, tutti gli ordini della civile societá, che dalla vita ferina e dalle naturali perverse inclinazioni alla maleficenza, crudeltá, odio, invidia e rapacitá ci ritraggono, quasi corruttele d’una ideata innocenza e semplicitá, hanno, non so perché, biasimate. Essi sono quelli, che dell’argento e dell’oro, ch’e’ non aveano, si fecero imprima veementissimi disprezzatori; e forse che cosí credettero vendicarsi di quelle ricchezze, che non potettero né meritavano guadagnare. E, perché le loro composizioni sono ripiene d’ogni ornamento d’eloquenza e da ognuno lette ed apprese, n’è nato che in ogni secolo anche gli stessi savi conformemente alle parole de’ poeti hanno parlato. Ma non han potuto queste parole influire sulle operazioni delle nazioni, essendo per esperienza conosciuto che gli uomini operano per lo piú secondo che la natura, rischiaratrice del vero, ispira loro che si debba vivere; e sieguono poi tranquillamente a ripetere quelle sentenze, che altri eloquentemente ha dette ed essi hanno mandate a memoria, sia che alla condotta della loro vita si accordino, o che ne discordino grandemente. Perciò la moneta, [p. 78 modifica] che tutti biasimano come origine d’ogni colpa e fomentatrice delle cattive inclinazioni, si siegue senza interrompimento ad amare; e cosí per tutti i secoli si seguirá. Ma io, che non sono avvezzo ad essere ammiratore e seguace delle opinioni di pochi, e credo che il distaccarsi da’ piú non sia sempre il sicuro cammino alla veritá, ho voluto riguardare se la moneta sia veramente una dannosa introduzione, o anzi una perfezione degli ordini della societá civile, che a ben vivere ci conducesse; e, meditando, ho trovato che ella è grande ed utilissima invenzione, e tale, che, non dovendosi i sommi beni ad opera umana attribuire, noi dobbiamo di lei, non altrimenti che del vitto facciamo, rendere umilissime grazie alla divinitá. Al qual conoscimento come io sia pervenuto, piacemi dichiarare in questo capo; ed in tutto il presente libro dell’utilitá e comoditá della moneta andrò ragionando.