El libro dell'amore/Oratione II/Capitolo IV

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Oratione II - Capitolo IV

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Come Platone delle cose divine sì dispone.

Questo misterio significò Platone nella pistola al re Dionisio quando egli affermò Iddio essere cagione di tutte le cose belle, quasi dicessi Iddio essere di tutta la bellezza principio. E disse così: «Circa el re del tutto sono tutte le cose, e per cagione di lui sono tutte; e lui è cagione di tutte le cose belle; le seconde cose sono circa el secondo, le terze circa el terzo. L’animo dello huomo desidera qual sieno quelle cose intendere guardando in quelle cose che sono a·llui propinque, tra le quali nessuna è sufficiente. Ma circa esso re e quelle cose che io dissi, non è alcuna cosa tale; e quello che è dopo questo, l’animo parla». Questo testo si spone in questo modo.

«Circa el re» significa non dentro al re ma fuori del re, perché in Dio non è compositione alcuna; e quel che significhi quella parola «circa» Platone lo expone quando agiugne «tutte le cose sono per cagione di lui e lui è cagione di tutte le cose belle». Come se dicessi così: circa el re del tutto tutte le cose sono, perché a·llui come ad fine tutte per natura si rivolgono, sì come da lui come principio sono prodocte. «Di tutte le cose belle», cioè di tutta la bellezza la quale ne’ cerchi sopradecti risplende; imperò che le forme de’ corpi si riducono a·Ddio pe’ semi, e semi per le ragioni, le ragioni per le idee, e co’ medesimi gradi da Dio si producono. E proprio quando dice «tutte le cose» intende le idee, perché in queste tutto el resto s’include. «Le seconde circa el secondo, le terze circa el terzo». Zoroastre pose tre principi del mondo, signori di tre ordini: Oromasin, Mitrin, Arimanin, e quali Platone chiama iddio, mente, anima; e que’ tre ordini pose nelle spetie divine, cioè idee, ragioni e semi. Le prime adunque, cioè l’idee, circa el primo, cioè circa Dio, perché da Dio sono date alla mente e riducono essa mente allo Idio medesimo. «Le seconde circa el secondo», cioè le ragioni circa la mente, perché elle passano per la mente nell’anima e dirizzano l’anima alla mente. «Le terze circa el terzo», cioè e semi delle cose circa l’anima, perché mediante l’anima passano nella natura, che s’intende nella potenza del generare, e ancora congiungono la natura all’anima. Pe ’l medesimo ordine dalla natura nella materia discendono le forme. Ma Platone non computa le forme nell’ordine sopra decto, perché avendo Dionisio re domandatolo solo delle cose divine, lui addusse e tre ordini che s’appartengono alle spetie incorporali come divini, e pretermisse le forme de’ corpi. Ancora non volle Platone chiamare Idio el primo re ma el re del tutto, perché se l’avessi chiamato el primo, parrebbe forse che lo collocassi in qualche spetie di numero e parità di conditione insieme co’ seguenti duci. E non disse circa lui sono le prime cose, ma tutte, acciò che non credessimo Iddio essere governatore d’un certo ordine più tosto che dell’universo. «L’animo dello huomo desidera quali sieno quelle cose intendere»: accortamente dopo que’ tre splendori della divina bellezza e quali ne’ tre cerchi risplendono, indusse l’amore dell’animo inverso quegli perché di quindi l’ardore dell’animo s’accende. Conveniente cosa è che l’animo divino le cose divine desideri. «Guardando in quelle cose che sono a·llui animo propinque»: la cognitione humana comincia da’ sensi, e però per quelle cose che noi veggiamo più prestanti ne’ corpi sogliamo spesso delle divine dare giudicio. Per le forze delle cose corporali investighiamo la potentia di Dio, per l’ordine la sapientia, per l’utilità la bontà divina. Chiamò Platone le forme de’ corpi «propinque» all’anima, perché queste forme nel seguente grado dopo l’anima sono locate. «Tra le quali nessuna è sufficiente»: che s’intende che queste forme né sufficientemente sono, né sufficientemente ci mostrano le divine; imperò che le vere cose sono l’idee, ragioni e semi, ma le forme de’ corpi sono più tosto ombre delle cose vere che vere cose; e come l’ombra del corpo non mostra la figura del corpo distinta, così e corpi non mostrano la natura propria delle substanze divine. «Ma circa esso re e quelle cose che dissi non è alcuna cosa tale»: perché le nature mortali e false non sono proprio simili alle immortali e vere. «E quel ch’è dopo questo l’animo parla»: questo s’intende che l’animo, mentre che giudica le nature divine con le mortali, falsamente delle divine parla, e non pronuntia le divine ma le mortali.