Elogio dell'amore/La fedeltà

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La Fedeltà

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Anne Louise Germaine de Staël - Elogio dell'amore (XVIII secolo)
Traduzione dal francese di Arturo Salucci (1921)
La Fedeltà
L'amore nel matrimonio


La religione non fa differenza fra i doveri di due sposi, ma il mondo ne stabilisce una assai grande; e da codesta differenza derivano le astuzie nelle donne e il risentimento negli uomini.


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Qual è il cuore che può darsi interamente senza volere un altro cuore, anch’esso interamente? Chi dunque accetta, in buona fede, l’amicizia come prezzo dell’amore? chi promette sinceramente la costanza a chi non vuol essere fedele? Non v’ha dubbio, la religione può esigerlo, poichè ella soltanto possiede il segreto della misteriosa regione in cui i sacrifici sono godimenti; ma quanto è ingiusto lo scambio che un uomo si propone di far subire alla sua compagna!

«V’amerò con passione, egli dice, per due o tre anni, e poi, trascorso questo tempo, vi parlerò assennatamente».

E quel che chiamiamo ragione e senno è la disillusione della vita. «Dimostrerò in casa freddezza e noia; cercherò di piacere altrove: ma voi che, ordinariamente, avete più immaginazione, maggior sensibilità di me, voi che non avete nè carriera, nè distrazioni, mentre il mondo ne offre a me di ogni specie; voi che non esistete se non per me, mentre io ho mille altri pensieri, voi sarete paga dell’affezione subordinata, gelida, parziale, che mi conviene di accordarvi, e voi sdegnerete tutti gli omaggi che eprimessero sentimenti più esaltati e più teneri».

Che ingiusto trattato! tutti i sentimenti umani vi si rifiutano. Havvi un singolare contrasto tra le forme di rispetto verso le donne, che lo spirito cavalleresco ha introdotto in Europa, e la tirannica libertà che gli uomini si sono attribuita. Codesto contrasto genera tutte le disgrazie del sentimento, le affezioni illegittime, la perfidia, e la disperazione.


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È meglio rinchiudere come schiave le donne, non eccitare il loro spirito e la immaginazione loro piuttosto che lanciarle nel mondo e sviluppare tutte le loro facoltà per poi rifiutare loro la felicità che codeste facoltà rendono necessaria.


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V’ha in un matrimonio infelice una forza di dolore che sorpassa tutte le altre pene di questo mondo. L’anima intera di una donna riposa sull’affezione coniugale: lottare sola contro la sorte, avanzarsi verso la tomba senza che un amico vi sorregga, senza che un amico vi rimpianga, è un isolamento tale che i deserti dell’Arabia non ne danno una pallida idea.


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Quando tutto il tesoro de’ vostri giovani anni è stato dato invano, quando non sperate più, per la fine della vita, il riflesso di quei primi raggi, quando il crepuscolo non è più che uno spettro livido, precursore della notte, il vostro cuore si ribella, vi sembra che vi abbiano privata dei doni di Dio sulla terra, e se voi amate ancora colui che vi tratta da schiava, poi ch’egli non v’appartiene e pur dispone di voi, la disperazione s’impadronisce di tutte le vostre facoltà e la coscienza medesima si turba, a furia di infelicità.


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Allo sposo che tratta leggermente il loro destino, le donne potrebbero rivolgere i seguenti versi di una favola:


Sì, gli è un giuoco per voi

Ma è la morte per noi.


E fintanto che non si farà nelle idee una rivoluzione purchessia, che modifichi l’opinione degli uomini sulla costanza che impone loro il vincolo del matrimonio, vi sarà sempre guerra fra due sessi, guerra segreta, eterna, astuta, perfida, nella quale verrà meno la moralità di entrambi.


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La purezza dell’anima e della condotta è la prima gloria di una donna. Qual essere degradato non sarebb’ella senza l’uno e senza l’altra! Ma la felicità generale e la dignità della specie umana forse guadagnerebbero assai nella fedeltà dell’uomo nel matrimonio. E infatti, che v’è di più bello nell’ordine morale di un giovane che rispetti codesto vincolo augusto! L’opinione non lo esige da lui, la società lo lascia libero; una tal quale barbara canzonatura accoglierebbe i gemiti del cuore da lui spezzato, poichè il biasimo si rivolge facilmente contro le vittime. Egli è dunque il padrone, ma s’impone dei doveri; nessuno inconveniente può venirgli dalle sue colpe, ma egli teme il male che può fare a colei che s’è affidata al suo cuore, e la generosità lo incatena tanto più quanto la società lo lascia libero.


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La fedeltà è comandata alle donne da mille diverse considerazioni; esse possono temere i pericoli e le umiliazioni, seguito inevitabile di un errore; ma la voce della coscienza è la sola che si faccia sentire dall’uomo; egli sa di far soffrire; sa che, colla incostanza, egli spezza un sentimento che deve durare sino alla morte e rinnovarsi nel cielo; solo con sè stesso, solo in mezzo alle seduzioni di ogni genere, egli resta puro come un angelo; poichè, se gli angioli non sono stati rappresentati sotto tratti femminei, gli è perchè l’unione della forza colla purezza è ancora più bella e più celeste della modestia anche la più perfetta di un essere debole.