Eros (Verga)/XIX

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Cap. XIX

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XIX.


I giorni seguenti trascorsero in alternative di speranze e di timori per la vita della giovinetta. Alberto non ardiva più comparirle dinanzi e domandava sempre sue notizie, inquieto, agitato, più sofferente di lei. Se fosse morta gli sarebbe parso di aver commesso un assassinio.

Finalmente Adele migliorò; ma come andava inoltrandosi nella convalescenza, mostravasi più fredda e riservata verso di lui, cercava mille pretesti per non ricevere le sue visite, evitava di rispondergli e di guardarlo in faccia. Finalmente un bel mattino capitò in camera sua lo zio Bartolomeo, il quale, dopo avergli parlato della pioggia e del bel tempo, quasi non sapesse da che parte incominciare, gli disse infine, con mille proteste di rincrescimento, che quanto a matrimonio non se ne sarebbe fatto nulla, almeno pel momento.

— Adele non vuole sentirne parlare. È un capriccetto [p. 100 modifica]da convalescente, cosa vuoi? Bravo ehi sa leggervi. Ti voleva un gran bene, e te ne vuole di molto tuttora. Ma che diavolo di novità l’è saltata in mente? Cosa vuoi farci? A me rincresce più di te, che vorrei poterti dir figlio due volte!... Ma passarà!.. Oh, passerà.

Alberto capì assai più in là dello zio, e si trovò piccino dinanzi a quel nobile sacrificio della fanciulla; ma egoista come un innamorato, non seppe indovinare quante lagrime e quanti dolori fosse costato quel capriccetto da convalescente alla povera Adele.

Poco dopo ricevette una lettera di lei.


«So tutto. Perdonami, Alberto, ma il cuore mi si spezzava. Dio mi ha dato la forza di non tradirmi, e nessuno saprà giammai il motivo della mia risoluzione. Ma a le bisogna pur dirlo, per non farti credere anche a te che sia un capriccio... perchè il mio rifiuto non ti umilii... e per dirti che ti amo ancora. Capirai che se ti scrivo cotesto, adesso, vuol dire che non sarò giammai più tua, non ci rivedremo mai più... e ti prego di partire senza cercar di vedermi. Addio.»


Il cugino partì per Firenze di nascosto, come un ladro, senza volgere un’occhiata a quella finestra di cui le persiane rimanevano ostinatamente chiuse da molto tempo.