Filocolo/Libro quarto/145

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Libro quarto - Capitolo 145

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Libro quarto - Capitolo 145
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L’amiraglio ascolta queste cose, e infiammasi, udendo, d’ardentissima ira. E poi che Ircuscomos tacque biasimando il vile popolo e’ molti cavalieri, turbato si leva del loro cospetto, e andando sanza riposo per la sua camera torcendosi le mani e strignendo i denti, giura per gli immortali iddii di far morire gli assalitori de’ suoi cavalieri. E uscito fuori, con fiera voce comanda ogni uomo essere ad arme, e sanza indugio seguirlo. Egli s’arma e monta sopra un forte cavallo; e Alessandria tutta commossa, e ciascuno sotto l’armi, chi lieto e chi dolente, chi a piè e chi a cavallo, ciascuno il seguita, e furiosi ne vanno verso il prato, faccendo con diversi romori di trombette, di corni e d’altri suoni significanti battaglia e con voci tutto l’aere risonare. E pervenuti vicini al prato, già quasi essendo per entrarvi dentro, niuno cavallo era che a forza del cavalcante non voltasse la testa, e quasi sanza potere essere ritenuto, fino alla città tornava correndo. A ciascuno uomo così s’arricciavano i capelli in capo, come suole fare al ricco mercatante nelle dubbiose selve, poi che i ladroni con l’occhio ha scoperti. Niuno avea ardire di passare in quello: tutti hanno paura, e niuno sa di che. Ciascuno, stato infino a quel luogo fiero e ardito al venire, pauroso, disidera di tornarsi adietro. L’amiraglio fremisce tutto, e con minacce e con percosse s’ingegna di pingere avanti i suoi dicendo: - O gente villana, qual paura è questa? Chi vi caccia? Temete voi sei cavalieri? -. Le sue parole sono udite, ma non messe ad effetto. Le percosse ciascuno fugge, e le minacce meno che la non conosciuta paura temono. Maravigliasi l’amiraglio di tanta viltà. Domanda la cagione di tanta paura: niuno gliele sa dire, ma tutti temendo rinculano. Tra’si avanti l’amiraglio, e comanda d’esser seguito: viene in su l’entrata del prato, e più ch’alcuno degli altri pavido volta le lente redine del corrente destriere, né egli medesimo conosce perché. Molte volte ripruova sé e fa riprovare i suoi; ma nulla è che più avanti passare si possa che i termini del prato, segnati ne’ confini della via entrante in quello. Con maraviglia comincia l’amiraglio a essaminare nella mente quello che da fare sia, o perché ciò avvenire possa. Niuno avviso trova, per lo quale il suo avviso si possa fornire: e subitamente muta pensiero, e fra sé dice: - Io operai male dannando i due giovani a morte villana sanza intera notizia di loro avere. Che so io chi e’ si sieno? E’ poriano essere tali che gl’iddii per loro fanno queste cose: né altramente poria essere, che sanza volontà loro tanto popolo e cavalieri da sei o da otto fossero messi in fuga, e tanti quanti noi siamo li temessimo. Veramente io credo che agl’iddii spiaccia ciò che di loro feci, e che essi sieno pronti alla loro vendetta -.