Er conto de le posate
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ER CONTO DE LE POSATE.
Eccole tutte cqui nne la sarvietta,[1]
Come l’ho ttrove.[2] Io doppo sparecchiato
Ch’ho aripassato er conto, ho aripassato,
Ciamancàva[3] un cucchiaro e una forchetta.
E llei crede a Lluscìa? Si sta sciovetta[4]
Bbutta la bbroda[5] addoss’a mmé, ha sbajjato.
Ma ggneente:[6] io nun capisco; io nun zo’[7] stato,
E nnun vojjo abbozzacce[8] una saetta.[9]
Sta faccenna sarà ccome sto lujjo
Che ssuccesse l’affare der grisolito
Der padrone, e cce fu cquer battibbujjo.[10]
De quello puro[11] ggià sta bbona pezza[12]
Dava la corpa[13] a mmé ssiconn’er zolito,
Eppoi s’aritrovò ffra la monnezza.[14]
6 marzo 1837.
Note
- ↑ [Salvietta, tovagliolo.]
- ↑ Trovate.
- ↑ Ci mancava.
- ↑ [Civetta.]
- ↑ Getta la colpa.
- ↑ Niente. Vi si son poste due e onde insinuare il modo della pronunzia, che in questa occasione deve prolungare la e quasi fosse doppia.
- ↑ Non sono.
- ↑ Non voglio abbozzarci, cioè: “tacermivi, tollerare.„
- ↑ Affatto, per nulla.
- ↑ Altercazione clamorosa.
- ↑ Pure.
- ↑ Cattivo suggetto.
- ↑ Colpa.
- ↑ Immondezza.