Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo 14

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Libro secondo

Capitolo 14

../Capitolo 13 ../Capitolo 15 IncludiIntestazione 1 agosto 2011 75% Storia

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Ingannansi molte volte gli uomini,
credendo con la umiltà
vincere la superbia.

Vedesi molte volte come l’umiltà non solamente non giova ma nuoce, massimamente usandola con gli uomini insolenti, che, o per invidia o per altra cagione, hanno concetto odio teco. Di che ne fa fede lo istorico nostro in questa cagione di guerra intra i Romani e i Latini. Perché, dolendosi i Sanniti con i Romani che i Latini gli avevano assaltati, i Romani non vollono proibire ai Latini tale guerra, disiderando non gli irritare: il che non solamente non gli irritò ma gli fece diventare più animosi contro a loro, e si scopersono più presto inimici. Di che ne fanno fede le parole usate dal prefato Annio pretore latino nel medesimo concilio, dov’e’ dice: «Tentastis patientiam negando militem: quis dubitat exarsisse eos? Pertulerunt tamen hunc dolorem. Exercitus nos parare adversus Samnites, foederatos suos, audierunt, nec moverunt se ab urbe. Unde haec illis tanta modestia, nisi conscientia virium, et nostrarum et suarum?». Conoscesi, pertanto, chiarissimo per questo testo, quanto la pazienza de’ Romani accrebbe l’arroganza de’ Latini. E però, mai un principe debbe volere mancare del grado suo, e non debbe mai lasciare alcuna cosa d’accordo, volendola lasciare onorevolmente, se non quando e’ la può, o ei si crede che la possa tenere: perché gli è meglio, quasi sempre, sendosi condotta la cosa in termine che tu non la possa lasciare nel modo detto, lasciarsela tôrre con le forze, che con la paura delle forze. Perché, se tu la lasci con la paura, lo fai per levarti la guerra, ed il più delle volte non te la lievi: perché colui a chi tu arai con una viltà scoperta concesso quella, non istarà saldo, ma ti vorrà tôrre delle altre cose, e si accenderà più contro a di te, stimandoti meno; e, dall’altra parte, in tuo favore troverrai i difensori più freddi, parendo loro che tu sia o debole o vile: ma se tu, subito scoperta la voglia dello avversario, prepari le forze, ancora che le siano inferiori a lui, quello ti comincerà a stimare; stimanti più gli altri principi allo intorno; e a tale viene voglia di aiutarti, sendo in su l’armi, che, abbandonandoti, non ti aiuterebbe mai. Questo s’intende quando tu abbia uno inimico; ma quando ne avessi più, rendere delle cose che tu possedessi a alcuno di loro per riguadagnarselo, ancora che fussi di già scoperta la guerra, e per ismembrarlo dagli altri confederati tuoi nimici, fia sempre partito prudente.