Diario durante l'occupazione austriaca del 1917-18 a Tesis/3

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Capitolo terzo

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1 aprile

Aprile! Ti amavo tanto, dolce mese: ma stavolta non mi sorridi, nè pascoli i miei sogni. È sì triste la vita! Oggi piovve: buona è la pioggia per i campi e sopportai quindi con pace, sebbene aumentasse la mia malinconia. Ieri ho passato il pomeriggio a far mille disegni fantastici con Miutta, ma oggi mi sono messa a cucire fino a tardi. Stassera la zia portò la nuova (nera come al solito) che vengono a requisire le mucche, ed è assai agitata.

Pensa a come dovremo vivere questa estate senza alcun condimento di sorta: lardo no, olio no, burro no! E allora? Si dispera per noi giovani che patiremo la fame! Buona e cara zia! Ecco un altro rimorso: io le procuro solo fastidi e preoccupazioni. Non penso che morirò di fame, oh no, ho troppa viva fede in Dio, ma penso che se non fossi qua gli altri mangerebbero di più. Quale tormento! Dio mio, Dio mio, non abbandonatemi! Vedete la nostra miseria e se vostro volere è che patiamo ... fiat! Sovveniteci con la Vostra grazia.

2 aprile

È proprio vero: requisiscono le mucche. Stavolta sono diciotto, ma il parroco mi disse che entro giugno le prendono tutte. Noi ne abbiamo data una e domani lo zio dovrà condurla a Maniago. Forse la pagheranno, forse .... Il Comando invia dieci quintali di patate per semina ed ha il coraggio di metterlo a quattro corone il chilo! ...

Ladri, assassini che non sono altro! Prima le hanno rubate, ed ora vogliono che le paghiamo a tal prezzo! E la biada nostra a cento e più corone il quintale! Infami! Fanno proprio perdere la calma! Ho cominciato a fare scuola a tutte e tre le classi e sono contenta. I piccoli di prima costituiscono proprio il mio passatempo: cara e benedetta infanzia, pura e innocente come cosa celeste. Come l’amo questa benedetta età, la più pura e più rallegrante della vita umana.

3 aprile

Le mucche sono partite, ma i proprietari sono ancora furiosi. Sentirli, mio Dio, è raccapricciante e disgustoso! Sentirli imprecare alla Provvidenza, al Cielo che pur pregarono fiduciosi ieri. Oh, quanto siamo stolti che non sappiamo inchinarci, umiliarci dinanzi alla mano che ne colpisce per il nostro bene! Io sì, io sì, o Signore voglio abbassare la mia superbia e gridare "Fiat voluntas tua!"

4 aprile

Vacanza! Non feci nulla di completo. La mattina ebbimo gran lavoro, io e zia a nascondere oggetti di vestiario nella tema che il Comando venga a requisire tutte le lane, come già minacciò di fare. Nel pomeriggio ho un po’ cucito e un po’ ricamato; poco dell’uno e dell’altro lavoro, perchè non mi sentivo bene. Stassera siamo state come al solito a fare progetti e commenti sulle disposizioni austroungariche. Al diavolo loro e la loro tessera che fa ammattire.

5 aprile

E sono finiti cinque mesi di prigionia! Passa il tempo, sebbene sembri eterno. E attendiamo sempre la liberazione, l’attendiamo ogni dì con ansia rinnovata, pronti ad accogliere con giubilo il più piccolo avviso, ma ... Oggi il Comando ha chiesto la nota dei danni subiti nell’invasione: dice che pagherà ... in tal meis di mai sì! Ho lavorato assai a scuola e sono soddisfatta: il lavoro è vita.

6 aprile

Il nonno sta male, povero vecchio! Ha cominciato mercoledì a lagnarsi di forti dolori alla vescica. In seguito gli sono cessati, ma non potè mai urinare fino ad oggi. Iersera il parroco venne a confessarlo; stamane gli portò il Viatico per la Pasqua. Certo è l’ultima per lui. Temo non durerà molto, e non sarebbe una disgrazia la sua morte, specie ora che non si ha nulla per sostentarlo. È un guaio l’ammalarsi. Anche Miutta risente i soliti primaverili effetti dell’anemia, e non c’è nessuna medicina!

Stassera il parroco, venuto a prendere notizie del nonno, mi avvertì che giunsero richieste di mie notizie. Le domande furono trasmesse una dalla Croce Rossa di Roma, una dall’Unione Emigranti: entrambe in data 27 febbraio, non portano indirizzo del mittente. Sarà il babbo? o la mamma? o Pietro? Non si può saperlo. Bisogna m’accontenti di sapere che è uno, anzi due di loro, e che fino a quell’epoca stavano bene.

Il parroco diede le indicazioni dovute al gendarme richiedente, sicchè per i primi di maggio avranno finalmente mie notizie. È sempre ora! Rifioriscono vive speranze che gli italiani vengano a liberarci e che sia prossima la pace. Fosse vero! Corrono mille voci contraddittorie, tutte lusinghiere: tutte chiacchiere, in fondo, buone solo a tener desta la speranza e a rinvigorire gli animi.

7 aprile

Siamo state a Vivaro io e Miutta oggi: abbiamo fatto una piacevole passeggiata malgrado il tempo che prometteva la pioggia (difatti è venuta stassera) e malgrado l’abbigliamento non certo adatto. Eravamo con gli zoccoli, figurarsi! Se m’avessero visto le mie compagne di studio! Hanno fatto le alte meraviglie anche i tedeschi: "Oh, la professora in scarpe de `boia’ " dicevano "Ah, la guère, c’est la guère". A Vivaro abbiamo trovato delle vecchie conoscenze; Menica, sua nipote Vittoria, Luigia Tommasini; tutte creature simpatiche.

Peccato che i discorsi sian sempre quelli e tutti poco allegri; ahimè! La vecchia Menica si dà tuttavia coraggio e, come al solito, rincuora tutti con le sue cavatine piene di spirito. Causa le chiacchiere, siamo arrivate a casa un po’ tardi, verso le sei. Feci solo in tempo a recarmi da Maria di Nicola a prendere le uova ed ella mi intrattenne una buona ora, anche perchè aveva incominciato a piovere. Com’è affabile e semplice! Non credevo fosse così cara la sua compagnia!

8 aprile

Il nonno si è sollevato perchè ha potuto urinare, ma va perdendo sempre più le forze. Vuole scendere dal letto, ma le gambe non lo sorreggono e cade: sicchè bisogna ci sia sempre qualcuno ad assisterlo. La zia poveretta ha vegliato buona parte della notte e temo che nelle venture dovrà vegliare ancora più. Stassera è venuto il parroco a trovarlo; poi s’è fermato un po’ con noi a discorrere. È assai inquieto perchè s’è accorto che c’è gente che va a prendere la biada da lui (quella riservata ai poverissimi) e invece ne ha ancora a casa.

Bisogna pensare che il Comandante non ne provvede più, andare a cercarla non si può e la riserva è costituita da 150 chili di farina! Il parroco non può dare che trecento grammi in settimana! Ed ha ben ragione di inquietarsi se vanno a chiedere quelli che ne hanno; egli dice "Allora a chi non ha nulla non posso darne, e devo lasciarli morire?" È abbastanza cosa grave mi sembra! Pover’uomo, mi fa anche compassione vederlo sì pressato da tante cose! E ancora lo maltrattano; oh, mondo, mondo ingrato ed egoista!

9 aprile

Non portiamo più burro al Comando poichè non ne abbiamo neanche per noi. Abbiamo comperato un po’ di pecora per utilizzarne anche il grasso, oltre alla carne, e condire il radicchio alla sera. Il parroco ha promesso alla zia la tessera di frumento, in cambio di granturco, cosicchè anche per Miutta è provvisto il pane fino a maggio e per noi la pasta.

Se sapessero i nostri cari lontani che non ci manca nulla! Intanto i piselli sono nati, le patate sono in germinazione e lo zio oggi fu ad erpicarle: per la metà di giugno saranno abbastanza grosse da mangiare. Poi Maria ha seminato fagioli rampicanti, nel pomeriggio. Quindi ... nessun pensiero per la fame e sia lodato il Cielo!

10 aprile

Sette mesi che non vedo Pietro! E se ne dovessero passare altri sette? Iersera m’han profetizzato la pace per novembre la più lontana. Se fosse vero! ... Il nonno va mancando ... Ora ha perduto le forze del tutto; non si muove affatto, non mangia nulla. La zia dice che durerà ancora pochi giorni.

11 aprile

Dall’alba il cannone tuona incessantemente. I tedeschi hanno cominciato un’offensiva sul fronte italiano. Che sarà dei nostri? Gesù mio, proteggili per pietà! Chissà quando ne sapremo qualche cosa. Soltanto a mezzo la Croce Rossa si possono avere notizie e bisognerebbe andare a Udine. Il parroco, venuto a dare l’Estrema Unzione al nonno, mi ha detto ch’egli potrebbe andare in Italia quando volesse.

L’Austria concede il passaporto, ma solo agli ecclesiastici; i civili devono ricevere le carte dall’Italia se vogliono partire. Infatti una signorina da Basaldella ha ricevuto uno scritto da suo fratello che l’avvertì di tenersi pronta al viaggio perchè egli ha già inoltrato le pratiche necessarie al Ministero dell’Interno. Che Dio mandi l’ispirazione alla mamma! Altrimenti non si può sperare di uscire di qua.

12 aprile

Il nonno è morto stamane alle quattro! Povero vecchio, è stato esaudito dal Signore poichè l’ha chiamato a sè prima che conoscesse la fame, il cui spettro si presenta orribile davanti a noi! È morto, direi quasi, all’improvviso, poichè non ebbe che una brevissima agonia. Fu una morte nient’affatto impressionante, a cui assistetti commossa: la morte del giusto. È ben vero: chi giustamente vive santamente muore, ed ho pregato il Cielo di accordarmi una fine sì bella, sì rassegnata, sì contenta!

La giornata fu naturalmente melanconica. Durante la mattinata e nel pomeriggio vennero vari paesani a visitare il nonno, com’è l’usanza; così si fermavano a discorrere tra loro delle eterne dolorose questioni che più si analizzano più impensieriscono e ... infastidiscono. Stassera andai dal parroco ad ordinare la Messa: egli non c’era e mi fermai a discorrere un poco con la serva. Il prete venne in persona stassera dopo cena e benedisse per l’ultima volta il nonno nella sua stanza. Sono stati poi quelli di Fratta a recitare un rosario per il defunto, poi non finivano più di chiacchierare. Sono così stanca! Vado subito a letto.

13 aprile

Un funerale misero, proprio senza nessuna pompa, come desiderava lui, povero nonno! I tedeschi hanno rubato tutti i grossi ceri, moltissime candele, sicchè non abbiamo che pochissimi candelabri per la Chiesa. Dopo il funerale fui un poco a scuola, ma solo per dare le lezioni: è una giornata tanto melanconica! Le funzioni funebri sono sì tristi e fanno riflettere, riflettere assai sulla vanità della vita mondana. Diceva il povero nonno la vigilia della morte: "La maggioranza degli uomini ammattisce dietro la roba del mondo, non pensa che a lavorare per la vita, per crearsi l’agiatezza. Quanto s’inganna! Calma, calma ci vuole e, soprattutto, tenersi stretti al Signore!"

14 aprile

Il tempo è in rotta e non si ristabilirà così presto, credo. Oggi piovve tutto il dì, sicchè andai alle funzioni, ma non indossai abiti festivi. Nel pomeriggio Miutta andò da una sua amica e stette fuori fino a sera. Io rimasi con la zia e l’aiutai a far da cena. Oh, una cena modesta poichè a mezzogiorno s’è pranzato bene. Facemmo lo "zuf", cioè farina gialla cotta nel latte. Mia cugina, tornata or ora, mi ha raccontato parecchie nuove strabilianti proprio, ma tristi assai se son vere.

15 aprile

Siamo già alla metà di aprile, di questo vago mese, migliore di tutti, non ne godemmo i tiepidi tramonti e le fresche aurore perchè piove, piove sempre. Che seccatura! Maria ha voluto andare ad erbe ed è tornata inzuppata in modo che ha dovuto subito cambiare d’abiti per non buscarsi un’infreddatura. Io ho fatto scuola volontieri. Ho iniziato in prima classe l’insegnamento delle vocali e pare che profittino.

Stassera sono uscita a uova e me n’è toccata una di curiosa. Volevo entrare da Giuseppe Visinali, invece sbagliai portone ed andai in casa del babbo di Amedeo. Proprio una combinazione curiosa. Egli, come me, si trovò nell’imbarazzo prodotto dalla sorpresa, però si rimise subito e fu gentilissimo. Intanto ebbi le uova e così feci una buona cena.

16 aprile

Altra nuova dolorosa, anzi dolorosissima! Domani requisiranno altre otto mucche! Il parroco, presso il quale fui stassera per ricevere cento lire come acconto, mi disse che entro un mese saranno requisite tutte. La zia è disperata, ma in modo straordinario, perchè pensa che patiremo la fame. Io e Miutta abbiamo fatto di tutto per distrarla e toglierla ai tristi pensieri. Perchè crucciarsi per l’avvenire? Sarà quello che Dio vorrà. Io voglio acquistare una cinquantina di uova e metterle in conservazione per l’estate.

Ho scritto una lettera al mio padrino di Cavasso, avvisandolo che andrò lassù domenica 29, acciò mi salvi un poco di burro, se è possibile. Compreremo del grasso di pecora e lo cuoceremo col burro per fare un po’ di condimento. Del resto ... siamo nelle mani di Dio! Sempre coraggio! Non si può negare che vi sian dei momenti terribili. Se potessi descrivere tutte le ansie che passiamo! ... Ma è impossibile! Anche stassera siamo state quasi mezz’ora nell’attesa impaziente che la zia salisse per raccontarci che cosa le diceva del suo viaggio fino a San Paolo, delle mille peripezie, degli scampati molteplici pericoli di arresto e di multa per portare a casa una quarta di granturco! . . . Ah, che mondo, che mondo sconvolto!

17 aprile

È morta una delle donne di De Lorenzi, ancor ieri mattina. Stamane c’era il funerale, sicchè potei fare poco o niente di lezione. Dopo pranzo ebbi, come al solito, la prima. Poi andai a pagare le uova al babbo di Amedeo che me ne diede altre due. Ne ho già dieci, intanto! La zia s’è rianimata perchè non han requisito delle nostre mucche: sono stati all’altro lato del paese. Intanto tiriamo avanti.

18 aprile

Ieri aveva fatto bel tempo ed oggi lo zio cominciò ad arare per la semina del granturco; ma dopo pranzo il cielo si rannuvolò e tornò la pioggia, sicchè il lavoro è rimasto a mezzo. Sono stata, stamane, a comprare il grasso di pecora; poi ho rammendato le mie calze. Subito dopo pranzato, sono andata a comperare parecchie uova da Lucia ed a fare una visitina ai Del Moro. Stassera non ho voglia di far niente: è così melanconico questo tempo piovvigginoso! Ah, bisogna pur avere cervello di ferro per non istupidire!

19 aprile

Che pioggia! Un diluvio addirittura! Sono stata a messa perchè era l’anniversario del povero nonno, ma mi sono inzuppata per bene. Ebbi pochissimi alunni, causa il tempaccio. Nel pomeriggio la pioggia cessò, cosicchè andai a scuola, altrimenti non avrei certo chiamato i piccolini di prima. Sono contenta di avere passato due ore con loro: la casa è così triste!

20 aprile

E pioggia! Solo nel pomeriggio cambiò un poco, tanto per dare ragione al proverbio: "non c’è sabato senza sole". Stassera abbiamo avuto un vero temporale con tutti i tuoni e lampi, come suol essere in estate. Poi il cielo si rasserenò promettendo un bel tramonto, e noi ci fidammo di uscire a passeggio ma, andando poi in Chiesa, ci bagnammo causa una nuova pioggia. Oh, tempo dispettoso!

21 aprile

Vuol essere proprio aprile bagnato! Oggi pioggia dirotta da mane a sera con brevissime soste. Non sono uscita che per le funzioni. Stamane ho lavorato in cucina; nel pomeriggio ho letto; stassera ho chiacchierato. Che domenica lieta!

22 aprile

Una giornata di novità, questa! Stamane, mentre ero a scuola con la seconda, capitò l’Ispettore Scolastico, nominato dall’Austria. È un giovane uomo grasso, ricciuto, dai modi affabili, dall’espressione bonaria, che mi si presentò come Cappellano militare abitante a Maniago. Egli s’informò del numero degli alunni, della frequenza scolastica, del mio stato giuridico, del mio stipendio. Prese nota di varie cose, soprattutto del materiale didattico occorrente e promise di provvedere. Andandosene ringraziò gentilmente, mi diede la mano, salutò i bimbi; il tutto con aria soddisfatta.

Io sono rimasta meravigliatissima! Non avrei creduto mai che l’Austria si occupasse tanto della scuola! Mi conforto perchè se avrò materiale potrò continuare l’insegnamento, che è tutta la mia consolazione, ma d’altronde ... dove ritrovare la speranza che se ne vadano quando riordinano le scuole?

Nel pomeriggio ebbi un’altra visita. Venne il parroco a sentire le mie impressioni mentre ero in gaia conversazione con i piccoli di prima. Si trattenne una mezz’oretta in commenti. Egli aveva visto l’Ispettore a Basaldella, dov’era anche stato per visitare la scuola, come pure a Vivaro. I due sacerdoti avevano già parlato assieme di me e della scuola e del fabbisogno, e il parroco spera di ottenere qualche cosa posdomani a Maniago. Mi dà buone speranze che la guerra abbia a terminare presto, entro due mesi. Così fosse!

Passai, più tardi, da lui a prendere la carta per il registro. Stassera, al ritorno da scuola, altra nuova: la zia mi disse che verranno a requisire tutta la biancheria, lasciando ad ogni singolo solo tre capi di biancheria personale, due federe, due asciugamani, due lenzuola. Come fare? La nostra è quasi tutta nascosta. Notificheremo qualche cosettina piuttosto che vengano a frugare in casa. Eh no, non daremo la roba nostra ai tedeschi anche se la pagassero davvero, come promettono, ad alto prezzo.

Mentre si preparava la cena vennero due giovani soldati, due prigionieri dei nostri, a chiedere un po’ di polenta. Stanno a Basaldella nel Palazzo Querini, incaricati di allevare i bachi da seta per i tedeschi. Sono in nove e ricevono quattro chili e mezzo di farina per settimana! Ah, barbari, cani! Le nostre povere creature sono affilate, pallide per i patimenti e sono assai tristi vedendosi costrette a chiedere la carità. "Piuttosto che morire di fame" ... mi diceva uno di essi, un brunetto simpaticissimo ... "si domanda, ma, Signorina mia, è ben doloroso chiedere l’elemosina a vent’anni! Esser sani e disposti a lavorare ..."

Demmo loro un po’ di polenta e li consigliammo di fare il giro del paese. Intanto noi cenammo. Poi io e Miutta, provviste di uova, polenta e formaggio, andammo ad attenderli sul crocevia per Basaldella. Verso le otto, quando già pensavamo di aver atteso invano, sentimmo i loro passi frettolosi. Ritornavano di buon umore perchè avevano mangiato. Resistettero alle nostre interrogazioni, ringraziarono vivamente commossi e s’intrattennero a chiacchierare con noi fino all’ora di notte. Quanto sono lieta di averli riveduti! Dio mio, benediteli e vegliate su di loro!

23 aprile

Sono proprio soddisfatta della mia giornata! Ho lavorato oggi tutto il giorno e con profitto, specie stamane in cui i ragazzi furono attenti e buoni assai. Stamane il tempo era bello e siamo uscite a far quattro passi dopo cena. Oh, se tutti i giorni fossero come questo!

24 aprile

Il tempo non è ristabilito del tutto, ma almeno non piove. Ho raccomandato agli alunni di portarmi delle uova; vorrei raccoglierne almeno una trentina per darle alla zia che andrà a San Martino a comprare frumento e fagioli. Dovrò darle la mia riserva, ma ... pazienza! Domenica, poi, andremo io e Miutta a Cavasso a salutare il mio padrino, e spero di trovare il burro, almeno un po’.

25 aprile

San Marco! I "bocoli" tradizionali sono fioriti invano stavolta per le graziose veneziane. Chissà dove sono le povere giovani! In condizioni migliori delle nostre, io credo, ma sempre tristi. Ah, guerra, guerra! Oggi romba forte il cannone del Piave. Gli austriaci han ripreso l’offensiva; pare con i galiziani stavolta! Non credo passeranno di là, ma intanto quanti morti! E non c’è principio di fine. Abbiamo fatto festa religiosa. Stamane ho scritto sempre perchè devo compilare il registro.

Nel pomeriggio, invece, mi son data vacanza. Sono stata un po’ a chiacchierare con zia Gigia e con Giacomelli. Ho preparato con la zia la lista della biancheria che daremo al Governo: oh, poca roba, naturalmente! Un lenzuolo, una federa, una mia camicia, una del nonno; il tutto è usato e lo stimammo del valore complessivo di ventidue lire. Possono stare contenti gli austriaci, proprio!

26 aprile

Stamane, al ritorno dalla Messa, trovai una visita inaspettata: il signor Tonegutti, da Cimolais. Egli è in giro per i suoi affari ed ha voluto, passando per Tesis, venire a trovarmi. È giunto ier sera tardi ed ha dormito nella prima casa del paese. Gli abbiamo offerto colazione ed è ripartito prima che io venissi a scuola. A Cimolais la vita è come qui: danni molti, pensieri ed afflizioni assai; speranza perenne di avere presto la pace. Chi non la sospira?

Intanto il tempo non vuol ristabilirsi, sì che la zia non può mai effettuare il suo progetto di andare a San Martino; e dire che abbiamo bisogno di frumento per la pasta. Oggi i bambini mi portarono parecchie uova; le misi da parte, tranne due che mangiai a pranzo, poichè avevamo solo una minestra di fagioli: eccellenti però!

27 aprile

E pioggia, pioggia a dirotto! Addio progetti di viaggi anche per domani. Meno male che abbiamo trovato un po’ di burro in paese, intanto e, mescolato con grasso di pecora, l’abbiamo cotto e messo di riserva. Credevo quasi non venissero i piccoli di prima, dato il brutto tempo, invece li ebbi quasi tutti. Bravi proprio!

Stassera ho inteso che Amedeo ha scritto e mi sono recata da Lucia per informazioni precise. Egli è in Austria, poco lungi da Vienna, in un campo di concentramento. Dice che sta bene e domanda notizie di casa. Ora è messo in attività il servizio postale con il circondario di Udine, l’Austria, la Serbia, la Romania, il Montenegro, l’Albania Austriaca; l’ufficio postale per noi è a Maniago. Potrò quindi scrivere a zia Emma, e ciò mi fa piacere.

28 aprile

Una domenica più triste dell’altra! Un pomeriggio eterno, specie con l’orario nuovo che anticipa un’ora. Mia cugina è uscita e la zia pure. Io prima del vespro ho letto i miei giornali didattici, dopo mi sono intrattenuta a far quattro chiacchiere con Adele Salvadori: è una simpatica signora con la quale il parlare riesce invero piacevole. Poi sono stata a comperare parecchie uova e poi a cena. E ancora devo dire grazie a Dio che non ho pensiero per il mangiare. Quanti a Tesis patiscono già la fame!

29 aprile

Il parroco è andato a Portogruaro a rivedere suo padre, se è rimasto a casa: a prendere notizie, in ogni caso. Stamattina celebrò la Messa prestissimo, cosicchè cominciai la scuola alle sette e trenta, mettendo l’orologio sull’ora nuova. Fui tutto il giorno con la curiosità ansiosa di vedere cosa avrebbe portato la zia che, finalmente, nonostante il tempo piovoso, andò a San Martino.

Ma stassera sono rimasta delusa. V. era a Udine, gli altri parenti non avevano niente da darle, sicchè tornò a casa solo con un chilo di fagioli. Le uova sono state inutili per questo viaggio, ma vuol dire che le adopreremo per comprare il sale all’hangar. Abbiamo pranzato un’eccellente minestra in brodo; anche per tutta questa settimana abbiamo carne: cinque chili e duecento grammi. Stassera la cena fu un po’ magra, ma bisogna ringraziar Dio di mangiare zuf col latte come possiamo fare noi!

30 aprile

Per darci l’ultimo saluto, aprile ha scatenato nel pomeriggio un torrente d’acqua di cui mai vidi l’eguale. Tanto la zia come Miutta erano fuori, alla ricerca di erbe mangerecce ed io avevo pensiero per loro, ma fortunatamente non si bagnarono. Ah, questa pioggia non vuol mai cessare. Mia cugina è avvilita, dice che se piove domani, 1° maggio, pioverà tutto il mese: ci mancherebbe altro!

1 maggio

Oh caro, dolce maggio! Ti saluto bellissimo mese in cui la natura rifulge di tanti magnifici fiori! Ti saluto con l’animo sorridente; a te guardo con viva speranza. Maggio, forse non sarà maturato il momento, forse sarà un tuo fratello ancor lontano che ci toglierà dal dolore, ma intanto tu oggi ci hai rianimati e rallegrati perchè portasti il sole!

Oh, che mattina d’incanto! Né la penna né voce mia sanno dire il senso di viva purissima gioia che provai quando spalancai le finestre e vidi il cielo azzurrissimo, puro, e i prati verdi. E quando mi recai a scuola! Quanto mi sembrava gaia, fulgida, la misera stanzetta! I bambini stessi ne furono colpiti.

2 maggio

Prima di pranzo è venuto il comando a seccare perchè voleva una caldaia di rame e si ostinava a dire che da noi ne aveva viste due, mentre non era vero. Quando furono stanchi di predicare i gendarmi se ne andarono: avevano fame perchè, per fortuna, era ora di mangiare un boccone. Stassera c’è stato un temporale sebbene la pioggia non arrivasse fino a Tesis; non andammo, quindi, a erbe come avevamo ideato. Invece siamo andate al Fioretto Mariano, giacchè il parroco ha fatto ritorno da Portogruaro. Che gioia io provo nel sentire cantare le lodi della nostra Madre e Regina! "E sui nostri cari lontani/Stendi le candide bianche Tue mani! ..."

3 maggio

Continua il bel tempo, sicchè lo zio è stato ad arare nel brolo e domani la zia seminerà. Ora che è rimasta una mucca per casa bisogna che si aiutino l’un l’altro i contadini. Così lo zio, dopo i nostri campi, deve arare per i Fratta e per Agnese de Lorenzi. Tutti sono in moto ora per la campagna.

La mia scuola è buona ed anche abbastanza allegra. Com’è divenuto piacevole il lavoro ora che s’è realmente stabilita quella corrente di simpatia tra me e i bambini tanto necessaria all’andamento scolastico! Non faccio quasi nessuna fatica ad insegnare in confronto agli altri anni: la disciplina viene da sè, specie in terza classe.

4 maggio

La zia ha seminato nel brolo ed in altri luoghi, lo zio e P. arano, Miutta vanga e zappa nel brolo. E io? Anch’io semino quanto posso e lavoro con tutta l’anima nel giardino spirituale dei miei alunni. Oggi abbiamo cominciato alle otto ed è venuto mezzogiorno in un baleno. Oh, benedetto il lavoro, fonte preziosa di pure e sante gioie!

5 maggio

Una visita! Gradita e cara proprio! È venuto il mio padrino da Cavasso. È arrivato qui stamattina verso le dieci e si è trattenuto fino alle quattro del pomeriggio. Egli sta proprio bene di salute, malgrado la vecchiaia e le privazioni. Non ho potuto trovare il burro e mi portò un pochino del suo già cotto, unito ad una fetta di lardo. Buon uomo! Inoltre consegnò alla "cuoca" nostra, Maria, un bel pezzo di carne per il pranzo.

A mezzo suo la madrina mi mandò della magnifiche violacciocche a cui ora Pietro sorride dalla gaia cornicetta bruna del ritratto. Passai così una buona giornata in compagnia. Il padrino è un uomo sano, calmo, di molto senso pratico, pio e sincero: è un uomo giusto e ciò mi conforta come un buon augurio per me ... Egli mi dimostrò una paterna premura e volle promettessi di ricambiare presto la visita: mi preparerà per allora un chilo del suo burro. Dio lo remuneri!

6 maggio

Che melanconia profonda, effetto di un malessere indefinibile che mi molesta togliendomi l’amore al dovere. A scuotermene un poco valse la chiamata del parroco oggi alle due. C’era il Comando in Canonica: richiese parecchi dati riguardo la mia carriera, lo stipendio governativo perchè — dice — vuole pagarmi di tutti questi mesi di scuola secondo il regolamento italiano. Sarebbero novecentoventi corone, ma non ci credo affatto!

7 maggio

Cerco di darmi animo a far scuola anche per distrarmi dai tristi pensieri: ma è cosa ben difficile! Ora cominciamo a conoscere la guerra: non abbiamo più minestra, si stenta a trovare le uova. Per fortuna oggi Candido ha dato alla zia quattro chili di vitello, così fino a venerdì abbiamo provviste.

Poi ... il Signore aiuterà! Il tempo s’è rannuvolato ed è tornata la pioggia. Maria non viene alla funzione, ma io voglio andarci: m’han detto che è passato il Vescovo per Tesis e voglio sentire cosa dice il parroco.

8 maggio

Iersera ho avuto una bella consolazione. Tornando da Chiesa il parroco mi ha avvicinato per dirmi che venne davvero il Vescovo, non solo, ma che portò notizie per me. Veramente non si sa chi domanda di me: forse mamma, forse Pietro ... La richiesta è della fine di marzo: nient’altro si sa. Bisogna però accontentarsi ed io mi rallegro perchè penso che avranno mie nuove con questo mezzo. Oggi ho una forte emicrania e così ho trascurato assai i miei doveri. Sono nati i bachi da seta!

9 maggio

L’Ascensione del Signore! abbiamo bisogno proprio di guardare il Cielo e credere fortemente che la Provvidenza non ha chiuso gli occhi ma veglia amorosa. Oggi è uscito l’ordine di requisizione del bestiame: per mercoledì 15 si devono portare a Maniago trentasette mucche e per il 29 tutte le mucche, le galline, le pecore, i conigli. Insomma, tutti gli animali. Io spero e credo che dopo se ne andranno: altrimenti che sarebbe di noi? Oh, mio Dio, misericordia!

10 maggio

Giornata riposante riguardo alla scuola: tanto al mattino come al pomeriggio la lezione fu ridotta ad un’ora e mezza per classe, per varie ragioni. Riguardo alle "prodezze ladresche" degli austriaci, non si intese nulla di nuovo. I commenti soliti non finiscono più e non concludono nulla. Quello che è certo è una cosa sola: ogni giorno che passa più si acuisce il senso di penosa angoscia che provo vivendo fra questa gente. Oh, Vergine Santa, salvateci, salvateci!

11 maggio

Non si sa di preciso quando verranno a prendere le mucche. Forse il 15, forse il 20. Noi dovremo darne una, quella che munge parecchio latte, e ciò perchè è vecchia. Lo zio spera che l’altra resti: manco per sogno! Ho passato una buona giornata a scuola: ho distribuito i quaderni che il parroco mi diede lunedì, fra gli alunni di seconda e di prima. Stassera ho portato il denaro al parroco che mi confortò un poco, perchè spera che la guerra finisca presto: entro due mesi.

Se fosse vero! Tutti parlano della grande miseria dell’Austria: muoiono proprio per la fame e tutti dicono che il Piave è una tomba di soldati. S’infiltra la persuasione che questo tremendo flagello terminerà in breve. Oh, fosse presentimento verace! A furia di sentirlo dire, spero di vedere per davvero la partenza di questi crudeli invasori.

12 maggio

Siamo state ad Arba: Maria, Miutta ed io. Abbiamo ricevuto l’Eucarestia e ascoltato la Messa. Poi ho portato le scarpe al calzolaio per farle risuolare e mi promise che saranno pronte domenica. Tutto il giorno sono rimasta a casa. Ero stanca del viaggio mattiniero ed ho dormito parecchie ore. Dopo vespro ci fu un temporale. Stassera siamo uscite a passeggio ed abbiamo chiacchierato a lungo di sponsali e di feste di ricevimento nuziale, dimenticando così la nostra dolorosa condizione.

13 maggio

In settimana devono essere scelte le mucche destinate al governo austriaco. Bisogna nominare una commissione che faccia la cernita con criterio. I padroni delle mucche rimanenti dovranno pensare a dare il latte anche ad altre persone, poichè resterà una mucca per ogni tredici individui. Fin che dura! Noi ne abbiamo due: una ne resta di certo e daremo il latte ad altri sei. Io trovo che è giusto: abbiamo o no il diritto di vivere tutti?

14 maggio

Ringrazio Iddio che mi dà la forza di tirare innanzi con coraggio in mezzo a tante tribolazioni. Chiudo gli orecchi alle voci pessimiste, cerco di isolarmi il più possibile e guardo in alto ...

15 maggio

Il postino mi ha venduto l’altro giorno delle cartoline austriache ed ho scritto a zia Emma onde avvertirla che le scarpe sono pronte. Chissà quando la riceverà! Forse mai, temo! Ma stassera la zia ha confermato un suo proposito che mi ha tanto rallegrato: vuole andare domani a Provesano.

Per domenica lo zio ammazza il vitello e poichè gli ufficiali dell’hangar hanno troppe pretese, non si può venderlo agli austriaci: per la farina, come speravamo, la zia vuol provare a cercare minestre a Provesano in cambio della carne. Una buona combinazione per andare a vedere la zia: domani è giovedì. Vedremo come sarà il tempo; oggi è piovuto a riprese ed è grave perchè non ho scarpe buone. Tuttavia l’imbroglierò in qualche modo, perchè dalla zia ci voglio andare.

16 maggio

E sono andata! Ho pensato di mettere un vecchio paio di scarpe di Miutta che sono ancora in buono stato, ed ho camminato benissimo. Partite stamane per tempo, alle sei, in meno assai di tre ore siamo giunte a Provesano. Indescrivibili lo stupore ed il piacere della zia! Avevamo cento cose da raccontarci e non sapevamo proprio quale chiedere per prima. Ella sta benissimo: la Provvidenza non abbandona nessuno. Agnese pure sta bene: ha ricomperato una mucca ed una capretta in modo che hanno latte e burro, e ciò mi fece piacere. Zia mi disse di avere ricevuto notizie della mamma a mezzo di un certo Signor Galimberti della Ude Svizzera. Io le narrai delle notizie avute.

Dopo avere chiacchierato più di un’ora, zia Maria uscì con Agnese per l’affare della minestra; io rimasi accanto al fuoco e parlammo animatamente, piacevolmente, di scuola fino a mezzogiorno. Pranzammo assieme un po’ di capretto, sebbene noi avessimo portato polenta e latte. Nel pomeriggio tornammo fuori, io e zia stavolta, ma non trovammo nessuno che potesse darci nè orzo, nè fagioli, nè frumento. Hanno anche i soldati che vengono da Barbeano ogni notte per rubare nelle case: anche stanotte rubarono a mansalva parecchia roba: burro, uova, orzo, farina.

Mentre ci congedavamo sulla strada, incontrammo una vecchia amica di zia Brigida che ci diede per favore proprio due chili di frumento pilato. Deo gratias! Ritornammo un po’ confortate ed accettammo con filosofia la pioggia che volle bagnarci per bene lungo tutto il tratto da Campagna. Stassera sono stanca, ma soddisfatta.

17 maggio

Sui poveri abitanti dei paesi invasi soggetti ad ogni sorta di privazioni fisiche e morali, o Madre vegliate, vegliate Maria! Così pregavano a San Martino, recitando le litanie della guerra. Forse che qualcheduno le reciterà per noi ora che ce ne sarebbe pur bisogno. Sta- mane, all’alba, cominciarono le scenate per la acquisizione delle mucche. Nessuno vorrebbe dare le bestie, nessuno vorrebbe dare il latte; soprattutto per il latte sono ardue questioni. Chi dà la mucca pretende di dividere il frutto di quelle rimaste nelle altre famiglie.

Anche per noi sono storie dolorose: lo zio vuole dare la mucca che ha avuto ora il vitello, nonostante sia fresca di latte, perchè è vecchia e debole; l’altra è forte, bella, grassa, ed è necessaria per i lavori estivi, ma ha poco latte e lo zio non vuole darne a nessuno. E allora? Bei pasticci! Io sono stata triste tutto il giorno e stassera, poi, ho passato ore di vera agonia spirituale. Ho finito per andare a sedermi sull’erba del brolo: non avevo voglia di fare. Ah, poveri noi!

18 maggio

Anche il parroco iersera ha detto che è disgustato da tutti questi contrasti. Oggi pare che la gente si sia un po’ calmata; intanto noi abbiamo ammazzato il vitello stamane all’alba e abbiamo venduto tutto in paese, meno due chili al mugnaio di Basaldella, che ci darà in cambio frumento turco. Abbiamo ricavato più di ottanta corone dal vitello (aveva otto giorni) e abbiamo da mangiare per noi per tre o quattro giorni (il capo, le zampe, le interiora) e il latte per farne formaggio.

Maria ne ha fatti già due e poichè la mucca ci resterà fino al 25 ne faremo ancora due o tre. Maria si avvilisce. Eh no, bisogna avere coraggio. Stassera siamo state ad Arba io e la zia con la carretta. Una bella gita per il fresco del tramonto! Peccato che le scarpe non siano pronte! Pazienza, se i guai fossero tutti così grossi!

19 maggio

Il tempo s’è rimesso al bello. Abbiamo avuto una giornata di sole splendido: peccato si sia tanto conturbati. Stamattina, andando a messa, il Sergente del Comando mi chiamò e mi consegnò una lettera. Ero tutta giuliva pensando fosse di Pietro o di mamma, ma quale delusione! Era uno scritto del Comando di Maniago che dovetti farmi tradurre: m’invitava ad andare a Maniago il 31 del mese a ritirare lo stipendio che è di 149 lire Italiane. Non è una brutta nuova, e per quanto la sperassi migliore, devo accontentarmi.

Dopo il vespro sono andata dal parroco, il quale ricevette pure un avviso uguale per lui; dissemi che andremo a ritirare il denaro venerdì 31. È venuto, nel frattempo, un gendarme in canonica, un giovinetto appassionato per l’Italia che ne studia la lingua, e chiacchierammo un poco assieme. Stassera ce la siamo passata nel brolo a far castelli in aria io e Miutta: le solite conversazioni domenicali nostre, semiburlesche per farci coraggio! E domani comincia una settimana nuova.

20 maggio

È tornata un po’ di calma. La gente attende ai propri lavori e pare che le mucche restino tutto il mese. Intanto noi abbiamo il latte. Miutta fa ogni giorno il formaggio: ne ha fatti già tre. Domani farà il burro. Quei di Fratta ci han dato un po’ di lardo in cambio del fieno, un poco i Bambinello, e intanto si tira avanti.

21 maggio

Trovo ancora qualche uovo finchè restano le mucche. Oggi abbiamo finito il vitello: da sabato in qua mangiammo carne mezzogiorno e sera. Ieri il parroco distribuì alcuni quintali di patate giunti in cambio della biada. A noi diede quattro chili e sono sane, buonissime. Maria le ha messe oggi nella minestra, che era squisita. Stassera uova col burro cotto: anche eccellente! Ci voleva la guerra per gustare veramente la bontà dei cibi!

26 luglio

La zia si alza dal letto, fa qualche faccenduola in casa, ma il malessere non l’ha abbandonata. Si tratta, io calcolo, di una forte depressione del sistema nervoso, per cui farebbe d’uopo un calmante; vedremo se sarà possibile trovarlo a Maniago. Abbiamo avuto due giorni una ragazzetta in aiuto: ora però facciamo senza, anche perchè l’ufficiale ha trovato un bravo cuoco ed ha dispensato Maria dall’incarico di preparare i suoi pranzi. Meno male!

Mia cugina è ben lieta, poichè può attendere a tante altre cose durante la mattinata. Wassel e Malemuka (l’attendente e l’infermiere) fanno una vita tranquilla e beata sicchè, per palesare la loro perfetta soddisfazione, ci danno ogni sera un saggio di mandolino e di canto: e come cantano bene! Gli stallieri, poveretti, si ristorano mangiando patate, specie Ludovico, l’ungherese, che è un ragazzo sveglio e lesto quanto credere si possa. Come capisce a volo quanto gli si dice!

E come gli brillano gli occhi quanto si inquieta! Il bello si è che vuole lo comprendiamo subito: in complesso, però, sa spiegarsi abbastanza bene. Stassera ha lavato le mutande e la camicia, ma ... per bene, e con un’impronta da lavandaio perfetto. Io mi sono messa un po’ in vacanza questi giorni: ieri terminammo gli esami ed ora ho gli scrutini da fare e la relazione per il Comando Direttivo di Maniago. Siccome c’è anche questa confusione in casa, riprenderò le lezioni alla prima classe, la settimana ventura, col mese di agosto.

27 luglio

La zia va migliorando tutti i giorni; per quanto non sia in grado di riprendere proprio le sue solite occupazioni, pure sbriga molte faccenduole in casa ed io l’aiuto come posso. Intanto ho imparato a fare la polenta: è un’abilità utile pur essa, se non altro per i tacchini, che ne mangiano tutti i giorni; di più, ho acquistato maggior pratica nel preparare la minestra, pratica invero necessaria alla mia età.

Wassel e Josef (tale è il nome di Malemuka) non ci fanno mancare il loro concerto serale: l’attendente ci unisce una canzonetta patetica che illustra con molta mimica. Oh, che buffone! Maria si è arrabbiata con lui perchè scherza forse troppo: ma in fondo non è cattivo!

28 luglio

Non è trascorsa senza frutto la settimana: oltre all’avere sbrigato la faccenda degli esami, ho fatto pratica in casa ed ho esercitato la pazienza, dote di cui abbisogno. E la prossima come passerà? Non mi porterà nulla di buono, nulla di quanto il mio cuore desidera ardentemente? Fosse almeno una notizia della mamma!

Ah, in mezzo a questa gente estranea vieppiù mi strazia la nostalgia dei miei cari; ed oggi, giorno di festa, sento l’isolamento in tutta la sua intensità. Quale sventura il non avere nessuno cui dedicare i propri giorni! No, non v’è cosa più amara quando si hanno vent’anni!

29 luglio

Dovevamo fare il pane stamattina, invece la zia lo fece iersera, così stamane sono ritornata a scuola, fra i miei bimbi di prima. Oh, sì, è meglio per me occuparmi di loro, conservarmi alle abitudini predilette un pochino al giorno! Però avevo fissato di farlo al mattino solamente, ma ecco che ho trovato chi vuol tenermi in esercizio anche il pomeriggio. Stamane il parroco mi ha chiesto di dare un po’ di lezione alla sua nipotina, la quale ha dimenticato tutto quanto aveva appreso in quest’anno senza scuola, ed ho accordato di riceverla a casa.

Stassera il tenente polacco mi ha fatto la stessa domanda, ma ... per lui che vuol imparare italiano. Una bella missione invero! Per la prima ... vada, ma essere insegnante ad un polacco così uggioso ... Eppure non ho potuto dire di no, malgrado la mia profonda contrarietà. Quando si è schiavi non resta che servire, ecco tutto! Questo signor ufficiale, però, è un po’ troppo perchè mette in moto mezzo paese: un uomo a limare il rasoio, un altro a fargli cornici per ritratti, un terzo a confezionare una cesta, un quarto a lucidargli la valigia ... ed una signorina per fare conversazione!

Difatti ogni sera incatena Maria per più di un’ora: iersera ho dovuto chiarmarla con una scusa e stassera poi ... non la finiva più. Veramente stassera eravamo tutti in conversazione: un po’ sulla terrazza, un po’ in casa con Ludovico, un po’ in cortile con Malemuka. Che bravo giovine quest’ultimo! Gli abbiamo fatto vedere il ritratto di Basilio e fatto notare la somiglianza che ci colpì. Egli pure l’ha riscontrata e ne ride soddisfatto sebbene trovi che Basilio è più grasso e più bello.

Ci ha narrato che, poichè la Galizia fu rioccupata dagli austriaci, i russi, nella ritirata, hanno distrutto la sua casa con le granate: valeva ottantamila corone. Anche Wassel è senza casa: la sua fu deliberatamente incendiata dai moscoviti in modo che vi rimasero solo le mura. Povera gente! Più si va innanzi e più si comprendono i tristi effetti della guerra, quanto sono grandi e come si dilatano su tutto il mondo!

30 luglio

Eccomi nelle mie funzioni novelle di maestra di lingua. Per oggi il signor veterinario è stato discreto: s’è trattenuto meno di un’ora ed abbiamo fatto esercizi sull’uso degli articoli, sulle preposizioni articolate e sui verbi ausiliari. Gli ho detto che domani è "feria" perchè devo andare a Maniago, per fortuna.

Se n’è andato presto e così fosse ogni giorno, poi mi ha dato la consolante notizia che si fermerà poco. Sia lode al cielo! Dopo le quattro è venuta la mia scolarina Elisa, una cara bimba intelligente ed affettuosa: spero che farà bene. Stassera sono stata a cogliere una grembialata di fagiolini che porterà ad Assunta: fagiolini e patate posso portarle, altra cosa non ho. Vedremo come andrà la gita a Maniago.

31 luglio

Siamo partiti alle undici da Tesis, dopo una colazione un po’ abbondante, sapendo che fino a stassera non ci sarebbe stato altro: difatti siamo tornati dopo le otto. La nostra prima tappa fu da Michielutti, il quale, poveretto, aveva il fuoco spento malgrado fosse mezzogiorno ... (stavo per dire suonato, dimenticando che le campane sono andate nelle fabbriche di munizioni tedesche). A tutti i costi volle darci un po’ di pane e un bicchiere di vino. Quale miseria, che squallore in quella casa pur bella e ricca! Come si nota subito che manca una mano di donna per dare alle cose un colore fresco e gentile.

Verso le due ci lasciammo ed io sono andata da Assunta. Qui vi è un po’ di confusione perchè ci sono i nipotini che danno molto da fare. La signora era in conversazione con l’ufficiale; non è più il capitano di gendarmeria, per fortuna, ma un tenente un po’ maturo dall’aria distinta e grave che ispira fiducia. Erano sulla terrazza e ci siamo trattenuti assieme più di un’ora: abbiamo sorbito il caffè (con zucchero ...) e chiacchierato delle solite cose.

Al tenente preme di avere un po’ di vino, ma non se ne può trovare e se ne rammarica assai. Io avrei promesso volontieri un paio di litri del nostro per un po’ di zucchero e di sale, ma non posso disporre di ciò che non è mio. Proverò, tuttavia, a parlarne in casa. Assunta mi ha dato altri libri da leggere: due romanzi e "L’Idioma Gentile" del De Amicis, che m’interessa assai. Dopo le quattro siamo uscite per varie commissioni: un tubo per la lampada, un vetro per il mio orologio, un po’ di sale, una medicina per la zia. Abbiamo fatto molte strade, ma indarno: solo per la medicina ho un po’ di speranza che il dottore tedesco me la rinnovi: perciò l’ho lasciata ad Assunta.

All’ufficio di pagamento c’era grande viavai: preti, maestre, soldati che andavano a ricevere lo stipendio. Il sergentino ha acquistato due abilità: parla italiano e fa i complimenti. Bel tipo! Mi ha fatto attendere una buona ora prima di darmi la ricevuta firmata: eravamo io, Assunta, una maestra di Poffabro con tre bimbi che attendeva da stamattina, una da Maniago e due preti. I bimbi avevano fame, ma non fiatavano: poveretti! Un giorno senza mangiare e la prospettiva di una camminata di un’ora per tornare a casa! La mamma loro sospirava, era pensosa e stanca, ma la collega ruminava qualcosa.

Ad un tratto si alzò e andò dritta dritta alla poltrona ov’era sdraiato il sottotenente in placida lettura. "Signor tenente, prego, dia un po’ di pane a questi bambini: son venuti stamane da Poffabro e non hanno mai mangiato, pensi!" Ella aveva già adocchiato una fila di pagnotte nel retroufficio ... L’ufficiale s’inchinò, il sergentino sorrise approvando e chiamò un soldato che comparve con una pagnotta. Credevo ne tagliasse tre fette di misura, invece la divise tutta in tre grossi pezzi e la diede ai bimbi che la mangiarono lesti lesti, subito. Ben fatto! Approvammo tutti unanimi, maestre e preti; gli ufficiali sorridevano ancora ed io dovetti farmi una confessione ed un meritato rimprovero: ecco, non sono poi tanto cani questi austriaci! perchè inveisci sempre contro di loro?

In piazza ho veduto il carrozzone con il veterinario, mio ospite, che era stato a San Martino di Campagna: con lui era Malemuka. Il carrozzone poi si fermò dinanzi ad un ufficio ed ho riveduto i soldati, chi in giro e chi in attesa: Malemuka, fermo sul marciapiede a leggere il giornale, mi notò tuttavia e si fece innanzi premuroso con un inchino: "Signorina, io andare a Tesis: venire ancora voi?" "Io venire". Sorrise e gli spiegai che avevo la carrozza per il ritorno ed allora si tranquillizzò. "Ah, capisco, iest bono". Cinque minuti dopo il veterinario mi faceva la medesima domanda, ed io davo la medesima risposta.

Verso le sei li ho veduti in fondo alla piazza, pronti per partire. Infatti sono arrivati assai prima di me. Noi siamo state a salutare la famiglia di Assunta e poi abbiamo dovuto trattenerci un pezzo da Michielutti in attesa del parroco. Ho veduto la Beltrame ed ho saputo che Marcello è prigioniero evaso, ma sta sempre nascosto sui monti per non essere preso. Prima di separarmi da Assunta mi son fatta promettere una visita a Tesis per il 15 agosto, la sua festa: verrà? Credo di sì.

Al ritorno abbiamo avuto un po’ di pioggia: meritata perchè eravamo troppo ritardatari! Tuttavia, in grazia del buon paracqua del Parroco, sono giunta abbastanza bene a casa ove m’attendeva con impazienza. Malemuka, appena visto, è venuto a chiedere notizia sul mio ritorno "in carro". È proprio gentile! Ho appena il tempo di dar un ragguaglio complessivo alla zia della mia gita: poi me ne vado a letto perchè sono stanca.

1 agosto

Agosto! Ci siamo giunti, nonostante tanti guai, troppo presto; sì, troppo presto perchè non si fa quasi nulla di buono. Io, di certo, sono trascurante e pigra. Siamo in agosto, nove mesi, quindi, di prigionia e vassallaggio austro—germanico. Quanta tristezza e sconforto! Io non so come definire la vita che qui si conduce: certo questa è una tisi morale pericolosissima, entro la quale vi sono rimedi energici, ma riscontrabili solo nelle mani dei forti caratteri. Guai a vacillare un istante! Allora tutto è perduto inesorabilmente!

Malemuka è partito: è andato a Vittorio per prendere parecchie medicine e ritornerà fra tre giorni. Ha preso, come auriga, il forte Ludovico, cosicchè è rimasto uno stalliere solo, dato che uno fa il falciatore ed uno è malato: anche Wassel ora è soletto e gironzola senza far nulla. Mi ha raccontato che ha due sorelle ed un fratello mutilato, un povero giovane di ventidue anni che ha perduto la gamba destra al fronte italiano. I genitori sono vecchi, le sorelle inesperte, così nessuno cura la bella campagna che possiedono ed il raccolto è magrissimo.

2 agosto

In mezzo al mare di guai c’è una bella nuova oggi: ho ricevuto uno scritto di Pietro! Ah, nonostante tutto, ora sono contenta perchè il mio caro diletto, il mio tesoro è vivo e si ricorda sempre di me! Oh, anima mia adorata! "Stiamo bene" egli dice "ma da sette mesi ci mancano tue notizie che desideriamo. Scrivi presto. Attendiamo risposta. Saluti affettuosi". Benedette creature mie! Quanto affanno trapela da queste frasi concise! Quanta ansia in quei cuori già abbastanza sofferenti! Ah, io son causa di dolore alle creature che amo più di me stessa! Ma ciò è orribile, mostruoso!

Ho già risposto a lui: quante cose avrei voluto dirgli, ed una specialmente ... Invece ... quattro parole stereotipate: "Io e tutti in famiglia bene. Ho ricevuto due volte tue notizie e tre volte da casa; ho sempre risposto. Spero avrete almeno uno dei miei nove scritti. Attendo ancora tue buone nuove. Saluti affettuosi". E un bacio? È presto un anno che non ne scambiamo: dopo il nostro incontro del 7 settembre alla stazione, l’ultimo... Che sia proprio l’ultimo bacio? Oh, Signore, Signore, fate che non sia, fate che non sia!

3 agosto

Ieri si cominciò la trebbiatura del frumento a Vivaro: i nostri vi furono ieri mattina mentre noi a casa preparavamo il pane di frumento, segala e patate. Un quintale e 38 kg. di grano netto e poi quasi 50 kg. di sporco. Un bel danno in verità! L’avevo detto io che 300 manipoli sono di troppo, ma non giova oramai! Non ci imbrogliano altro, però: eh no! Ho fatto lezione breve perchè era la festa di S. Stefano, protettore del paese.

Sono stata alla Messa, ma non al vespro stassera: non avevo proprio tempo causa questi benedetti soldati. Malemuka aveva patate e fagiolini da cuocere ed io ho dovuto restare in cucina a far fuoco fino a tarda ora. Mia cugina doveva fare il bucato alla giubba del capitano, altra seccatura che vuol dar la sua parte di lavoro a questa casa già carica per bene; la zia non aveva voglia di stare attorno al fuoco.

Che serata tristissima per me! Mai come stassera ho sentito di essere sola ... Oh, cosa terribile! Sola ed avere tanto desiderio di affetto! Sola ed avere il cuore riboccante d’amore; sola ed avere una mamma tenerissima e uno sposo affezionato che soffrono di questa mia stessa solitudine. Sola, sola da tanto tempo! E debbo dire mea culpa!

4 agosto

Domenica. Sono stata alla Messa di Arba con Maria Angeli, ed ho fatto una gradita quanto utile passeggiata. Ho aiutato a preparare il pranzo: un pollo in umido, del resto, magari piccolo, ma squisito! Si ritorna all’usanza contadina di mangiar carne una volta alla settimana ed a non conoscere il macellaio. Nei giorni feriali abbiamo la zuppa di fagioli ora che i piselli sono finiti, ed una zuppa veramente squisita. Nel pomeriggio abbiamo avuto una pioggia abbondante, un vero torrente d’acqua.

Era appena terminato il vespro e sono rimasta bloccata sul limitare d’un portone assieme a zia Gigia con cui m’ero fermata. Che seccatura! Ma peggio assai di noi l’ebbero i paesani recatisi al Molinat d’ordine del Comando per una rivista delle mucche: lassù erano convenuti Vivaro ed Arba e sono state marcate per la requisizione le bestie più giovani e belle. Per un caso fortunato, in grazia della confusione causata dalla pioggia improvvisa, la nostra mucca è tornata a casa. Tutto il male non viene per nuocere!

5 agosto

Giornata calma, attiva, laboriosa, che mi ha messo un po’ di pace nel cuore con la soddisfazione di aver fatto un po’ di bene. Mi è arrivata una lettera di zia Emma, la quale è in vacanza fino al 28 agosto: anch’ella ha tante e tante ragioni di afflizione, povera creatura, costretta ad una realtà dura e pesante mentre la sua anima aspira senza posa a ciò che è alto, ideale!

È pesante per tutti questa catena che trasciniamo incespicando spesso lungo il sentiero: dobbiamo riconoscerne però la benefica influenza sulle passioni interiori e confessare che è uno stimolo alla forza morale.

6 agosto

Ecco un giorno ancora di operosità feconda: stamane, specialmente, avevo molto da fare. La zia stava lavando, Maria era occupata a cucire, ed io ho avuto la soddisfazione di preparare il pranzo: veramente è troppo lussuoso il nome, poichè era un pasto composto da una semplice zuppa di fagioli e pasta, ma la guerra porta così ... pranzo di guerra! Nel pomeriggio ho lavato le mie calze, ho badato al fuoco per cuocere le patate dei soldati, occupazione che si è prolungata fino a sera poichè c’è una pentola per gli attendenti, una per Ludovico, una per il collega, una per noi ... abbastanza mi pare!

Lisetta, la nipotina del parroco, venuta per la solita lezione, se n’è andata quasi subito sorridendo del mio gran ... travaglio, per dirla come diceva Josif. Io ero contenta, però, e lo sono sempre e soltanto quando ho molto lavoro. Stassera però ho inteso una triste nuova: è morta Giuditta Tolusso, quella cara ragazza che s’è rovinata la salute nel continuo cruccio d’esser lungi dal padre e d’essere ridotta nella povertà.

Troppe erano le malattie sviluppatesi: nefrite, pleurite, peritonite. Impossibile salvarla dati i mezzi attuali! L’avevano, è vero, trasportata a Maniago e messa sotto la cura diretta del capitano medico, ma ... ma il male voleva curato prima, la cara creatura era moralmente malata, molto malata, e la malattia morale era incurabile ... sotto i tedeschi!

7 agosto

Che giornataccia! Vento, pioggia, bufera, neve ai monti: tutti i demoni erano scatenati oggi per rovinare gli orti e farci pigliare una infreddatura con la rigidezza repentina dell’aria. Non sono andata a scuola perchè c’era da fare il pane stamattina: ci siamo messe all’opera io e la zia; otto chili di frumento, due chili di segala e sei di patate. Abbiamo fatto cento pani: eccellenti!

Né mamma né nessuno dei miei cari può mangiare a sazietà del pane così saporito, croccante, dorato! Oh, come penso a loro quando lo sforniamo! Nel pomeriggio ho preso un romanzo ed ho letto fino a sera poichè è proprio interessante ... Guai se non c’è un libro con cui passare qualche ora!

8 agosto

Stamane c’erano i funerali della povera Giuditta e tutto il paese era in moto per tempo onde andare incontro alla bara che doveva essere trasportata da Maniago a Tesis per le nove. Ho riunito in fila tutti gli scolari, che alle sette e mezzo erano pronti nelle vesti migliori, portando mazzetti di rose. Abbiamo dovuto aspettare un bel tratto però sulla strada bianca che staccandosi dal nord del paese corre su stretta e sassosa a Campagna ed a Maniago.

Il sagrestano finì per lasciare la direzione ed andare a noci, mentre i ragazzi che reggevano il crocefisso, il turibolo e i paramenti sacri duravano fatica a rimanere fermi. I miei bambini erano stanchi di stare in piedi sotto il sole, i cui raggi si facevano sempre più infuocati ed hanno finito per sedersi sul prato di fianco; così hanno fatto le ragazze che reggevano le ghirlande. Tutti chiacchieravano ed io pensavo ... pensavo a tante cose tristi, pensavo soprattutto alla creatura morta che veniva al cimitero, morta in casa d’altri, morta lontano dal babbo che l’adorava; non un bacio, non un saluto nell’ultimo istante.

Pensavo quanto è triste la morte quando al capezzale mancano i cari volti famigliari ... Finalmente abbiamo scorto la carrozza ... Con mio piacere c’era anche Assunta ad accompagnare la morta, bianco vestita, e con la signorina Biasoni e parenti di lui. Le nostre ragazze si sono disposte per portare la bara: gli alunni in fila e la bara in mezzo, si è formato il corteo fino in chiesa e di là in cimitero, all’ultima dimora.

Assunta ha pranzato con me e si è trattenuta fino alle due, ora in cui le signore Biasoni sono partite ed ella in compagnia. Cara giovane, quanto è dimagrita a causa della miseria tremenda che regna nella casa! Più tardi ho passato una bella ora in compagnia di un prigioniero italiano, un tipo simpatico e sveglio assai che mi ha raccontato tante cose interessanti. Chissà dove andrà a finire!

9 agosto

Quattro commenti più o meno pietosi intercalati da parecchi "poveretta! Ma più poveretta sua madre!", alcune ghirlande ed una prece ci furono ieri per la povera morta. Oggi nessuno più la ricorda; pochi saranno a recitare un De profundis sulla sua fossa. Così è la vita! Stamattina ho fatto un’ora di lezione ai bambini che si preparano all’ammissione alla seconda. Nel pomeriggio ho ricamato attorno ad una camicia di Maria, che ha fretta di terminarla.

Lisetta viene sempre alla lezione, non così l’ufficiale che è in questi giorni molto occupato, con mio piacere. Verso sera sono stata a cogliere i fagioli nel brolo, così ho respirato un po’ d’aria fresca. È un piacere essere fra i campi in queste deliziose serate: si respira un’aria pura ... di suoni e vibrazioni austriache, si trova un po’ di pace nel silenzio mite della natura che invita all’oblio. Oh sì, bisogna obliare, molto obliare!

10 agosto

Ancora notizie, ma in modo indiretto, della mia diletta famiglia. È la signora Pilosio che scrive in data 24 maggio e dice: "la vostra famiglia desidera notizie di voi. Si trovano tutti a Lungavilla, provincia di Pavia. Tutti bene. Saluti." Dunque a quell’epoca non sapevano ancora nulla di me. Lo chiarisce bene Pietro nella sua, scritta il 29 dello stesso mese. Io ho risposto; "Grazie del suo interesse. Noi tutti bene. Ho ricevuto molte volte notizie della mia famiglia ed ho sempre risposto. Spero che ora sapranno che sono stata sana.Saluti."

Povera mamma! Ha tentato proprio tutti i mezzi per farmi pervenire sue notizie! Oh Signore, quando mi sarà dato riabbracciarla? Quando, quando? Ah, domanda ansiosa, cui invano si tenta una risposta! Con mio piacere il veterinario si è scusato di non poter venire alla lezioni d’italiano: me l’ha fatto sapere oggi con una letterina in cui ha accluso un biglietto da venti corone autentiche: venti corone per quattro lezioni non è tanto male!

Il romanzo "Veneta" mi ha occupata tutto il pomeriggio e la serata; trovo che è molto analogo al "San Michele". Già, quando si scrivono parecchi romanzi sullo stesso genere, le analogie sono quasi inevitabili. Ora devo consacrarmi alle letture più serie, come "L’Idioma Gentile" del De Amicis.

11 agosto

Domenica. Perchè fosse di gioia ci voleva qualche cosa che venisse da lontano ... Eccomi difatti, verso l’una del pomeriggio, mentre stavo aiutando la zia a fare il pane, eccomi la mia cara Lisetta con una cartolina di ... Attilio! Egli dice: "Ricevo finalmente tue notizie!" Ah, finalmente, sì; finalmente anch’io posso dare un sospiro di sollievo, nella certezza che i miei diletti sono rasserenati e più tranquilli. Cerco di raffigurarmi il loro senso di dolce letizia al giungere del mio biglietto.

Certo fu Attilio il primo a ricevere (è giusto perchè fu il primo a scrivermi) ed egli si affrettò a comunicarlo a mamma, a Pietro. "Dina sta bene ... e tutti bene ... non mancano di nulla!" Ah, cari, cari! e vi ha sempre in cuore, e vi abbraccia tutti, e vi stringe al seno stretti così ... Questo non ve lo dice lo scritto? No? Guardatelo, guardatelo bene, e vi troverete questo ... ed altro!

12 agosto

Con animo più forte proseguo sulla via dolorosa, incomincio la nuova settimana. Oggi era la festa della Madonna della Neve; la Messa è stata celebrata alle dieci e questa sera, dopo il tramonto, c’era la benedizione. Ho ricamato tutto il pomeriggio attorno alla camicia di Maria. Verso sera, mentre mi disponevo ad uscire, è venuto il Sindaco ad avvertirmi che domattina dovrò essere anch’io a Maniago, ove il Comando convocherà, per le dieci, tutti i maestri e i capi dei vari Comuni mandamentali. Sono curiosa di sapere che cosa vogliono.

13 agosto

Valeva la pena di andare fino al capoluogo, magari a piedi come hanno fatto tanti maestri per stare, prima, un’ora in piedi nel cortile del Comando ad attendere e, poi, sentirsi dire la gran nuova: saremo stipendiati dal governo invece che dai Comuni. Bella deferenza hanno usato verso i poveri insegnanti! C’era il tenente ospite di Assunta che rappresentava il Capo ed un Commissario in funzioni di interprete, che parlava speditamente l’italiano.

Ci hanno dato un modulo da riempire di dati statistici riguardanti la professione e ci hanno licenziato dopo una rosea premessa di una nuova distribuzione di grano che ... sarà data con la solita premura. Noi siamo uscite, ma i sindaci furono trattenuti ed era mezzogiorno. Io, che ero con il Signor Angeli, non potevo far ritorno senza di lui e perciò Assunta mi ha ... requisita ed ho dovuto pranzare con la sua famiglia.

Povera creatura! Per fortuna oggi avevano un po’ di brodo, altrimenti quella minestra era immangiabile: immaginarsi, un po’ di farina mal macinata, cotta in una pentola d’acqua. Poterono offrirmi un po’ di carne lessa (per una mera combinazione l’avevano) con due patate perchè di pane non si parla. Bianca, che è servita dalla cucina austriaca in grazia dell’impiego, mi ha offerto un po’ del suo dolce e del caffè con il rhum: insomma, ho pranzato discretamente. Siamo state in gaia conversazione fino all’una e mezza e ci siamo lasciate con rammarico, nonostante la certezza di rivederci presto.

Assunta mi ha accompagnata fino fuori del paese. Siamo scese a Tesis in tre quarti d’ora, giusto in tempo per non prendere una buona inzuppata d’acqua. Stassera è arrivato un nuovo capitano poichè l’altro è andato in licenza. Il nostro egregio veterinario ha avuto la sua visita ed ora in cucina sono affaccendati per servire loro il caffè. Io non posso fare a meno di stizzirmi quando vedo mia zia affannarsi per questi austriaci. Uh, mi sono tanto antipatici!

2 novembre 1918

Gli italiani sono arrivati: evviva l’Italia! Gridiamolo con tutto lo slancio del cuore, mentre con animo intenerito e con le lagrime agli occhi salutiamo i nostri prodi ed animosi soldati che accorrono con volto sorridente incontro al nemico nostro oppressore. "Avete sofferto, molto sofferto, ma ora siate contenti che vi compenseremo!" dicevano passando. Ah, sì, siamo contenti e ci è sufficiente compenso il potervi rivedere, il mirare i vostri volti giovanili, il riudire la natia lingua tanto musicale.

Stamane all’alba è arrivata la pattuglia a Basaldella e Piero Fratta ce ne ha dato notizia: ero appena tornata da Chiesa. Non potevo quasi credere, certo non ero entusiasta, affatto. Pensavo a quanti sono morti in seguito a quest’offensiva, pensavo al mio Pietro che forse ... Avevo il cuore angosciato e non ho voluto accontentare Maria che voleva uscissimo ad incontrare i soldati. Ella andò nel brolo a guardare, ma attese invano.

Per Tesis non è passato nessuno. Tutti andavano a Basaldella e Maria si crucciava. Dopo il pranzo, per farla contenta, ho chiesto alla zia di lasciarci andare al mulino in sua vece. La casa del mugnaio è a cinquanta metri dal paese: così vi ci siamo recate; primo di tutti, proprio davanti al mulino, abbiamo veduto un parente: Dante, il figlio della Marietta Salvadori, che abita a Murano. Veniva a Tesis per salutare la zia Paola e si è fermato al nostro saluto festoso: Evviva il bersagliere! Che dolce sorpresa ritrovarci parenti!

Ci ha narrato come l’offensiva sia riuscita splendidamente ottenendo risultati ai quali lo Stato Maggiore stesso non credeva di giungere così rapidamente. E l’entusiasmo dei soldati! Tutti volevano essere i primi a passare il Piave malgrado dovessero attraversarlo a guado. "L’acqua ci arrivava fino al petto ... e noi, stretti a catena per sostenerci: saldi e avanti!" Eravamo commosse ad ascoltarlo. L’abbiamo salutato con un "Arrivederci a Tesis!" A Basaldella poi! Passavano i cavalleggeri al trotto.

Che begli uomini! "Addio brunetta!" "Buongiorno Mary!" Per tutti avevano una parola e tutti sventolavano bandieruole, fazzoletti, nastri tricolori. "Evviva, evviva!" "Benedetti, benedetti i nostri salvatori!" era il grido delirante di tutti noi. Ah, che ora solenne di commozione e di entusiasmo! Tutti sospirano perchè Tesis è fuori strada: tutti vogliono andare a Basaldella domani per veder passare gli artiglieri, per salutare ancora i nostri bravi soldati. Ah, se potessi aver qualche nuova di Pietro!

3 novembre 1918

Altro che andare a Basaldella! Gli italiani hanno voluto venire a Tesis per soddisfare i nostri desideri: abbiamo qui un’intera brigata. È giunta stassera, ma i soldati circolano qua sino da stamane. Appena alzata ho riaperto il sottoscala e rimesso i miei abiti nell’armadio, indi ne ho stirato uno per indossarlo. Andata a Messa, proprio sul più bello della predica abbiamo udito arrivare un camion ed il Sindaco è uscito a ricevere gli ufficiali. La gente, presa da viva curiosità, non poteva più star quieta, ed ha ascoltato abbastanza distrattamente il resto del Divino Ufficio.

Finalmente ha potuto uscire, ed allora l’entusiasmo è esploso. "Viva l’Italia! Viva i soldati!" Passavano il 36° ed il 37° fanteria: i soldati sventolavano fazzoletti, banderuole e ripetevano: "State allegri, state allegri e pregate che venga la pace!" Da due camions fermatisi sul sagrato sono scesi ufficiali e soldati della Croce Rossa per installarsi nel locale della bottega e ivi formare un ospedaletto. Una folla di persone li ha attorniati e gli uomini li aiutavano a scaricare la roba e portarla nella casa.

Mi sono trattenuta anch’io a guardare ed a parlare: tutti i militi salutavano sorridendo e chiedevano: "Quando sono partiti i barbari? Siete contenti? Come vi trattavano?" Poi aggiungevano: "Ma voi non avevate la tessera? Siete tutte bianche e rosee, fresche come fiori!" Noi pure ridevamo rispondendo che siamo state furbe ed i tedeschi indulgenti. Dopo il pranzo Maria ha voluto uscire a vederli: io ero a casa.

È venuto un ufficiale a notificare gli alloggi per la truppa: lo segue un elegante soldatino il quale si è fermato poi a chiacchierare. Quante cose avevamo da dirci! Dopo avere preparato due camere e riordinato il mio stanzino per uso d’ufficio, io e Maria ci siamo intrattenute con questo gradito ospite, uno spigliato pisano giovanissimo e chiacchierino. Verso le sei cominciava ad arrivare la truppa; il giovane andò in cerca del colonnello che deve alloggiare qui e noi a cena.

Quando la compagnia entrava nel nostro cortile era buio perfetto. I primi sono venuti in casa assieme al pisano: abbiamo fatto una seconda, ampia chiacchierata di spiegazioni e commenti che non finivano mai. Bisogna sentire i soldati come sono entusiasmati, come bollenti d’ira contro i tedeschi. "Bisogna andare fino a Vienna" dice il toscanino "io già non posso vederli, e non voglio dormire nel fienile se ce ne furono anche colà a riposare". "Tutti i borghesi si lagnano" ha aggiunto un buon milanese molto savio e corretto "ma voi state benissimo. Bisogna vedere vicino al Piave! Ah, quelle donne, quelle creature non si reggono in piedi!"

All’ora del rancio siamo uscite nel cortile ed abbiamo parlato con tutti un poco. Quei cari giovani mi si affollavano intorno per interrogare, per udire ed io, nella foga dell’espansione, non sentivo neanche il freddo della notte già scesa. Ah, come fremevano alla narrazione delle vessazioni subite! "Vedrà signorina che le pagheranno! Oh se le pagheranno! Li abbiamo messi in rotta, ma ora vogliamo andare a Trieste e ci andremo, perdio!": questa è la voce unanime, profondamente sincera. M’hanno raccontato poi gli orrori della prepotenza tedesca sulla linea del Piave: non una donna hanno rispettato quegli infami! Scene raccapriccianti! Certo questo è accaduto perchè là non c’erano Comandi — lo dicevano gli austriaci stessi.

M’è stato presentato il colonnello, un simpatico uomo sulla cinquantina, alto, diritto, dalla fisionomia severa ma buona: una di quelle fisionomie che rispecchiano un’anima forte, energica. Quant’è affabile e cortese! Prima di coricarmi ho veduto anche gli ufficiali di Stato Maggiore che dormono nella nostra camera: un giovanissimo capitano di fanteria ed un capitano medico; due medici che ci hanno molto parlato delle condizioni dei profughi in Italia, delle origini e dello sviluppo della febbre spagnola.

Quanta strage ha fatto la febbre spagnola, quanta! A Milano duecento morti ogni giorno, a Torino altrettanti! Ho pensiero per i miei cari. Che ne sarà? Mi corico stanca e con una spina nel cuore. E Pietro? Nessuno sa la sorte del 255°.

4 novembre 1918

Quanti soldati, mio Dio! Pieno il cortile, il pianterreno, i fienili; le strade brulicano, i campi pure. Non so dove stare. Stamane, scesa a colazione, ho veduto quel bruno e serio lombardo che tanto mi piace per la palese rettitudine ed abbiamo fatto una chiacchierata, naturalmente a proposito dei tedeschi. Egli mi ha dato il Corriere della Sera ed un giornale umoristico, poi si è recato a prendere la posta e così l’ho del tutto perduto di vista.

Tutti i soldati vennero ad offrire pane e carne di scatola, e tutti si mostrarono così educati, timorosi di disturbare, che mi sembrava d’essere in un altro mondo. Ho messo la pentola dei fagioli al fuoco e mi trattenevo là a chiacchierare coi carabinieri che dormono in cucina, quando è entrato un tenente lungo, magro, che fu già qui una sera per mezz’oretta e si disse profugo del Piave. Ah, la scenetta curiosa! "Scusi, signorina, ha studiato a Venezia, Lei? In quale anno ha terminato?” Glielo dissi. “Forse ha conosciuto mia sorella, la Mazzi.”

"Ah, la Bettina? Lei è fratello della Bettina! Ah, che piacere, che combinazione!" Io ero addirittura felice di conoscere un parente di quella cara creatura e gli parlai a lungo della sua tenera bontà che la faceva amare da tutte. Nominammo parecchie compagne d’entrambe, e mi disse dove si trovano. Bettina è a Milano, impiegata al Provveditorato. Mi diede il suo indirizzo e volle il mio. Che cara, gradita sorpresa! I carabinieri ed i soldati erano incantati! Sono stata un po’ in camera per leggere i giornali.

Tornata in cucina, vi ho trovato un altro milanese autentico che sedeva accanto al fuoco: è lo scrivano dell’ufficio e si chiama Biraghi. "Io non fui mai interventista, e mai entusiasta per la guerra. Quando i giornali raccontavano i maltrattamenti che vi facevano subire i tedeschi, io non credevo. Esagerazioni, esagerazioni, dicevo; ma è tutto vero! tutto vero!" Anche questo è persuaso, quindi, e detesta gli austriaci con tutto il cuore. Si parlava animatamente delle miserrime condizioni dei prigionieri, quando entrò uno degli attendenti, un ferrarese tutto fuoco che gridò, battendo le mani:

"È firmato l’armistizio! È firmato l’armistizio! Alle tre cesseranno le ostilità!"

Tutti balzarono in piedi felici. "Evviva la pace, evviva!" E ancora: "I nostri sono sbarcati a Trieste!". Anche questa? Non potevo capacitarmene e sono corsa a vestirmi per andare da zio Vittorio e congratularmi con lui. Ah, che gioia! Maria aveva pronto il pranzo, ma io non avevo appetito. Lo scrivano, chiesto il permesso di portare la macchina in cucina, stampava i bollettini dello Stato Maggiore sotto dettatura del capitano.

Andai dai Del Moro: che peccato! Zia Gigia è assalita dal suo solito malore. Ancora iersera chiacchierammo insieme dei nostri cari ospiti e del gentilissimo Generale che alloggia in casa sua. Mi sono trattenuta a lungo con zio Vittorio e con alcuni soldati parlando dell’offensiva di giugno, del tradimento di Caporetto e tante altre storie. Al mio ritorno una sorpresa senza nome: ho trovato il Colonnello seduto in cucina a conversare con Maria.

Subito mi ha ... requisita: "Lei è fidanzata ad un capitano, vero?" L’ho guardato sorpresa. Certo quell’impertinente di aiutante gliel’aveva detto: ha veduto la fotografia di Pietro sul cassettone. "No, Signor Colonnello, ad un tenente". Insisteva; mi domandò di Pietro, della mamma e di me; della scuola. Io gli chiesi quando potrò andare a Venezia e mi disse sarà fra una decina di giorni.

Interrogava molto e rispondeva poco ed io volevo sottrarmi a quella inquisizione. Non vi fu verso! Anzi, avendoglielo Maria detto, volle vedere il mio diario, ed ho dovuto dargli il primo quaderno. "Grazioso! Grazioso!" Leggeva attento ed è entrato anche il Capitano di Fanteria a curiosare. "La signorina era compagna di studio della sorella d’un mio ufficiale?"

Chissà che cosa m’avrebbe chiesto, ma aveva riguardo del Colonnello ed io, approfittando dell’arrivo di due tenenti, me la sono svignata. Al diavolo gli indiscreti che non mi lasciano mai libera! Eppure sono dei nostri e non so desiderare che partano!

ore 18 del 4 novembre 1918

Il tricolore sventola sulla Torre del Buon Consiglio e a San Giusto: Trento e Trieste sono italiane! L’annuncio ufficiale l’ha dato il Capitanino di Stato Maggiore Biraghi. Ha stampato i bollettini sotto la sua dettatura. Come fu? Non l’ho capito stassera e non lo capirò forse in questi primi giorni. Ah, quale insperato trionfo! Che delirio d’entusiasmo fra i soldati tutti! Peccato non sia giunto il carabiniere, altrimenti ... che sbornia!

Biraghi sì ha trovato il modo di festeggiare l’avvenimento: è stato dal macellaio ed ha cucinato delle eccellenti bistecche ricordandosi (gentile proprio!) della padrona di casa, a cui ha dato una bella fetta di carne cruda. Dopo cena è venuto a parlarmi delle bellezze di Milano, della sua vita borghese: è un ragioniere, impiegato alla banca. Io me la godo nel sentire parlare un lombardo, un patriota del mio Pietro.

5 novembre 1918

Oggi a un anno ... chi si ricorda più che entravano i tedeschi? Siamo fra gli italiani, ne abbiamo piene le case! Sacrificano, è vero, la nostra bella libertà, ma pazientiamo trattandosi di poco. Dopo merenda mi sono seduta vicino al fuoco con la zia e Biraghi era pronto allo scrittoio. È un bel tipo davvero: ha ventisei anni e ne dimostra ventidue appena, così snello, garrulo e soprattutto così fanciullesco! È tutto grazia, sorrisi e buffonate.

Ogni tanto deponeva la penna e si voltava a noi. "Viene la pace! Ancora un poco e poi basta di questa vita! Quante ne abbiamo passate!" e raccontava del Carso e poi della sua vita borghese e della sua mamma. Ah, la mamma! Lo ascoltavo con tenerezza infinita! Me ne ha mostrato il ritratto: una bellissima donna, il vero tipo di lombarda forte nel fisico e nello spirito.

La zia gli parlava dei nostri, io della famiglia lontana. Ha mostrato vivo rammarico di non aver mai veduto Venezia, che tutti gli decantano. L’attendente del Capitanino c’è stato: ah, quello sì è tutto fuoco, sebbene sia (come egli dice) un mezzo uomo. Che spirito e che facondia! Sono uscita un po’ a passeggio e ... paffete, mi sono imbattuta nel Colonnello.

Povera me! Vuole leggere il mio diario per pubblicarne alcuni brani. Le espressioni genuine di un’anima candida e ingenua come lui sono preziose. Mi ha detto: "Ecco trovato il lavoro! Tutto il giorno ho scritto per raccogliere le note più interessanti e consegnargliele". A mezzogiorno avevamo un buon pranzo, grazie a Biraghi: pasta asciutta e carne. Giusto a quell’ora sono capitati altri scrivani che hanno fatto sloggiare i carabinieri e requisito le sedie e le panchine rimanenti, istituendo un ufficio a destra del focolare. "Sloggiamo dalla cucina" ho detto a Maria "perchè c’è troppo andirivieni di ufficiali e soldati."

Anche stassera gli addetti al Comando hanno fatto una buona cena ed avevano anche del buon vino. Io mi son messa a sedere accanto alla zia ed ascoltavo la conversazione di cui era conduttore Castagnari, un piccolino mezzo sdentato che è un cuoco famoso ed un umorista originale. Ah, dovevo pur ridere alla descrizione che faceva dell’ultima offensiva! E sentirlo ripetere i colloqui con le vecchie del Piave! Ora si sono messi a cantare ed abbiamo loro augurato allegria e felicità!

6 novembre 1918

I nostri ospiti rumorosi sono partiti a mezzogiorno in tutta fretta. L’ordine era perentorio: avanti per Udine a marcia forzata. Non erano contenti, però, i soldati. Io non li ho visti partire: ero a Maniago. Ero andata lassù stamattina alle otto ed ho fatto ritorno dopo le due. Ho potuto scrivere una lettera a mamma, una a Pietro ed impostare. Invece di esserne lieta, mi sento profondamente triste. Temo la risposta ... Temo una brutta nuova! Quella terribile febbre spagnola avrà risparmiato i miei cari? Ah, che angoscia interminabile!

7 novembre 1918

Biraghi diceva che sarebbero arrivati altri militari, invece non s’è visto nessuno ancora. Non desidero avere soldati per il piacere di vedermeli d’attorno, ma perchè con loro mangiamo anche noi e risparmiamo la nostra roba. Mentre era qui la "Bisagno" l’armadio era pieno di pane e di piatti di pasta asciutta; non ci mancava il vino chè Castagnari era generoso. Abbiamo qui un soldato a guardia delle munizioni rimaste: verranno a prenderne con un camion.

8 novembre 1918

Il tempo è eterno; non passa mai, mai per me che sono impazientissima di riabbracciare i miei cari. Oh, se trovassi un camion che andasse a Treviso!


Annuncio della morte del fidanzato Pietro

Zona di guerra, 26 giugno 1918


Il nostro Pietro non è più. Cadde da eroe alla testa del suo Reparto la mattina del 19. Si temeva di non poterlo recuperare, ma con la buona volontà, di notte, lo portammo in salvo, e così gli demmo onorata sepoltura nel cimitero di Lancenigo. E dire che in quella mattina era giunta la sua nomina a Capitano.

È morto serenamente e senza alcuna sofferenza. È morto da eroe e con pura coscienza cristiana. Il Reggimento tutto lo piange: era tanto, tanto buono e bravo.

Preghino per la sua bell’anima; preghino per la vittoria finale.

Con stima.


Il Tenente Cappellano del 255° Regg. Fanteria Minzoni.