Donne e Uomini della Resistenza/Antonio Pessot

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Antonio Pessot

Nato a Stevenà di Caneva di Sacile (Pordenone) il 1° marzo 1912, deceduto a Caneva di Sacile il 14 luglio 1983.

Nel 1940 era stato mobilitato con gli Alpini della “Julia” sul fronte greco albanese e, nel 1941, sul fronte orientale. Pessot, con pochi superstiti della sua Divisione, sopravvisse alla disastrosa ritirata di Russia percorrendo a piedi migliaia di chilometri. Nella canna del suo fucile aveva infilato un fiore, che significava per lui il proposito, se ce l’avesse fatta a tornare a casa, di combattere la “sua” guerra contro i fascisti responsabili di quel disastro sanguinoso. Tornato nel suo Friuli, Pessot, dopo l’8 settembre 1943, cominciò la sua battaglia contro fascisti e nazisti. Entrato col nome di “Freccia” nella Brigata “Ciro Menotti” della Divisione Garibaldi “Nannetti” si batté sulla catena del Cansiglio e, diventato popolare per il buon carattere, l’eccezionale vigore fisico e la capacità militari, fu nominato aiutante di stato maggiore della “Menotti”. Designato presidente del CLN di Caneva di Sacile, l’8 novembre 1944 Antonio Pessot era sceso in paese e lì era stato catturato. Nelle mani dei nazifascisti finì, con “Freccia” anche un partigiano cattolico di 19 anni. Si chiamava Giuseppe Antonini e il suo nome di copertura era Anna. Il ragazzo fu subito impiccato sulla piazza di Caneva di Sacile. A “Freccia” fu riservato dai nazisti uno speciale trattamento: un interrogatorio accompagnato da feroci torture. Pessot non si lasciò sfuggire nulla che potesse servire al nemico e quando i nazisti si apprestavano ad impiccare “Freccia”, così come avevano fatto con “Anna”, si ritrovarono in mano un corpo dilaniato, sanguinante, che non dava segni di vita. Pensando fosse morto lo caricarono su una carriola e consegnarono quel corpo inerte ai suoi famigliari. La eccezionale fibra di Pessot gli consentì però di sopravvivere. Amorevolmente curato, “Freccia” non solo poté riprendersi, ma riuscì anche a tornare al suo posto di lotta sino alla Liberazione. Nel dopoguerra Antonio Pessot, riconfermato alla presidenza del CLN del suo paese natale e poi sempre impegnato negli organismi democratici, ha continuato sino ai suoi ultimi giorni a testimoniare il suo impegno antifascista. Sulla eccezionale vita di Pessot il Comune di Caneva di Sacile aveva pubblicato, lui ancora vivente, una fitta, partecipe biografia.