Filocolo/Libro quarto/38

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Libro quarto - Capitolo 38

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- Quella amorosa fiamma che negli occhi ne luce e il nostro viso ognora adorna di più bellezza, come voi dite, mai non consentì che invano amassimo, ma non per tanto non ci si occulta quanta e quale sia la pena dell’uno, e quella dell’altro - rispose la reina; seguendo: - e però, come la nostra risposta sia con la verità una cosa, vi mostreremo. Egli è manifesto che quella cosa che più la quiete dell’animo impedisce è la sollecitudine, delle quali alcune a lieto fine vanno, alcune a dolente fuggire intendono. Delle quali quanto più n’ha l’animo, tanto più ha affanno, e massimamente quando noiose sono: e che il geloso più di voi n’abbia è manifesto, però che voi a niuna cosa intendete se non solamente ad acquistare l’amore di quella donna cui voi amate, il quale non potendolo avere v’è gravissima noia. Ma certo e’ potrebbe di leggiere avvenire, con ciò sia cosa che i cuori delle femine sieno mobili, che subitamente voi, non pensandoci, vi trovereste averlo acquistato: o forse che v’ama, ma, per provare se voi lei amate, dimostra il contrario, e mostrerà forse infino a quel tempo ch’ella fia bene del vostro amore accertata. Con questi pensieri può molto speranza mitigare la vostra doglia: ma il geloso ha l’animo pieno d’infinite sollecitudini, alle quali né speranza né altro diletto può porgere conforto, o alleviare la sua pena. Egli sta intento di dare legge a’ vaghi occhi, a’ quali il suo posseditore non la può donare. Egli vuole e s’ingegna di porre legge a’ piedi e alle mani, e a ogni altro atto della sua donna. Egli vuole essere provido conoscitore e de’ pensieri della donna e della allegrezza, ogni cosa interpretando in male di lui, e crede che ciascuno disideri e ami quello che egli ama. Similemente s’imagina che ogni parola sia doppia e piena d’inganno, e se egli mai alcuna detrazione commise, questo gli è mortal pensiero imaginando che per simile modo esso debba essere ingannato. Egli vuol chiudere con avvisi le vie dell’aere e della terra, e, brievemente, ne’ suoi pensieri gli nocciono il cielo e la terra, gli uccelli e gli animali, e qualunque altra creatura: e a questo levarli non ha luogo esperienza, però che se la fa e trovi che lealmente la donna si porti, egli pensa che aveduta si sia di ciò ch’egli ha fatto, e però guardatasene. S’e’ trova quello che cerca e trovare non vorria, chi è più doloroso di lui? Se forse estimate che il tenerla in braccio gli sia tanto diletto che queste cose debbia mitigare, il parere vostro è falso, però che quello tenere gli porge noia, pensando che altri così l’abbia tenuta. E se la donna forse amorevolemente l’accoglie, credesi che per torlo da tal pensiero il faccia, e non per buono amore ch’ella gli porti. Se malinconica la trova, pensa che altrui ami e di lui non si contenti: e infiniti altri stimoli potremmo de’ gelosi narrare. Dunque che diremo della costui vita, se non ch’ella sia la più dolente che alcun vivente possa avere? Egli vive credendo e non credendo, e sé e la donna stimolando e le più volte suole avvenire che di quella malattia di che i gelosi vivono paurosi, elli ne muoiono, e non sanza ragione, però che con le loro riprensioni molte fiate mostrano a’ loro danni la via. Considerando adunque le predette cose, più ha il vostro amico, che è geloso cagione di dolersi che voi non avete, però che voi potete sperare d’acquistare, colui con paura vive di perdere quella cosa che egli appena tiene sua. E però s’egli ha più materia da dolersi di voi e confortasi il meglio che elli puote, molto maggiormente voi vi dovete confortare e lasciare stare il piagnere, che è atto di pusillanima feminella, e sperare del buono amore, che voi alla vostra donna portate, non perdere merito: ché, ben che ella si mostri verso voi acerba al presente, e’ non può essere ch’ella non vi ami, però che amore mai non perdonò l’amare a niuno amato, e a’ robusti venti si rompono più tosto le dure querce che le consenzienti canne -.