Epistolario di Renato Serra/Al padre - 7 febbraio 1905

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Al padre - 7 febbraio 1905

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Al padre - 7 febbraio 1905
A Emilio Lovarini - 22 gennaio 1905 Alla madre - 16 febbraio 1905

Roma, 7 febbraio 1905.1


Caro papà,

ti scrivo a lapis e in fretta, per dar la lettera a un compagno che uscendo me la imposti. Io oggi non esco, perchè il mio cappotto è dal sarto a raggiustare e pare che sarà pronto solo domattina.

Impressioni della mia vita nuova non te ne dico perchè tra lo sbalordimento de’ primi momenti e il non aver ancora provato che poco di essa vita, che mi si vien discoprendo mano mano, riuscirebbero molto inesatte.

Certo non è come me la figuravo; peggio, per alcuni, meglio per molti rispetti. Così partirò certo da Roma senza averne vista nè men la metà di quello che vidi altra volta due giorni. Ti dico solo che l’istruzione (come quella che la mamma vede fare sotto le nostre finestre) dura dalle 7 alle 12 (con mezz’ora d’intervallo per il rancio) in quartiere, dalle 12 alle 3 ½ in piazza d’armi. E uscendo il più che si possa fare si è trascinarsi a un restaurant per mangiare e poi tornarsene direttamente a letto. Certuni preferiscono di restare a dirittura in quartiere. Il rancio si potrebbe anche mangiare, ma il terribile è la pulitura della gamella, che procurerà infinite consegne.

Io entrai in quartiere domenica sera, ieri fui visitato e vestito, oggi ho fatto istruzione con gli altri. Ieri uscii in borghese; domani e gli altri giorni uscirò vestito da militare. Avrò un gran da fare per compire il mio vestiario, sostituire i bottoni di ferro con altri lucidi, comprar cravatte risaldate scarpe fatte militari. Dei superiori credo che saremo contenti; quanto a me, le cose vanno anche meglio; tennero nota di quel diploma di licenza che mandai, e prima il tenente, poi il capitano oggi mi ha chiamato fuor delle file per chiedermi se io era quello, congratularsi; dirmi che spera che sarò un bravo soldato; chiedermi se sono stato allievo di Carducci (avendo saputo che son laureato in lettere) etc. etc. Sì che, facendo io tutto il possibile per non distruggere questo principio di buona opinione, spero che non andrà male. Oggi a mezzogiorno è venuto a trovarmi in quartiere il cap. Armani. Ha ricevuto una tua cartolina; mi ha parlato con gran cortesia, m’ha detto che domenica mi verrà a prendere in quartiere per portarmi a colazione con lui. Mi ha pregato poi che, scrivendoti, ti dica di avvisarlo, qualora tu venga, del giorno preciso; e io non ti nascondo che se fosse possibile avrei un gran piacere che tu venissi qua alla fine della corrente settimana. Così, tra l’altro, staremmo insieme domenica, che certo avrò libera tutta - e mi accompagneresti in casa Armani. Libera uscita l’avrò da domani sempre dalle 4 fino alle 8 ½. Venendo tu, potrei avere ancje il permesso serale fino alle 10 (il teatrale non è concesso mai agli allievi uff.); faremmo insieme, e molto presto, le varie compere etc. Domani intanto scriverò alla mamma e le darò la lista di quel che mi bisogna . Le lenzuola no, che van benissimo queste. Speriamo che l’indisposizione di Nino sia leggera e che passi presto; salutami tanto le zie e gli zii, Ottavio, la Pia; se scrivi a Nino bacialo per me; e tu e la mamma abbiatevi un’infinità di baci dal vostro.

Note

  1. Durante il servizio militare prestato nel plotone allievi ufficiali del 47° Regg.Fanteria.