Doveri dell'uomo/Capitolo quarto - Doveri verso l'umanità

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Capitolo quarto - Doveri verso l'umanità

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I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza e perché senza intendere quelli non potete compiere se non imperfettamente gli altri, sono verso l’Umanità. Avete doveri di cittadini, di figli, di sposi e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parlerò a lungo tra poco; ma ciò che fa santi e inviolabili quei doveri, è la missione, il Dovere che la vostra natura d’uomini vi comanda. Siete padre per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio. Siete cittadini, avete una Patria, per potere facilmente, in una sfera limitata, con concorso di gente già stretta a voi per lingua, per tendenze, per abitudini, operare, a beneficio degli uomini quanti sono e saranno, ciò che mal potreste operare perduti, voi soli e deboli, nell’immenso numero dei vostri simili. Quei che v’insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v’insegnano, più o meno ristretto, l’egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia son come due circoli segnati dentro un circolo maggiore che li contiene; come due gradini d’una scala senza i quali non potreste salire più in alto, ma sui quali non è permesso arrestarvi.

Siete uomini: cioè creature ragionevoli, socievoli e capaci, per mezzo unicamente dell’associazione, d’un progresso, a cui nessuno può assegnar limiti: e questo è quel tanto che oggi sappiamo dalla Legge di vita data all’Umanità. Questi caratteri costituiscono la umana natura, che vi distingue dagli altri esseri che vi circondano e che è fidata a ciascuno di voi come un seme da far fruttare. Tutta la vostra vita deve tendere all’esercizio e allo sviluppo ordinario di queste facoltà fondamentali della vostra natura. Qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere, in tutto o in parte, una di queste facoltà, voi scadete dal rango d’uomini fra gli animali inferiori o violate la legge della vostra vita, la Legge di Dio.

Scadete fra i bruti e violate la Legge di Dio, qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere una delle facoltà che costituiscono l’umana natura in voi o in altri. Ciò che Dio vuole, è non già che la sua legge s’adempia in voi individui - se Dio non avesse voluto che questo, ei vi avrebbe creato soli - ma che s’adempia su tutta quanta la terra, fra tutti gli esseri ch’egli creava a immagine sua. Ciò ch’egli vuole è che il pensiero di perfezionamento e d’amore, da lui posto nel mondo, si riveli e splenda più sempre adorato e rappresentato. La vostra esistenza terrestre, individuale, limitatissima com’è per tempo e per facoltà, non può rappresentarlo che imperfettissimo e a lampi. L’Umanità sola, continua per generazioni e per intelletto, che si nutre dell’intelletto di tutti i suoi membri, può svolgere via via quel divino pensiero e applicarlo e glorificarlo. La vita vi fu dunque data da Dio perché ne usiate a benefizio dell’Umanità, perché dirigiate le vostre facoltà individuali allo sviluppo delle facoltà dei vostri fratelli, perché aggiungiate con l’opera vostra un elemento qualunque all’opera collettiva di miglioramento e di scoperta del vero, che le generazioni, lentamente ma continuamente promuovono. Dovete educarvi ed educare, perfezionare. Dio è in voi, non v’è dubbio; ma Dio è pure in tutti gli uomini che popolano con voi questa terra: Dio è nella vita di tutte le generazioni che furono, sono e saranno, e hanno migliorato e miglioreranno progressivamente il concetto che l’Umanità si forma di Lui, della sua Legge, e dei nostri Doveri. Dovete adorarlo e glorificarlo per tutto ov’Egli è. L’Universo è il suo Tempio. Ed ogni profanazione non combattuta, non espiata, del Tempio di Dio, ricade su tutti quanti i credenti. Poco importa che voi possiate dirvi puri: quando anche poteste, isolandovi, rimanervi tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate combatterla, tradite i vostri doveri. Poco importa che adoriate nell’anima nostra la Verità: se l’errore governa i vostri fratelli in un altro angolo di questa terra che ci è madre comune, e voi non desiderate e non tentate, per quanto le forze vostre vel concedono, rovesciarlo, tradite i vostri doveri. L’immagine di Dio è sformata nell’anime immortali dei vostri simili. Dio vuole essere adorato nella sua Legge, e la sua Legge è fraintesa, violata, negata d’intorno a voi. L’umana natura è falsata nei milioni d’uomini ai quali, siccome a voi, Dio ha fidato l’adempimento concorde del suo disegno. E voi rimanendovi inerti, osereste pure chiamarvi credenti?

Un popolo, il Greco, il Polacco, il Circasso, sorge con una bandiera di patria e d’indipendenza, combatte, vince, o muore per quella. Cos’è che fa battere il vostro cuore al racconto delle sue battaglie, che lo solleva nella gioia alle sue vittorie, che lo contrista alla sua caduta? Un uomo, vostro o straniero, si leva, nel silenzio comune, in un angolo della terra, preferisce alcune idee, ch’ei crede vere, le mantiene nella persecuzione e fra i ceppi, e muore, senza rinnegarle, sul palco. Perché lo onorate col nome di Santo e di Martire? Perché rispettate e fate rispettare dai vostri figli la sua memoria?

E perché leggete con avidità i miracoli di amor patrio registrati nelle storie Greche e li ripetete ai figli vostri con un senso d’orgoglio quasi fossero storie dei vostri padri? Quei fatti Greci son vecchi di due mila anni, e appartengono a un’epoca d’incivilimento che non è la vostra, né lo sarà mai. Quell’uomo che chiamate Martire, moriva forse per idee che non sono le vostre, e troncava a ogni modo colla morte ogni via al suo progresso individuale quaggiù. Quel popolo che ammirate nella vittoria o nella caduta, e popolo straniero a voi, forse pressoché ignoto; parla un linguaggio diverso, e il modo della sua esistenza non influisce visibilmente sul vostro: che importa a voi se chi lo domina è il Sultano o il Re di Baviera, il Russo o un governo escito dal consenso della nazione? Ma nel vostro cuore è una voce che grida: "Quegli uomini di due mila anni addietro, quelle popolazioni ch’oggi combattono lontane da voi, quel martire per le idee del quale voi non morreste, furono, sono fratelli vostri: fratelli non solo per comunioni di origine e di natura, ma per comunione di lavoro e di scopo. Quei Greci antichi passarono; ma l’opera loro non passò, e senza quella voi non avreste oggi quel grado di sviluppo intellettuale e morale che avete raggiunto. Quelle popolazioni consacrarono col loro sangue una idea di libertà nazionale per la quale voi combattete. Quel martire insegnava morendo che l’uomo deve sacrificare ogni cosa e, occorrendo, la vita a quel che egli crede essere la Verità. Poco importa ch’egli e quanti altri segnano col loro sangue la fede tronchino qui sulla terra il proprio sviluppo individuale: Dio provvede altrove per essi. Importa lo sviluppo dell’Umanità. Importa che la generazione ventura sorga, ammaestrata dalle vostre pugne e dai vostri sacrifici, più alta e più potente che voi non siete nella intelligenza della Legge, nell’adorazione della Verità. Importa che, fortificata dagli esempi, la natura umana migliori e verifichi più sempre il disegno di Dio sulla terra. E in qualunque luogo la natura migliori, in qualunque luogo si conquisti una verità, in qualunque parte si mova un passo sulla via dell’educazione, del progresso, della morale, è passo, è conquista che frutterà presto o tardi a tutta quanta l’Umanità. Siete tutti soldati d’un esercito che move per vie diverse, diviso in nuclei diversi, alla conquista d’un solo intento. Oggi, voi non guardate che ai vostri capi immediati; le diverse assise, le diverse parole d’ordine, le distanze che separano i corpi d’operazione, le montagne che celano gli uni al guardo degli altri, vi fanno spesso dimenticare questa verità e concentrano esclusivamente la vostra attenzione sul fine che v’è più prossimo. Ma v’è più alto di tutti voi, chi abbraccia l’insieme e dirige le mosse. Dio solo ha il segreto della battaglia e saprà raccogliervi tutti in un campo e sotto una sola bandiera.

Quanta distanza tra questa credenza che fermenta nelle anime nostre e sarà base alla morale dell’Epoca che sta per sorgere, e quelle che davano per base alla loro morale le generazioni che oggi chiamano antiche! E com’è stretto il legame che passa fra l’idea che noi ci formiamo del Principio Divino e quella che ci formiamo dei nostri doveri! I primi uomini sentivano Dio, ma senza intenderlo, senza più cercare d’intenderlo nella sua Legge: lo sentivano nella sua potenza, non nell’amore: concepivano confusamente una relazione qualunque fra Lui e il proprio individuo, non altro. Poco atti a staccarsi dalla sfera degli oggetti sensibili, lo sostanziavano in uno di quelli, nell’albero che avevan veduto colpito dal fulmine, nella pietra presso alla quale avevano innalzata la loro tenda, nell’animale che s’era offerto prima al loro occhio. Era il culto che nella storia della religione si distingue col nome di feticismo. E allora gli uomini non conobbero che la famiglia, riproduzione in certo modo del loro individuo: oltre il cerchio della famiglia, non v’erano che stranieri, o più generalmente, nemici; giovare a sé e alla famiglia, era l’unica base della morale. Più appresso, l’idea di Dio s’ampliò. Dagli oggetti sensibili l’uomo risali timidamente all’astrazione: generalizzò. Dio non fu più il protettore della famiglia, ma dell’associazione di più famiglie, della città, della gente. Al feticismo successe il politeismo, culto di molti Dei. Allora la morale ampliò anch’essa il suo cerchio d’azione. Gli uomini riconobbero l’esistenza dei doveri più estesi della famiglia e lavorarono all’incremento della gente, della nazione. Pur nondimeno, l’Umanità s’ignorava. Ogni nazione chiamava barbari gli stranieri, li trattava siccome tali, e ne cercava colla forza e coll’arte la conquista o l’abbassamento. Ogni nazione aveva stranieri o barbari nel suo seno, uomini, milioni di uomini, non ammessi ai riti religiosi dei cittadini, creduti di natura diversa, e schiavi fra i liberi. L’unità del genere umano non poteva essere ammessa che come conseguenza dell’unità di Dio. E l’unità di Dio, indovinata da alcuni rari pensatori dell’antichità, manifestata altamente da Mosè, ma colla restrizione funesta che un solo popolo era l’eletto di Dio, non fu riconosciuta che verso lo scioglimento dell’impero Romano, per opera del Cristianesimo; Cristo pose in fronte alla sua credenza queste due verità inseparabili: non v’è che un solo Dio, tutti gli uomini sono figli di Dio; e la promulgazione di queste due verità cangiò aspetto al mondo e ampliò il cerchio morale sino ai confini delle terre abitate. Ai doveri verso la famiglia e verso la patria, s’aggiunsero i doveri verso l’Umanità. Allora l’uomo imparò che dovunque ei trovava un suo simile, ivi era un fratello per lui, un fratello dotato d’un’anima immortale come la sua, chiamata a ricongiungersi al Creatore, e ch’ei gli dovea amore, partecipazione della fede, e aiuto di consiglio e d’opera, dov’egli ne abbisognasse. Allora, presentimento d’altre verità contenute in germe nel Cristianesimo, s’udirono sulla bocca degli Apostoli parole sublimi, inintelligibili all’antichità, male intese o tradite anche dai successori; siccome in un corpo sono molte membra, e ciascun membro eseguisce una diversa funzione, così, benché molti, noi siamo un corpo solo, e membra gli uni degli altri1. E vi sarà un solo ovile e un solo pastore2. Ed oggi, dopo diciotto secoli di studi ed esperienze e fatiche, si tratta di dare sviluppo a quei germi: si tratta d’applicare quella verità, non solamente a ciascun individuo, ma a tutto quell’insieme di facoltà e forze umane e presenti e future che si chiama l’UMANITÀ: si tratta di promulgare non solamente che l’Umanità, è un corpo solo e deve essere governato da una sola legge, ma che il primo articolo di questa Legge è: Progresso, progresso qui sulla terra dove dobbiamo verificare quanto più possiamo del disegno di Dio ed educarci a migliori destini. Si tratta d’insegnare agli uomini che, se l’Umanità è un corpo solo, noi tutti, siccome membra di quel corpo, dobbiamo lavorare al suo sviluppo e a farne più armonica, più attiva e più potente la vita. Si tratta di convincersi che non possiamo salire a Dio, se non per l’anime dei nostri fratelli, e che dobbiamo migliorarle e purificarle anche dov’esse nol chiedano. Si tratta, dacché l’Umanità intera può sola compiere quella parte del disegno di Dio ch’ei volle si compiesse quaggiù, di sostituire all’esercizio della carità verso gl’individui, un lavoro d’associazione tendente a migliorar l’insieme, di ordinare a siffatto scopo la famiglia e la patria. Altri doveri più vasti si riveleranno a noi, nel futuro, secondo che acquisteremo una idea meno imperfetta e più chiara della nostra Legge di vita. Così Dio Padre, per mezzo d’una lenta, ma continua educazione religiosa, guida al meglio l’Umanità, e in quel meglio il nostro individuo migliora anch’esso.

Migliora in quel meglio, né senza un miglioramento comune voi potete sperare che migliorino le condizioni morali o materiali del vostro individuo. Voi, generalmente parlando, non potete, quando anche il voleste, separare la vostra vita da quella dell’Umanità, vivente in essa, d’essa, per essa. L’anima vostra, salve le eccezioni dei pochissimi straordinariamente potenti, non può svincolarsi dalla influenza degli elementi fra i quali si esercita; come il corpo, comunque costituito robustamente, non può sottrarsi all’azione d’un’aria corrotta che lo circondi. Quanti fra voi vorranno, colla sicurezza di cacciarli incontro alle persecuzioni, educare i figli ad una sincerità senza limiti, dove la tirannide e lo spionaggio impongono di tacere o mentire i due terzi delle proprie opinioni? Quanti vorranno educarli al disprezzo delle ricchezze in una società dove l’oro è l’unica potenza che ottenga onori, influenza, rispetto, anzi che protegga dall’arbitrio e dall’insulto dei padroni e dei loro agenti? Chi è di voi che per amore e colle migliori intenzioni del mondo non abbia mormorato ai suoi cari in Italia: diffidate degli uomini; l’uomo onesto deve concentrarsi in sé stesso e fuggire la vita Pubblica; la carità comincia da casa; e sì fatte massime evidentemente immorali, ma suggeritevi dall’aspetto generale della società? Qual’è la madre che, sebbene appartenente a una fede che adora la Croce di Cristo, martire volontario dell’umanità, non abbia cacciato le braccia intorno al collo del figlio, e tentato svolgerlo da tentativi pericolosi pel bene de’ suoi fratelli? E dov’anche trovaste in voi la forza d’insegnare il contrario, la società intera non distruggerebbe essa colle mille sue voci, coi mille suoi tristissimi esempi, l’effetto della vostra parola? Potete voi stessi purificare, innalzare l’anima vostra, in un’atmosfera di contaminazione e d’avvilimento? E scendendo alle vostre condizioni materiali, pensate possano migliorare stabilmente per altra via che quella del miglioramento comune? Milioni di lire sterline sono spese annualmente qui in Inghilterra, ov’io scrivo, dalla carità dei privati a sollievo degli individui caduti in miseria; e la miseria cresce annualmente, e la carità verso gli individui è provata impotente a sanar le piaghe, e la necessità di rimedi organici collettivi è più sempre universalmente sentita. Dove il paese è minacciato continuamente in virtù delle leggi ingiuste che lo governano, d’una lotta violenta fra gli oppressori e gli oppressi, credete possono rifluire i capitali e abbondare le imprese vaste, lunghe, costose? Dove i dazi e le proibizioni stanno nel capriccio d’un governo assoluto che non ha chi lo moderi, e le cui spese di eserciti di spie. d’impiegati o di pensionati crescono coi bisogni della sua sicurezza, credete l’attività dell’industria e della manifattura possa ricevere uno sviluppo progressivo, continuo? Risponderete che basta ordiniate meglio il governo e le condizioni sociali nella patria vostra? Non basta. Nessun popolo vive in oggi esclusivamente dei propri prodotti. Voi vivete di cambi, di importazioni e d’esportazioni.

Una nazione straniera che impoverisca, nella quale diminuisca la cifra dei consumatori, è un mercato di meno per voi. Un commercio straniero che, in conseguenza dei cattivi ordinamenti, soggiaccia a crisi o a rovina, produce crisi o rovina nel vostro. I fallimenti d’Inghilterra o d’America trascinano fallimenti Italiani. Il credito è in oggi istituzione non nazionale, ma Europea. E inoltre, ogni tentativo di miglioramento nazionale che voi farete avrà nemici, in virtù delle Leghe contratte dai principi, primi ad accorgersi che la quistione è in oggi generale, di tutti i governi. Né v’è speranza per voi se non nel miglioramento universale, nella fratellanza fra tutti i popoli dell’Europa e, per l’Europa, dell’umanità.

Voi dunque, o fratelli, per dovere e per utile vostro, non dimenticherete mai che i primi vostri doveri, doveri, senza compiere i quali voi non potete sperare di compiere quei che la patria e la famiglia comandano, sono verso l’Umanità. La parola e l’opera vostra siano per tutti, sì come per tutti è Dio, nel suo amore e nella sua Legge. In qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte pel diritto, pel giusto, pel vero, ivi è un vostro fratello: dovunque un uomo soffre, tormentato dall’errore, dall’ingiustizia, dalla tirannide, ivi è un vostro fratello, Liberi e schiavi SIETE TUTTI FRATELLI. Una è la vostra origine, una la legge, uno il fine per tutti voi. Una sia la credenza, una l’azione, una la bandiera sotto cui militate. Non dite: il linguaggio che noi parliamo è diverso: le lagrime, l’azione, il martirio formano linguaggio comune per gli uomini quanti sono, e che voi tutti intendete. Non dite: l’Umanità è troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura le forze, ma le intenzioni. Amate l’Umanità. Ad ogni opera vostra nel cerchio della Patria o della famiglia, chiedete a voi stessi: se questo ch’io fo fosse fatto da tutti e per tutti, gioverebbe o nuocerebbe all’Umanità? e se la coscienza vi risponde: nuocerebbe, desistete, desistete quand’anche vi sembri che dall’azione vostra escirebbe un vantaggio immediato per la Patria e per la Famiglia. Siate apostoli di questa fede, apostoli della fratellanza delle Nazioni e della unità, oggi ammessa in principio, ma nel fatto negata, del genere umano. Siatelo dove potete e come potete. Né Dio né gli uomini possono esigere più da voi. Ma io vi dico che facendovi tali - facendovi tali, dov’altro non possiate, in voi stessi - voi gioverete all’umanità. Dio misura i gradi di educazione ch’ei fa salire al genere umano sul numero e sulla purità dei credenti. Quando sarete puri e numerosi, Dio che vi conta, v’aprirà il varco all’azione.


Note

  1. PAOLO, Epistola ai Romani, Cap. XII vers 4,5
  2. Giovanni, Evangelio, cap. X, vers. 16.