Educazione del baco da seta/Capitolo IV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo IV. Osservazioni sulla fabbricazione e conservazione della semente

../Capitolo III ../Indice IncludiIntestazione 17 giugno 2015 100% Da definire

Capitolo III Indice
[p. 49 modifica]

CAPITOLO IV.


Osservazioni sulla fabbricazione e corservazione della semente del Baco da Seta.


Ordinariamente per la fabbricazione della semente scelgonsi da una o più partite quei bozzoli che trovansi migliori, avvertendo che quelli che hanno un piccolo stringimento nella loro parte mediana danno farfalle maschie e quelli più ovali ed alquanto più grossi danno farfalle femmine; [p. 50 modifica]mondati poi questi bozzoli dalla pelurie che li riveste, pongonsi in locali freschi ed oscuri, non sorpassanti il 15° R., distesi su tavole o fissati entro telari nei quali sono tese tante funicelle distanti fra loro quanto la grossezza d’un bozzolo. Così disposti dopo quindici giorni circa dalla loro formazione, i suddetti bozzoli incominciano a lasciar uscire le farfalle; le quali a ciò preferiscono l’ora dello spuntar del sole, pochissime essendo quelle che nascono al suo tramonto. Uscite le farfalle si levano dalle tavole e dai telari, e mettonsi su altre tavole, separando i maschi dalle femmine, e quando in una mattina non ne sortono più, si frammischiano i primi alle seconde, ed accoppiati, levansi le coppie e si pongono su d’altre tavole separate, ove lasciansi così appajate le farfalle per quattro od al più sei ore; dopo tal tempo, staccati i maschi dalle femmine, queste si collocano sul pannolino dove depongono le uova, lasciandovele per circa dodici ore o sino alla loro morte, secondo che vogliasi ottenere la qualità o la quantità della semente. Questa operazione si replica tutti i giorni finchè i bozzoli diano farfalle, il che dura circa sei giorni, dopo i quali, ripiegati i panni [p. 51 modifica]ben asciutti sui quali fu deposta la semente, si mettono in luoghi la cui temperatura non oltrepassi il 10° R., ed a ciò scelgonsi ordinariamente le cantine, ove la si lascia, estate ed inverno, sin che venga l’epoca dell’incubazione artificiale.

In queste pratiche trovo essere inconvenienti:

1. Lo scegliere da diverse partite i bozzoli destinati a dar la semente; poichè in tal modo prolungasi la durata dell’uscita delle farfalle, lo che può esser causa di sproporzione in quantità tra i maschi e le femmine; laddove scegliendoli da una sola partita l’uscita delle farfalle non durerebbe che quattro giorni circa, e potrebbersi abbandonare le ultime come le più deboli.

2. Il disporre sulle tavole i suddetti bozzoli, perchè non essendo tenuti in sito da nessun mezzo artificiale, e privati del naturale appoggio o ragnatela che forma il baco onde fissare il bozzolo, la farfalla ne esce più difficilmente e lo trascina seco negli sforzi che fa per uscirne.

3. Il locale non oltrepassante il 15° R., oscuro e qualche volta anche umido destinato alla fabbricazione della semente. Abbastanza si disse sugli effetti della luce e [p. 52 modifica]del calore nelle funzioni le più importanti degli esseri organizzati, perchè anche in questo caso non sia applicabile la stessa teoria. Ed infatti naturalmente l’uscita delle farfalle ed il loro accoppiamento succede in giorni sempre più caldi di quelli nei quali fu filato il bozzolo, potendo in tal modo esse acquistare maggior vigore asciugando più prontamente da quell’umore che seco trassero nell’uscir dal bozzolo, e maggiormente rinvigorite nelle ali e nelle gambe, godere di maggior facoltà locomotiva; e di ciò si può averne una prova in quelle che gettansi nei cortili al sole, come esuberanti o poco belle, e che all’incontro rendonsi vivacissime e di una vita più tenace che non le altre tenute nei locali di fabbricazione. Inoltre negli anni freddi la farfalla è più lenta nelle sue operazioni, e la quantità della semente sterile è maggiore. L’essersi classificata fra le 'notturne la farfalla del baco da seta, non mi sembra ragione bastante per fargli soffrire il freddo, l’oscurità e talvolta anche l’umido.

4. L’accoppiamento della femmina col maschio che si fa durare non più di sei ore e talvolta anche meno di quattro. In tal guisa all’atto della fecondazione non [p. 53 modifica]può essere completo, e lascierà molte uova poco o nulla fecondate; laddove il bisogno di un più lungo congiungimento ci verrebbe indicato dal tempo che resterebbero unite, qualora a forza non si disgiungessero. Ognuno poi sa che gli insetti a vita breve, e sopra tutti i lepidopteri, hanno lunghissimi accoppiamenti, dal qual atto alla loro morte ordinariamente non passa che il brevissimo tempo di deporre le uova. Inoltre è da riflettere che le uova non sono fecondate durante l’accoppiamento nell’ovario della femmina, fermandosi l’umore emesso dal maschio in un ricettacolo posto tra quello e l’orifizio esterno, per il che soltanto si fecondano nell’attraversarlo, allorchè la femmina le spinge fuori dall’ovario; e che perciò quanto maggiore sarà la quantità dell’umore contenuto nel detto ricettacolo, d’altrettanto maggiore sarà anche il numero delle uova che potranno con esso fecondarsi. Alcuni opposero che la femmina talvolta morrebbe prima di deporre le uova, qualora non gli si disgiungesse il maschio; ma molta differenza passa tra quattro o sei ore; e due o tre giorni ed anche più, tempo che resterebbero naturalmente uniti; d’altronde quelle femmine, che come troppo [p. 54 modifica]deboli, morissero prima di tal tempo, e che presto venissero abbandonate dal maschio, non darebbero che uova deboli o malsane, germi di bachi d’un esito incerto od infelice. L’accoppiamento per ventiquattro ore qualora non si voglia lasciarlo finire naturalmente, non sarebbe di difficile esecuzione.

5. Il lasciar le farfalle ventiquattro ore o sino alla morte sul panno ove depongono le uova: poichè quelle che sono robuste e sane depongono quasi in totalità le loro uova nelle prime otto ore, dopo il qual tempo potrebbersi mettere su altro panno a deporre le residue. A questo proposito richiamo l’attenzione al metodo di far deporre la semente indicato al Capitolo primo, ove trattasi del modo di distribuirla ai varj educatori.

6. Il conservare la semente in locali freddi, quando non siano puranche umidi, pel timore che il caldo della state possa farla nascere appena deposta: quando invece la semente dei Bachi da quattro mute non nasce che una sol volta l’anno, e se frequentemente trovasi qualche baco nato prima di porla ne’ suindicati locali, egli è perchè spessissimo ai bozzoli scelti per far semente, frammischiansi alcuni dei [p. 55 modifica]bachi da tre mute, i quali possono bensì nascere due volte l’anno, ma alla temperatura delle cantine le loro uova conservansi sino al venturo anno e così sempre si propagano e durano. Del resto posso assicurare che la semente de’ bachi da noi coltivati, quando sia ben costituita, non nasce e non soffre anche esposta al sole estivo, nè muore quand’anche fosse messa a -12 °R.1; ma che anzi qualora la si tenesse in luogo appena riparato dalle intemperie delle stagioni, e dove potesse pur sentire l’aumento della temperatura, l’uovo si renderebbe, migliore e più sano, meno soffrirebbe per il freddo del verno, e più gradatamente risentendo l’arrivo della primavera, meglio si disporrebbe alla nascita, e quelle uova poi che fossero troppo deboli o malsane, appassendo, ci risparmierebbero molte malattie nei novelli bachi, e meno incerto sarebbe un sì prezioso prodotto per la nostra Penisola.


fine


  1. Carrier e Bonafous attestano non aver sofferto la semente che fu esposta sino a -20° R.