Favole (Fedro)/Libro quarto/XXIII - La Formica e la Mosca

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Libro quarto: XXIII - La Formica e la Mosca

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Fedro - Favole (I secolo)
Traduzione dal latino di Giovanni Grisostomo Trombelli (1797)
Libro quarto: XXIII - La Formica e la Mosca
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FAVOLA XXIII.

La Formica e la Mosca.


FRa la Mosca era insorta, e la Formica,
     Chi di lor sovrastasse, acre contesa.
     Sì cominciò la Mosca: ed ancor osi
     Venir meco a tenzone? Allor che s’offre
     5Vittima a’ Dei, le viscere n’assaggio.
     Fra gli altari io dimoro; in capo a’ Regi
     Se m’è a grado, m’assido; e su i bei labbri
     De le caste matrone io m’intrattengo;
     Nulla fatico, ed il miglior mi godo.
     10Ch’hai tu di somiglievole, villana?
     Lo seder a la mensa de gli Dei
     Reca gloria, egli è ver; purchè ne sia
     Invitato, non già, se avuto a schifo.

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     De le matrone i baci, e i re millanti?
     15Quando ben mi ricorda, allor che il grano
     Per il verno sollecita raccolgo,
     Veduta averti d’ogni vil sozzura
     Pascerti presso a’ muri. Tu gli altari
     Frequenti; ma però se’ giunta appena,
     20Che ti discaccian tosto: non lavori;
     Ma nulla hai pronto, ove bisogno il chieggia;
     Ciò che vuolsi celar, commendi altera.
     Mi disfidi la state, il verno taci,
     Allor che il freddo intirizzita a morte
     25T’adduce; nulla io soffro, e ricca casa
     Di sicuro soggiorno mi provvede.
     Ecco abbastanza tua alterigia doma.
          * Segna il racconto quei che finte lodi
     S’arrogan, e coloro a cui virtude
     30Soda gloria comparte, ed onor vero.