Favole (Fedro)/Libro secondo/VIII - Il Cervo, e i Buoi

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Libro secondo: VIII - Il Cervo, e i Buoi

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Fedro - Favole (I secolo)
Traduzione dal latino di Giovanni Grisostomo Trombelli (1797)
Libro secondo: VIII - Il Cervo, e i Buoi
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FAVOLA VIII.

Il Cervo, e i Buoi.


SCacciato fuor de’ folti boschi il Cervo,
     Da fiero cacciator che a morte il cerca,

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     Tal ha timor, ne la vicina villa,
     Entro a una stalla celasi fra Buoi.
     5Quando un lor: misero, in bocca a morte
     Entro abituro uman tua vita affidi?
     Qui lacciatemi, a lui soggiugne il Cervo:
     Quando il vorrà fortuna a’ boschi io riedo.
     La notte vien, e a’ Buoi la fronde arreca
     10Il bifolco, nè il Cervo ivi discopre.
     Vengono gli altri tutti, e pur di tanti
     (Fra quali evvi il fattor) nessun l’osserva.
     Sicchè a’ Buoi, donde fu sottratto a morte,
     A render grazie il Cervo s’accingea.
     15Bramiam bensì, che salvo al bosco rieda
     Un dice; ma se vien quel ch’ha cent’occhi,
     Fia tua vita in periglio: il dice appena,
     Che ritorna il Padron da cena, e visto
     Poc’anzi i Buoi negletti, a lor s’accosta:
     20E perchè, dice, senza fronda, e senza
     Toglier via queste ragnatelle! In somma,
     Mentre tutto ricerca, e tutto osserva,
     Scuopre a l’eccelse corna il Cervo ascoso.
     Ei chiama la famiglia: il prende, e uccide.
          25* La Favola tal senso in se racchiude:
     Vede acuto il Padron ne le sue cose.