Donne e Uomini della Resistenza/Bruno Tuscano

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Bruno Tuscano

Nato a Palizzi Marina (Reggio Calabria) il 20 marzo 1920, fucilato il 24 gennaio 1945 a San Maurizio Canavese (Torino), allievo ufficiale, Medaglia d'oro al Merito civile alla memoria.

Nell'agosto del 1942, fu mandato in Piemonte, a Ceva, per seguirvi il Corso allievi ufficiali di complemento dell'Aeronautica. Sorpreso dall'armistizio in provincia di Piacenza, dopo essere stato arrestato dai tedeschi riuscì a fuggire e, tornato in Piemonte, si impiegò prima in un ufficio statale di Sale Langhe e poi alla Prefettura di Cuneo. Qui ebbe modo di conoscere un amico di Duccio Galimberti che lo mise in contatto con gli Azionisti e lo convinse ad entrare nella Resistenza. Nel giugno del 1944 Tuscano passò in Valle di Lanzo e, aggregato alla II Divisione Garibaldi, ne divenne ufficiale istruttore e poi capo di stato maggiore della 19ma Brigata, con la quale partecipò ad un'intensa attività di guerriglia. I pesanti rastrellamenti del settembre del 1944 costrinsero il giovane a riparare in Francia. Tornato in Val di Lanzo, Bruno Tuscano assunse il comando della colonna alpina GL "Renzo Giua" e si diede ad organizzare i collegamenti tra i partigiani della Valle e le missioni alleate in Francia, ottenendone preziosi rifornimenti in armi e munizioni. Il 23 gennaio del 1945 incappò, con i suoi uomini, in una trappola organizzata presso Chialamberto dai paracadutisti del battaglione "Nembo" della RSI. Portato alla Casa Littoria di San Maurizio Canavese, Bruno Tuscano, durante l'interrogatorio riuscì a scagionare gli uomini della sua colonna. Condannato a morte fu fucilato. In occasione del 60° della Liberazione, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel Cortile d'onore del Quirinale, ha consegnato a Francesco Tuscano, fratello di Bruno, il riconoscimento alla memoria con questa motivazione: "Giovane di elevate qualità umane e morali, durante la guerra di liberazione, aderiva con appassionato impegno alla colonna di Giustizia e Libertà - Renzo Giua. Al comando di questa formazione, dopo quattro giorni di assedio, nei pressi di S. Maurizio Canavese (Torino), con generosità d'animo e fierissimo contegno, consegnandosi mortalmente al fuoco nemico, ottenne di salvare i suoi uomini, dando viva e coerente testimonianza di abnegazione e di elette virtù civiche. Pleclaro esempio di amor patrio e di spirito di sacrificio".