Donne e Uomini della Resistenza/Don Giuseppe Bertini

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Don Giuseppe Bertini

Nato a Massa Carrara nel 1918, fucilato nel rione Quercioli di Massa il 10 settembre 1944, sacerdote, Medaglia d'oro al merito civile alla memoria.

Ordinato sacerdote nel 1941, don Bertini divenne, nel 1943, parroco di Molina di Quosa (Pisa). La canonica nella Valle del Serchio diventò, dopo l'armistizio, punto di riferimento per chi fuggiva dai nazifascisti o di chi, semplicemente, aveva bisogno di vettovaglie o di altri generi di conforto. Allorché, il 31 agosto del 1944, Molina di Quosa fu al centro di un rastrellamento, il parroco (per evitare che i tedeschi trovassero, nell'abitazione del sacerdote, alcuni uomini che vi si erano nascosti), si offrì ai soldati per aiutarli. Il prete dovette così trasportare casse di munizioni per i nazisti, che poi lo condussero nel carcere del castello di Malaspina, a Massa. Qui don Bertini fu, per giorni e giorni, interrogato perché ammettesse che i suoi parrocchiani, "rastrellati" a Molina di Quosa, facevano parte della Resistenza. Il sacerdote continuò a negare e pagò con la vita il suo silenzio. Nell'aprile del 1965, l'allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat ha decretato, alla memoria di don Bertini, la Medaglia che ha questa motivazione: "Nominato parroco di una borgata nel settembre del 1943, dedicò tutte le sue giovani energie all'alto ministero. Durante il periodo più burrascoso dell'occupazione nemica, incurante del gravissimo rischio personale, si prodigò incessantemente e infaticabilmente - tra i continui bombardamenti e gli spietati rastrellamenti - in mirabile opera di assistenza materiale e spirituale: organizzò servizi di raccolta di pane e viveri, aiutò i partigiani, curò feriti, accorse dove maggiore era il pericolo, perché al suo gregge non mancasse il conforto della sua parola e dei sacramenti. Arrestato dall'invasore, venne sottoposto a maltrattamenti e sevizie, che sopportò con dignità ed eccezionale fermezza; affrontò, infine, con esemplare serenità e sublime coraggio, il plotone di esecuzione, pronunciando parole di perdono per i suoi carnefici". Il parroco di Molina è ricordato nel Parco della Resistenza del Monte Brugiana a Bergiola Maggiore (MS).