Donne e Uomini della Resistenza/Emilio Cirino

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Emilio Cirino

Nato a Montalto Uffugo (Cosenza) nel 1895, fucilato dai tedeschi a Kucj (Albania) il 7 ottobre 1943, tenente colonnello della Fanteria, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Volontario nella Prima guerra mondiale, fu ferito due volte. Nel 1935-36 partecipò alla campagna etiopica e nel 1942, col grado di maggiore, fu inviato in Albania. Al momento dell'armistizio Emilio Cirino era tenente colonnello al comando di un battaglione di Fanteria della Divisione "Perugia". Pur manifestando la propria ostilità ai tedeschi e la comprensione per il movimento di liberazione locale, Cirino ebbe un durissimo scontro con i nazionalisti albanesi, che pretendevano dai militari italiani la consegna delle armi. Combattendo anche contro i tedeschi riuscì a raggiungere, con il suo reparto, Santi Quaranta. Di qui fu incaricato di portarsi a Brindisi, per sovrintendere al rientro in Puglia di alcuni reparti e, soprattutto, per prospettare al nostro Comando Supremo la gravità della situazione. Espletata la missione, l'ufficiale volle assolutamente tornare in Albania per non abbandonare i suoi commilitoni, ben sapendo - perché a conoscenza della strage di Cefalonia, avvenuta qualche giorno prima - quale sorte quasi sicuramente gli era riservata. Tornato con i suoi uomini e ripresa la lotta contro i tedeschi, l'ufficiale dovette riparare sulle montagne e si unì ai partigiani albanesi. Caduto nelle mani del nemico, dopo aver opposto strenua resistenza, Emilio Cirino fu passato per le armi con altri ufficiali. Alla memoria di questo soldato valoroso, al quale il Comune di Roma ha intitolato una via, la massima ricompensa al valor militare è stata conferita con questa motivazione: "Comandante di battaglione di una Divisione dislocata in terra straniera, all'atto dell'armistizio, fedele al suo giuramento, si adoperò in ogni modo per organizzare ed attuare una tenace ed onorevole resistenza armata contro preponderanti forze tedesche. Inviato in pericolosa missione presso il Comando Supremo italiano per ricevere ordini, pur essendogli stato offerto di rimanere in patria, volle ritornare presso il suo reparto per dividerne la sorte, dando mirabile esempio di coraggio, attaccamento al dovere e spirito di sacrificio. Catturato dopo strenua resistenza, cadeva da eroe al grido di «Viva l'Italia» lanciato davanti al plotone di esecuzione. Magnifico esempio di elette virtù militari".