Donne e Uomini della Resistenza/Arturo Colombi

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Arturo Colombi

Nato a Massa Carrara il 22 luglio 1900, deceduto a Roma il 6 dicembre 1983, muratore, dirigente del PCI.

Nella sua autobiografia, Colombi non aveva mai dimenticato di ricordare le proprie origini operaie. Faceva, infatti, il muratore quando, a sedici anni, era diventato il segretario delle Gioventù socialista di Vergato, un centro agricolo e commerciale del Bolognese. A diciannove anni dirigeva la locale Lega dei muratori ed era tra i giovani socialisti che con maggior coraggio si opponevano alle violenze dei fascisti di Vergato. Arrestato con l'accusa di aver attentato alla casa del segretario dei fascisti locali, il giovane muratore, nonostante la mancanza di prove, si fece dieci mesi di prigione. Un altro arresto Colombi subì nel febbraio del 1923 (aveva nel frattempo aderito al Partito comunista), ma fu assolto in istruttoria. Ciò non impedì che continuasse ad essere perseguitato e, nell'impossibilità di trovare lavoro, si risolse a emigrare in Francia. A Reims, con altre centinaia di muratori italiani, Colombi lavorò alla ricostruzione della città, semidistrutta dai bombardamenti della prima guerra mondiale. Si trasferì poi a Lione, dove diresse l'organizzazione dei comunisti presenti nella zona. Nel 1928 Colombi è tra i delegati italiani al VI Congresso dell'Internazionale comunista. Rimane a Mosca per qualche anno, frequenta l'<Università leninista>, entra nel Comitato centrale del P.C.d'I., diventa uno dei dirigenti del Centro interno. In questa veste rientra clandestinamente a più riprese in Italia, per organizzarvi la lotta contro il regime fascista, finché è arrestato e deferito al Tribunale speciale. Condannato a 18 anni di reclusione, il dirigente comunista ne sconta otto. Quando beneficia di un'amnistia, lascia la Casa di pena di Civitavecchia (è il 1941), ma è mandato al confino a Ventotene. Arturo Colombi tornerà in libertà soltanto verso la metà di agosto del 1943. A Torino, dove si è trasferito, dirige l'attività del suo partito in Piemonte e, con la caduta del fascismo e l'occupazione, crea i Comitati di agitazione nelle fabbriche, organizza scioperi, costituisce le prime squadre di GAP. Trova anche il modo di dirigere, stampare e diffondere Il grido di Spartaco, giornale dei comunisti torinesi. Chiamato a Milano nel febbraio del 1944, Colombi vi dirige con Eugenio Curiel La nostra lotta. Sempre a Colombi, responsabile del Triumvirato insurrezionale per il Piemonte, sarà affidata la responsabilità di tutta la propaganda del partito. Alla Liberazione, Colombi è il primo direttore dell'edizione dell'Italia settentrionale de l'Unità. Nel 1946, al V Congresso del PCI, è nominato membro della Direzione del partito e confermato in tutti i successivi congressi. Consultore nazionale, deputato alla Costituente, senatore di diritto nella prima Legislatura, Colombi è stato rieletto nelle tre successive nel Collegio di Bologna. Tra i suoi scritti, sulla storia del movimento operaio e dell'antifascismo, va ricordato Nelle mani del nemico, edito per la prima volta a Roma nel 1951. Ad Arturo Colombi, la città di Bologna ha dedicato una via.