Edizione completa degli scritti di Agricoltura, Arti e Commercio/Lettera XII
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LETTERA XII.
Quando nel 1736 trattavasi di riformare il dazio della seta, sarà incredibile alla posterità, che si formasse un potente e numeroso partito, per impedire un tanto bene, che in questo proposito fu la redenzione della provincia. Ma di questo appunto per istruzione della posterità avrò occasione di lungamente parlare in altro tempo. Fra le altre obbiezioni che lo spirito distruttore, e nemico del pubblico bene divulgò, una fu, che scaricati i contadini del pesante dazio, sciolti da tanti obblighi, e liberi da tante vessazioni, avrebbero nodriti tanti bachi, che sarebbesi avvilito il prezzo de’ bozzoli, ed il paese non avrebbe avuto alcun utile. In fatti la prima parte del vaticinio si è felicemente avverata, ed a quest’ora è quasi raddoppiato questo prodotto; ma la provvidenza del Signore si è manifestata nello smentire i maligni preludj, mentre dopo quel tempo crebbe anzi il prezzo de’ bozzoli, computato un anno per l’altro, 25 per 100, e qualche anno il prezzo de’ bozzoli e delle sete si vide cresciuto fino ad 80 per 100 sopra i prezzi degli anni antecedenti, come dimostrerò in altro luogo; e posso assicurare, che dall’anno 1736 sino al corrente anno, cioè nel giro di 27 anni, sono passati direttamente in mano de’ contadini più di cinque milioni di ducati correnti. Si combinò felicemente, che in questo tempo si è fatto quasi universale l’uso degli abiti di seta in tutte le stagioni dell’anno, e scarseggiarono i trasporti dell’Oriente; onde continuarono a sostenersi i prezzi delle sete, correndo ancora a circa 25 per 100 più degli anni che precedettero il 1736: epoca sempre tra noi memorabile. Se ne sono sempre doluti gli Oltramontani; ma non potendo far a meno delJe sete d’Italia, dovettero accommodarsi a que’ prezzi, che la necessità loro prescriveva. Gl’Inglesi, che non potevano più occultare la loro disperanza per rispetto alle sete, che si lusingavano d’introdurre nella loro Isola, principiarono a vantare le grosse somme di quelle, che attendevano dalle loro colonie nel continente dell’America Settentrionale, cioè dalla Virginia, Carolina, e Giorgia; procurarono dar ad intendere di mettersi in istato di poter far a meno delle sete d’Italia; ma non avendo poi potuto più dissimulare questa necessità, furono anzi costretti a manifestarla con un atto solenne del Parlamento; mentre essendo ne’ primi anni di questa guerra coi Francesi infestata la navigazione del Mediterraneo, e non potendo avere direttamente le sete d’Italia, come prescrive il loro celebre atto di navigazione, fu, e forse in grazia di queste sole, derogato, permettendo ad esse l’ingresso per qualunque strada, e con ogni bandiera.
Esamineremo in primo luogo la situazione, ed estensione di quelle Provincie, che sono comprese nella Florida, contrada dell’America settentrionale, bagnata a levante, e mezzo giorno dal mare del nord. Venne questo paese scoperto l’anno 1497 da Sebastiano Caboto veneziano, spedito da Enrico VII. re d’Inghilterra, per ritrovare da quella parte un passaggio in Oriente: e perchè tale scoprimento avvenne la domenica delle Palme, ivi detta Pasqua fiorita, fu quella provincia col nome di Florida intitolata. Le provincie (se tali possono chiamarsi) che oggidì gl’Inglesi posseggono, sono le seguenti:
La Virginia è posta a’ gradi 37 e 38 di latitudine settentrionale; il suo principal prodotto è il tabacco, di cui gl’Inglesi ne caricano ogni anno 150 navi[1]; e produce anche in gran copia una certa erba, a cui ritrovasi appiccata una specie di seta, quasi lucida, e delicata pellicina [2]. Nell’anno 1703 v’erano 60600 abitanti, i quali dopo più numerosi divennero. Luigi Renard non riconosce nella Virginia altra seta, che la sopraddetta, di cui afferma, che gli Inglesi ne facevano stoffe. Comunicò Eduardo Digges[3] all’accademia regale di Londra alcune osservazio sopra la coltura de’ bachi da seta nella Virginia; e furono, che l’odore de’ tabacchi, o altri gagliardi odori, mai a quelli non nuocessero; che quantunque la Virginia sia un paese soggetto a’ tuoni, osservò, che mentre questi con grande rumore scoppiavano, egli aveva de’ bachi, quali solamente nati, quali a mezzo il corso della vita, e tali altri, che filavano, nè perciò soffrirono per quegli scoppj danno veruno, ma seguirono il loro lavoro; che s’era egli servito di fascine di ruschi, e di spine, le quali non solamente non li danneggiavano, ma offerivano ad essi in quelle loro punte agiatissimo appoggio per appiccarvi i loro bozzoli. Narrò, ch’egli aveva piantato duemila mori in forma di siepi come si fa del ribes, e della mora prugnola, nota più comunemente sotto il nome di Framboise, e folti come gli spini; affermando, ch’egli sperava in tal forma di mantenere in ogni tempo le piante giovani e tenere, e di poterne una gran quantità tagliare colle forbici da giardiniere; onde una sola persona più ne cogliesse, che quattro persone dalle piante nella forma consueta in tutti gli altri paesi. Nè perciò tralasciava di pensare ancora ad una maniera più facile; e ciò era, di seminare un campo di sementi del moro, tagliando poi le piante con una falce, e tenendole sempre a terra a terra.
Sia poi per la qualità migliore de’ terreni, o perchè più industriosi sieno gli abitanti, ritrovò, che la Carolina, posta tra’ gradi 33 e 37 e però la parte più meridionale, che gl’Inglesi posseggano nell’America, è di tutte quelle contrade la più fertile in seta; poichè nell’anno 1707 ne venne raccolta una notabile quantità. Egli si deve tuttavia intendere rispetto alla sua popolazione di que’ tempi, ch’era di circa dodicimila persone, non comprendendo tra queste le persone native del paese incapaci di quest’industria. Eranvi colà famiglie, che raccoglievano ciascun anno quaranta, o cinquanta libbre di seta, senza punto pregiudicare a que’ lavori, che alle loro piantagioni si richiedevano, adoperando nella custodia de’ bachi i figliuoli de’negri. Il Kr. Nathanael Inson fu quel primo, che tentasse di fare la seta, ed il vino; acquistando sopra la prima un guadagno annuo di tre sino a quattrocento lire sterline, cioè da sei a ottocento zecchini. Oggidì però è cosi scarso di abitanti quel paese, che, per moltiplicarli vengono quivi mandati dall’Inghilterra que’ rei, i quali non sono meritevoli di morte [4]. Ognuno può immaginarsi, se costoro vogliono attendere a’ bachi; onde in tanta scarsezza di popolo può questa produzione farvi piccolissimo avanzamento: ed essendo nella presente guerra quel paese stato continuamente molestato da’ popoli selvaggi, può essere, che a quest’ora sia stato abbandonato ogni pensiere per la seta. Ma voglio anco supporre, che gl’Inglesi si determinino a fare ogni sforzo, per moltiplicare le sete nella Carolina (il che non faranno mai per cento ragioni, che non mi voglio trattenere a disaminare), queste mai non recheranno verun pregiudizio alle nostre; mentre saranno della qualità di quelle di Morea e di Sicilia, a cui la Carolina è paralella, nè potranno mai servire, se non per trame.
Non avendo io vaghezza, nè talento di scrivere una storia, che mi acquisti nome per elocuzione, o per diligenza di stile; ma scrivendo perchè si presti fede alla verità, da me per lungo tempo cercata ed esaminata, riferirò piuttosto con tutta l’ingenuità, e con animo così d’imparare, come d’instruire gli altri di ciò, che apprendo, quegl’interi passi, da’ quali ho tratte le mie considerazioni; e con istile puramente narrativo, stenderò solo i punti, e le parti più sugose delle cose da me lette in questo particolare. Spero, che me ne sapranno grado i lettori in un secolo, che in questo conto può chiamarsi felice, ed in cui più che all’apparenza, alla sostanza s’indirizzano gli studj di quasi tutta l’Europa; e con questo animo sono io certo, che non farò cosa discara a qualunque persona, che cerca di ben intendere a fondo la materia, che io tratto.
Accennai di sopra, sino a qual segno salirono i prezzi delle sete d’Italia; onde dagli avvisi di Londra vedremo, come si pensava in que’ tempi sopra la produzione della seta in America.
Londra 30 Giugno 1750.
„[5]Gli operaj da seta di questo regno hanno presentata una supplica alla camera de’ comuni, nella quale dopo aver esposti i pregiudicj, che soffrono le loro fabbriche per la proibizione fatta in Ispagna ed in Italia di trasferire sete ne’ paesi stranieri, pregano la camera a considerare: se convenisse incoraggiare la coltura di questa derrata, cominciata nelle colonie meridionali del re in America; tanto più, che dopo la pace si sono di già ricevute L. 500 di seta, prodotto della Carolina, e della Giorgia, la cui qualità non cede punto a quella, che si cava dalla Spagna, e dall’Italia; aggiugnendo, che con tal mezzo si prevenirebbero non solo quegli inconvenienti, che nascono dalle dette proibizioni, ma si risparmierebbono altresì più di 100000 lire sterline [6], che s’impiegano annualmente per quelle sete, che si fanno venire dagli stranieri.“
Dappoichè hanno gl’Inglesi in tale autentica forma manifestato al Parlamento, ed al mondo intero questo minuto e piccolo soccorso che ricevono le loro manifatture dalla Carolina, e dalla Giorgia, si vantano largamente di poterne col tempo raccogliere, quanta a loro lavori abbisogni.
Seguendo in Italia a sostenersi i prezzi delle sete, per fare uno spauracchio agl’Italiani, gli 8. decembre 1752 venne scritto nelle gazzette, che in quell’anno aspettavano gli Inglesi dalla Giorgia cinquecentomila libbre di seta; ma poi dimenticatosi il poco cauto Gazzettiere dell’avviso già dato, riferì a’ 2 del febbrajo seguente una di quelle carte, o avvisi, che Patriottici sono chiamati, il quale fedelmente trascrivo.
„S’egli si considera, che qui si paga annualmente circa dugento mila lire sterline[7], per aver seta grezza della stessa qualità di quelle, che tuttavia si cavano dalla Giorgia, benchè in piccola quantità; e qual numero di piccioli fanciulli muojano giornalmente negli spedali, e nelle infermerie delle parrocchie, per non avere, di che alimentarsi, nè curarsi, a’ quali si potrebbe salvare la vita, prendendone maggior cura; e se s’inviassero questi piccoli innocenti salvati in età di cinque, o sei anni a questa colonia, perchè vi fosseromtosto adoperati ne’ lavori della seta, chiarissima cosa è, che laddove non vi sono al presente mani abbastanza, che suppliscano a’ lavori, in pochi anni potrebbero quei luoghi essere di abitatori popolati, i quali prendessero educazione, e costumi, che giovassero a quest’opera; onde avremmo in conseguenza seta abbastanza da consumare nelle manifatture della gran Brettagna, e si risparmierebbe in tal forma quel danaro, ch’essa paga fuori del regno, per esserne provveduta; e ad un tempo si salverebbe la vita a tanti sudditi innocenti, procurando loro i mezzi onde conservarsi, ed essere utili alla patria loro”.
Io non voglio consumare il tempo nel confutare questo fantastico discorso, il cui autore si vede non avere la menoma idea della seta; pigliando in iscambio un prodotto, che tiene occupate le genti due mesi in circa, per la manifattura, che dà occupazione tutto l’anno.
Qual sia veramente il preciso sito della Giorgia, non ancora ho potuto rinvenirlo. Credo tuttavia, che sia una nuova colonia nella Carolina, o nella Virginia, o in quelle vicinanze. Dubito però grandemente, ch’essa possa essere nè cotanto ampia, nè cosi a sufficienza popolata, che possa coltivare quella cosi gran quantità di seta, di cui si glorificano gl’Inglesi, la quale tuttavia è sino al presente piuttosto nel desiderio, e speranza loro, che in effetto. Imperciocchè quella, che vi si raccoglieva nel 1739 era si poca quantità, che Luigi Renard nel suo atlante della navigazione, e del commercio, in cui rende conto delle popolazioni di tutti i paesi, e del traffico di quelli, non ne fa menzione, quantunque tra gli alberi fruttiferi i mori comprenda, e, come in altro luogo accennai, faccia ricordo di quella specie di seta selvatica, la quale da un’erba si toglie; nè lasci addietro il grano saraceno, ed altri frutti, che nella Carolina si trovano.
Prima di abbandonare l’America, diamo un’occhiata alla Luigiana, vasta contrada del continente, posseduta da’ Francesi. Essa è posta all’occidente della Virginia, e della Carolina, alle quali è paralella, e al mezzo giorno confina parte col golfo del Messico.
[8] Luigi XIV. con lettere patenti, in data di Fontainebleu li 12 settembre 1712 concedette un privilegio privativo al signor Crozat, di far solo il commercio della Luigiana, dandogli fra le altre la facoltà di piantare de’ mori, di stabilire manifatture di seta, di promuovere il commercio dell’Endaco, delle lane, e d’altre cose: di quelle sete però, nè di quelle delle altre colonie inglesi non abbiamo ancora alcuna certa notizia in Europa. Ma quand’anche gl’Inglesi, e i Francesi potessero moltiplicare le sete delle loro colonie, per modo che potessero far a meno di quelle del Levante, delle Indie Orientali, o della China; pe’ lavori nobili e gentili, e principalmente per quelli che servono al vestito, avranno sempre bisogno de’ nostri orsoi. Dimostrata, cred’io, l’impossibilità, che l’America possa nuocerci col prodotto delle sue sete, passerò con altra mia e con ragioni ancor più convincenti a dimostrare, che molto meno abbiamo a temere delle altre nazioni settentrionali dell’Europa. Intanto con tutto l’ossequio passo a segnarmi.
- ↑ Renard Atlas de Navigation pag. 91.
- ↑ Id. ibid.
- ↑ Franc. Philos. de l’accad. Royale d’Angleterre Vol. II. pag. 756.
- ↑ Moreri. Grand Diction. Art. Caroline.
- ↑ L’Avant-Courreur. Francfort 10 Febr. 1750 num. XXIV.
- ↑ Qui il Gazzettiere può aver omesso uno zero essendo assai maggiore la somma delle sete, che vanno annualmente in Inghilterra.
- ↑ Un milione, e quattrocentomila ducati veneti correnti incirca.
- ↑ Renard. pag. 90.