Favole (La Fontaine)/Libro decimoprimo/IV - Il sogno d'un abitante del Mogòl

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Libro decimoprimo

IV - Il sogno d'un abitante del Mogòl

../III - Il Castaldo, il Cane e la Volpe ../V - Il Leone, la Scimmia e i due Asini IncludiIntestazione 16 ottobre 2009 50% raccolte di fiabe

Jean de La Fontaine - Favole (1669)
Traduzione dal francese di Emilio De Marchi (XIX secolo)
Libro decimoprimo

IV - Il sogno d'un abitante del Mogòl
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Un tale nel Mogòl, narra la storia,
fe’ un sogno e vide in cielo un gran bascià
beato in braccio dell’eterno gaudio.

Poi si cangiò la scena e un po’ più in là
vide in mezzo alle fiamme un vecchio monaco
dannato, che facea proprio pietà.

Gli parvero due casi un poco insoliti
e strani, a men che il giudice Minosse
non avesse stavolta preso un gambero.

Tanta fu la sorpresa, che si scosse:
e pensando sul sogno, ad un astrologo
chiese se aveva un senso e quale fosse.

L’astrologo rispose: - La mia pratica
mi dice che c’è un senso anche qui sotto.
I sogni son del ciel spesso gli oracoli.

In vita questo gran bascià corrotto
cercava spesso la pia solitudine:
e allora questo monaco bigotto

andava a fargli una gran corte, ed eccoti,
amico, la ragione
per cui giace dannato in perdizione -.

Se osassi un motto aggiungere a questa favoletta,
vorrei di solitudine spiegare i dolci incanti.
Essa a’ suoi cari amanti
offre una guida amabile, pronta, sincera e schietta
e beni che fioriscono a’ piedi lor davanti.

O dolce solitudine, o luoghi ov’io trovai
dolci e segreti amori,
potessi ancor lontano dal mondo e dai rumori
goder l’ombre ed i freschi soggiorni e i chiusi asili
dei boschi, senza guai!
Quando verranno ancora le muse mie gentili
lontano da cittadi, lontano dalle corti,
ad indicarmi in cielo i nomi delle belle
e vagolanti stelle,
da cui sul capo agli uomini si ordiscono le sorti?

Che se nato a risolvere non son gli alti quesiti,
oh almeno qui m’inviti
lo specchio dei torrenti,
e sui fioriti margini
alzi i soavi accenti!

Di fili d’or le Parche non tesseran la trama
della mia vita e all’ombra non dormirò di fino
e ricco baldacchino,
ma non minor è il prezzo di queste alme delizie
per chi tesor non brama.

Beata solitudine, sola beatitudine,
qui voglio alla mia Parca
far sacrifici, e quando comanderà la Sorte
ch’io scenda di Caronte nella sdruscita barca,
me d’ogni affanno sciolto
nudo accorrà, ma libero
il regno della morte.