Delle strade ferrate e della loro futura influenza in Europa/Al lettore benevolo

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Delle strade ferrate e della loro futura influenza in Europa Sezione prima
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AL LETTORE BENEVOLO


L’incivilimento, che nell’esordio della vita di un popolo suole esser lento, giunto poi ad un dato stadio, accresce il proprio moto, in progression geometrica, si propaga e si moltiplica colle generazioni.

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II

Ciò accade appunto ai dì nostri, in cui una bella luce illuminando l’orizzonte morale dei popoli, pare dir loro: - Osate e faticate; il lavoro vi prepara la ricchezza, questa i piacer progressivi; la gloria non è premio soltanto al valore dell’armi: l’onore ha mille porte che il lavoro può aprire, e la probità sa conservarne il possesso; la lode delle azioni benefiche ha messaggieri veloci che la spandono nell’universo, e ne raccolgono la gratitudine dei confratelli. Osate e faticate.-

Lo spirito umano, preparato dall’azione del tempo, invigorito da lunghi anni di pace, protetto [p. iii modifica]dall'autorità delle scienze, prese un ardito slancio, che infrange ogni freno, spinge l’ardor degli uomini verso innumerevoli mete, ed opera singolari portenti. Il maggior lavoro, aprendo più splendidi tesori, fece dell’industria un culto, osservato non meno dalla rozza inclinazion dell’artigiano, che dal dotto pensiere del cittadino, il quale più abile, perché più istruito, perfezionò i meccanismi, creò materie ai piaceri più squisiti, vinse colla forza del genio le difficoltà del clima e del suolo, ed innalzò un altare alla moda ed al lusso per farli servire di incoraggiamento all’industria, di premio al lavoro. [p. iv modifica]La cresciuta quantità di materie manifatte ingenerò il desiderio d’un più attivo commercio, e qui l’opera meccanica e morale del trafficante non fu avara de’ suoi soccorsi. Il commercio spiegò un’intelligenza non mai conosciuta, un coraggio più smisurato che credibile, il quale venne invigorito dalla sapienza dei dotti, e dal patrocinio dei governi, con utili trattati che ne assicurarono l’esercizio, e con mille invenzioni che lo resero facile e pronto: fra queste comparvero le strade di ferro.

L’Inghilterra fu la prima ad usarne; l’America settentrionale fu la prima a stabilirne delle grandi linee [p. v modifica]a traverso il vasto continente, e perfino nell’interno degli stessi fabbricati 1, tanta è la persuasione di quei popoli intorno all’utilità delle nuove vie; ma le altre nazioni o si limitarono allo stabilimento di brevi linee, o spaventate dalle discordi opinioni, abbandonarono all’azione del tempo l’importante giudizio della questione; e mentre il Francese spera scoprir la verità fra le discussioni parlamentarie, e l’Inglese crede trovarla negli [p. vi modifica]esperimenti, l’Italiano, il Tedesco, lo Spagnuolo ed il Russo tengon dietro alle prime, e meditano sui secondi.

Intanto il ministro ed il tribuno, l’economista ed il gazzettiere, l’ingegnere ed il meccanico pubblicano i loro pensieri, le loro scoperte, ed i calcoli loro; lo speculatore, il trafficante, ed i produttori, smaniosi di veder avverato il nuovo sistema stradale, si rallegrano alla voce di Roberto Peel 2 e di Stefenson, dubitano alle parole di Dupin 3 e di [p. vii modifica]Pillet Will4; ma l’esposizione dei fatti pubblicati da Michel Chevalier 5 li rinfranca, e rende probabile l’effettuazione dei loro desiderj. I popoli agitati dall’incertezza si rizzano sulla punta de’ piedi e guardano con avida attenzione l’occidente, in cui la speranza di veder stabilite le vie ferrate ancor non tramonta.

La disparità delle opinioni, per cui riman dubbia l’utilità delle nuove vie, m’incitò allo studio di tal importante questione. Con questo intento giudicai essere utile la conoscenza dei fatti [p. viii modifica]generali, da cui dipendono le azioni dei tempi presenti, mi feci a considerare le relazioni economiche e politiche internazionali, e le origini dell’attuale prospera od infelice fortuna degli stati d’Europa; finalmente tentai di conoscere quale potrà essere il loro avvenire sia coll’attuale sistema di comunicazione, sia con quello delle strade ferrate.

In questa congerie di fatti e d’induzioni cercai gli effetti, che per avventura produr potrebbe la nuova viabilità, e mi lusingai che dalla conoscenza degli effetti mi fosse concesso giudicare dell’utilità della causa.

Non ignoro che molte esimie opere [p. ix modifica]sulle strade ferrate istruirono i popoli circa i migliori metodi di eseguirle, e molti giornali periodici accennarono i vantaggi ch’esse potrebbero per avventura suscitare a pro delle nazioni che le formassero; onde che non presumo che le idee esposte in questo mio scritto abbiano tutte il pregio della novità; solo mi lusingo di aver con qualche maggiore estensione fatta conoscere l’influenza commerciale, industriale e politica, che un generale sistema di strade ferrate potrebbe esercitare tanto sulla massa collettiva, quanto sull’individualità delle nazioni d’Europa.

Nel che fare, se la scarsa mia [p. x modifica]mente non seppe intieramente esaurire la materia e svolgerla con quella finezza d’intendimento che pur richiede l’importanza dell’argomento, parmi però di avere notate alcune singolarità non indegne della meditazione del pubblico, a cui questo debole scritto, forse con soverchia arroganza, ma certo con retto fine, confidentemente consacro.

Torino, dicembre 1837.

Note

  1. A Filadelfia nella prigione penitenziaria trovasi una via in ferro posta lungo un corritojo pel trasporto delle razioni somministrate ai prigionieri. A Petersburg (America del nord) in una manifattura di tabacco venne pure costrutta una via in ferro pel servizio della manifattura.
  2. Discorso da lui detto nell’assemblea di Tamworth.
  3. Discorso da lui detto nell’adunanza del parlamento francese delli 21 aprile 1836.
  4. La sua sublime opera sulla canalizzazione e le strade in ferro.
  5. Lettere dottissime sull’America del nord.