Donne e Uomini della Resistenza/Giacomo Prandina

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Giacomo Prandina

Nato a San Pietro in Gù (Padova) nel 1917, morto nel campo di sterminio di Gusen il 20 marzo 1945, ingegnere, Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.

Cattolico fervente, era studente all'Università di Padova quando fu chiamato alle armi nel Genio. Passò poi all'Aeronautica come sottotenente di complemento. Al momento dell'armistizio - si era nel frattempo laureato in ingegneria elettrotecnica a Padova e in costruzioni meccaniche a Torino - Prandina si trovava presso il Comando della 2ª Zona aerea territoriale di Padova. Datosi alla macchia, il giovane ingegnere si diede all'organizzazione delle prime bande partigiane nel Vicentino e nell'alto Padovano, occupandosi in particolare dell'allestimento di campi d'aviolancio, ma partecipando anche con gran coraggio a molte azioni di guerriglia. Era commissario politico della Divisione partigiana "Vicenza" quando, il 31 ottobre del 1944, cadde nelle mani dei tedeschi, che lo torturarono a lungo senza riuscire a piegarlo. Deportato a Mauthausen e poi a Gusen, vi morì poco prima dell'arrivo degli Americani. Questa la motivazione della ricompensa alla memoria: "Di casa in casa, di paese in paese, ancora ricordato con commosso pensiero da quanti ascoltarono la sua parola, fu apostolo di fede che insegnò ai giovani, che scosse i dubbiosi. Le prime squadre partigiane dell'alto Padovano e del Vicentino furono da lui amorosamente curate e potenziate, i primi campi di aviolancio da lui impiantati, i primi servizi di raccolta notizie da lui organizzati. Uomo d'azione partecipò a centinaia di atti di sabotaggio, emergendo per ardire e sprezzo del pericolo. Arrestato subì disumane torture che, se piegarono il suo corpo, ne rafforzarono l'anima e mantenne spirituali rapporti con i compagni di fede che non volle spendessero per salvarlo energie e forze da riservare solo alla lotta per la Patria oppressa. Deportato in Germania e rinchiuso in un campo di annientamento, soccombette alla fame, agli stenti e alla pena che fino alla morte consumò il suo cuore in un'ardente fiamma di amore per la Patria lontana". A Giacomo Prandina è stata intitolata una strada di Vicenza.