Donne e Uomini della Resistenza/Luciano Lama

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Luciano Lama

Nato a Gambettola (Forlì) il 14 ottobre 1921, deceduto a Roma il 31 maggio 1996, sindacalista, parlamentare e segretario generale della CGIL.

Figlio di un capostazione delle ferrovie, si era laureato in Scienze politiche a Firenze. Durante la Seconda guerra mondiale, Lama è ufficiale di complemento. L'8 settembre 1943, si trova a Borello, una frazione di Cesena. Una staffetta del XII Reggimento Fanteria porta la notizia dell'armistizio. Il giovane sottotenente si consulta con gli altri ufficiali. Decidono di mandare a casa i soldati, per evitare che siano catturati dai tedeschi. Prima provvedono, però, a caricare armi, munizioni, fucili, mitra e mortai sui camion che gli antifascisti locali sono riusciti a procurare. Lama ritroverà quelle armi due mesi dopo, quando entrerà nell'VIII Brigata Garibaldi. Nelle file della Resistenza forlivese, grazie anche all'esperienza militare acquisita, Lama è nominato capo di stato maggiore della 29a GAP "Gastone Sozzi". La formazione è forte di circa duecento uomini ed opera attivamente contro i nazifascisti per quasi un anno. Nell'ottobre del 1944, tocca a Lama guidare una delegazione del Comando partigiano di Forlì che, attraversata la linea del fronte, prende contatto con il Comando alleato e concorda un piano tattico comune per la sollecita liberazione della città. Militante socialista, nell'immediato dopoguerra Lama s'impegna nel lavoro sindacale e, nel 1946, è nominato segretario della Camera del Lavoro di Forlì. Nello stesso anno passa al PCI; in quello successivo entra a far parte dell'apparato centrale della CGIL e, al Congresso di Firenze della Confederazione retta da Giuseppe Di Vittorio , diventa uno dei sette vicesegretari. Lascia l'incarico nel 1952, per assumere quello di segretario della Federazione italiana lavoratori chimici e poi, nel 1958, passa a dirigere la FIOM (Federazione italiana operai metallurgici). Quattro anni dopo Lama, per la rinuncia di Luciano Romagnoli , gli subentra nell'incarico di segretario confederale della CGIL, allora diretta da Agostino Novella . Nel 1970 diventa segretario generale della maggiore organizzazione sindacale italiana e si impegna perché, dopo la scissione del 1948, le altre organizzazioni realizzino con la CGIL intese unitarie. Il 24 luglio 1972, grazie anche al lavoro di Bruno Trentin e di Vittorio Foa , tra CISL, UIL e CGIL si arriva ad un patto federativo. Eletto deputato comunista nel 1958, nel 1963 e nel 1968, Lama ha rinunciato agli incarichi parlamentari nel 1969, proprio perché l'incompatibilità tra cariche politiche e sindacali era una delle condizioni per giungere a quel patto. Disponibile alle trattative per l'unità dei lavoratori, Lama fu irremovibile nel contrasto al terrorismo, i cui prodromi ebbe a sperimentare quando fu duramente contestato, era il 17 febbraio del 1977, durante un comizio all'Università di Roma. Lasciata la direzione della CGIL nel 1986, l'anno dopo Lama è eletto al Senato nelle liste comuniste. Nel 1991, entra nel Partito Democratico della Sinistra, della cui nascita fu sostenitore e fautore, e lo rappresenta a Palazzo Madama come Vicepresidente del Senato. Nel 1992 è riconfermato nella vice presidenza e presiede anche una Commissione parlamentare sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche italiane. Nel 1994 non si è più ripresentato al corpo elettorale, ma fino alla morte, avvenuta nella sua abitazione di Roma, ha continuato a fare il sindaco d'Amelia. La cittadina laziale gli ha intitolato la Biblioteca comunale, ricca di 60 mila volumi. Al grande dirigente sindacale sono stati intitolati premi, strade e piazze in varie parti d'Italia, associazioni, organizzazioni dei Democratici di sinistra. Nel 2004, "il Mulino" ha raccolto in volume i suoi discorsi parlamentari.