Donne e Uomini della Resistenza/Silvio Ortona

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Silvio Ortona

Nato a Casale Monferrato (Alessandria) il 24 maggio 1916, morto a Cirié (Torino) il 6 marzo 2005, combattente per la Libertà.

La famiglia di Silvio Ortona, annunciandone la scomparsa, lo ha definito "combattente per la Libertà". È stato questo, infatti, il tratto caratteristico della personalità di Ortona, che della Libertà fu privato quando, dopo essersi laureato in Giurisprudenza, il 30 giugno 1937, a Torino, si era iscritto al corso per allievi ufficiali. A causa delle leggi razziali aveva dovuto, nel 1938, lasciare l'Esercito e fu da quel momento che, per Ortona, cominciò una battaglia che sarebbe durata tutta la vita. Nel 1941, il giovane ebreo prende i primi contatti con l'antifascismo e diventa militante del PCI. Dopo l'8 settembre 1943, fu tra coloro che subito presero la via della montagna. La sua, pur interrotta, istruzione militare, fa sì che diventi comandante, nel Biellese, con il nome di "Lungo", della formazione intitolata ai Fratelli Bandiera. Fu "Lungo" stesso che, dopo la Liberazione, ebbe a ricordare che la 2a Brigata Garibaldi, che aveva contribuito a costituire, "avrebbe poi figliato due Divisioni di tre Brigate ciascuna, più i servizi" e a rilevare che la sua famiglia paterna aveva avuto "cinque deportati senza ritorno" e che quattro deportati in Germania c'erano stati pure "del lato materno". Sconfitti i nazifascisti, Ortona è chiamato a dirigere la Federazione comunista di Vercelli. Vi dirige anche il foglio di partito L'Amico del Popolo. Proprio su quelle pagine (Primo Levi doveva ancora trovare un editore), escono alcuni capitoli di Se questo è un uomo. Ortona è poi dirigente regionale del PCI a Torino, stimato parlamentare comunista. È un esponente della CGIL quando, negli anni a cavallo tra il '60 e il '70, occupandosi di politica agraria, dà un importante contributo allo sviluppo del movimento cooperativo. Una volta "pensionato", Silvio Ortona si dedica alle problematiche dell'ebraismo. Nei suoi ultimi anni è stato attivo a Torino nel Centro di studi ebraici ed un apprezzato collaboratore di Ha Keilak, il mensile della Comunità subalpina. È stato sepolto nel Cimitero ebraico di Torino.