<dc:title> Della superstitiosa noce di Benevento </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Pietro Piperno</dc:creator><dc:date>1640</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Piperno - Della superstitiosa noce di Benevento.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Della_superstitiosa_noce_di_Benevento/Al_signor_Gio._Camillo_Bilotta&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20171201203609</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Della_superstitiosa_noce_di_Benevento/Al_signor_Gio._Camillo_Bilotta&oldid=-20171201203609
Della superstitiosa noce di Benevento - Al signor Gio. Camillo Bilotta Pietro Piperno1640Piperno - Della superstitiosa noce di Benevento.djvu
AL MOLTO ILLUSTRE
Signor mio Padron Osservandissimo,
IL SIGNOR
GIO. CAMILLO
BILOTTA.
Ublicandosi di nuovo il mio Trattato della Superstitiosa Noce, che in questa Città ne’ secoli passati si teneva; in molte parti migliorato; et notabilmente aumentato; stimarei mio mancamento; se ad altri che à V.S. il consecrassi; Imperoche come è noto al Mondo la sua antichissima, e nobilissima Casa con il fine della maledetta Noce; hebbe i[p. viiimodifica]suoi gloriosi principij circa mille anni sono insieme con la parimente antichiss. e nobiliss. famiglia Vipera, come nel discorso dell’opera pienamente vedrassi; et però havendo io gli anni à dietro dedicato il Trattato Latino intorno à questa stessa materia à Monsignor Traiano della Vipera Archidiacono di questa Città; Vengo hora debitamente ad honorar questo col degnissimo nome di V. S. assecurandomi che sicome per la sua gentilezza gradirà questo picciolo dono, et si compiacerà di vedere quì registrate alcune cose venute à mia notitia de suoi Illustri antenati, benche per la grande antichità della famiglia, le migliori forsi se ne stanno (per mancamento de Archivij che in que [p. ixmodifica]tempi non giongono) nell’oblivione sepolte, così anche goderà per la sua somma pietà ch’io dichi; questa gratia di essersi mantenuta la sua Casa per lo spatio di dieci secoli in una stessa patria con continuatione di non piccolo splendore (il che non così facilmente in altre si ritrova) doversi attribuire alla cristiana bontà di que primi suoi antenati, quali come dee piamente credersi; dovettero non solo segnalare la gratia da Dio concessagli della superstitiosa Idolatria levata nella lor patria con l’inalberare per arme il già disfatto Idolo dell’Amphisibena; ma anche essere i primi à retirarsi da quello errore. Et con la loro autorità agiutar non poco la conversione universale della Città; e[p. xmodifica]però forsi la Maestà Divina li secondò di cosi lunga, e generosa prole. Onde spero serà la famiglia di V.S. per mantenersi mentre durerà il Mondo, con accrescimento sempre di nuovi splendori, e grandezze, come io ne prego N.S. Iddio. In Benevento à 3. di Agosto 1639.