El libro dell'amore/Oratione VI/Capitolo VIII

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Oratione VI - Capitolo VIII

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Come in tutte le anime sono due amori, e nelle nostre sono cinque.

Queste due Veneri e questi due amori non solo sono nell’anima del mondo, ma nell’anime delle spere, stelle, demoni e huomini, e con ciò sia che tutte l’anime con ordine naturale all’anima prima si riferiscono, è necessario che gli amori di tutte all’amore di quella in tal modo si riferischino, che da quello in qualche modo dependino. Per la qual cosa noi chiamiamo questi amori semplicemente demoni, e quello chiamiamo el gran demonio, secondo l’uso di Diotima, el quale per lo universo mondo attende a ciascheduno e non lascia impigrire e cuori, ma in ogni parte all’amare gli desta. E in noi non sono solamente due amori ma cinque: e due amori extremi sono demoni chiamati, e tre amori di mezzo non solamente demoni, ma etiandio affecti. Certamente nella mente dello huomo è uno eterno amore di vedere la bellezza divina, e per gli stimoli di questo seguitiamo gli studi di philosophia, e gli ufici della giustitia e della piatà. È ancora nella potenza del generare uno occulto stimolo a generar figliuoli, e questo amore è perpetuo, dal quale siamo continuamente incitati a scolpire nella effige de’ figliuoli qualche similitudine della superna bellezza. Questi due amori in noi perpetui sono. Quegli dua demoni e quali dice Platone sempre all’anime nostre esser presenti, de’ quali l’uno in su e l’altro in giù ci tiri, l’uno si chiama Calodemon, che significa buono demonio, l’altro Cacodemon, che s’intende mal demonio. Invero amendua sono buoni, imperò che la procreatione de’ figliuoli è necessaria e onesta come la ricerca della verità.

Ma la cagione perché el secondo amore si chiama mal demonio, è che pe ’l nostro uso disordinato egli spesso ci turba e divertisce l’animo a’ ministeri vili, ritrahendolo dal principale suo bene el quale nella speculatione della verità consiste. In mezzo di questi due in noi sono tre amori, e quali perché non sono nell’animo fermissimi come questi due, ma cominciano, crescono, scemano, mancano, più rectamente si chiamano moti e affecti che demoni. Di questi tre amori l’uno è nel mezzo appunto tra’ due stremi sopra decti, gli altri due più all’uno stremo che all’altro pendono. Certamente quando la figura di qualche corpo, per essere la materia bene preparata, è maxime tale quale nella sua idea la divina mente contiene, questa faccendosi innanzi agli occhi per gli occhi nello spirito penetra, e di subito all’animo piace perché consuona a quelle ragioni, le quali come exempli d’essa cosa si contengono nella nostra mente e nella potenza del generare, e sono da principio da Dio in noi infuse. Di qui nascono quegli tre amori, per che noi siamo generati e allevati con inclinatione all’una delle tre vite, cioè o alla vita contemplativa, o attiva o voluptuosa. Se noi siamo fatti inclinevoli alla contemplativa, subito per lo aspecto della forma corporale ci inalziamo alla consideratione della spiritale e divina; se alla voluptuosa, subito dal vedere caschiamo nella concupiscentia del tacto; se all’activa e morale, noi solamente perseveriamo in quella dilectatione del vedere e conversare. E primi sono tanto ingegnosi che altissimamente s’innalzano, gli ultimi sono tanto grossi che ruinano all’infimo, quegli di mezzo nella mezza regione si rimangono. Adunque ogni amore comincia dal vedere, ma l’amore del contemplativo dal vedere surge nella mente, l’amore del voluptuoso dal vedere discende nel tacto, l’amore dell’activo nel vedere si rimane.

L’amore del contemplativo s’accosta più al demonio suppremo che all’infimo, quello del voluptuoso più all’infimo che al suppremo, quello dell’activo s’accosta equalmente all’uno come all’altro. Questi tre amori tre nomi pigliano: l’amore del contemplativo si chiama divino, dello activo humano, del voluptuoso bestiale.