Filocolo/Libro quinto/4

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Libro quinto - Capitolo 4

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La fortuna pacificata a’ due amanti, e i fati recanti già a’ suoi effetti i piaceri degl’iddii, concedeano graziosi venti alle volanti navi. A’ quali poi che i remi perdonarono, al mare furono date le bianche vele, né prima si calarono che i porti di Rodi l’avessero in sé raccolte, dove, ad istanza de’ prieghi di Bellisano, Filocolo e Biancifiore co’ suoi discesero in terra, e quivi da lui, più volonteroso che potente, magnificamente furono onorati: e non solamente da esso, ma da tutti i paesani per amore di lui ricevettero volonteroso onore. Piace a Filocolo il partirsi, lodando che i beni della fortuna s’usino quando gli concede. Bellisano s’apparecchia di seguirlo, ma Filocolo, conoscendolo attempato e di riposo bisognoso più che d’affanno, ringraziandolo, con prieghi il fa rimanere, e non sanza molte lagrime. Filocolo disidera d’adempiere la promessa fatta a Sisife, comanda che l’estrema punta di Trinacria sia con la prora de’ suoi legni cercata: le vele si tendono, e i timoni fanno alle navi segare le salate acque con diritto solco verso quella parte, aiutandole il secondo vento. E in pochi giorni, lasciatisi dietro gli orientali paesi, pervenne al dimandato luogo: e date le poppe in terra, con brieve scala scesero sopra le secche arene. E venuti al grande ostiere di Sisife, da lei onorevolemente e con viso pieno di festa ricevuti furono. Ella niuna parte di potere si riserbò ad onorarli, ma ancora sforzandosi le parea far poco. E dimorata con loro in graziosa festa più giorni, e sentendo che per matrimoniale legge erano i due giovani congiunti, cioè la cercata e ’l cercatore, cui essa, secondo le parole di Filocolo, fratello e sorella estimava, si maravigliò, e con umile preghiera domandò che in luogo di singulare grazia come ciò fosse le fosse scoperto. A’ cui prieghi Filocolo con riso rispose: e prima chi essi erano, e i loro amori insieme con gli infortunii brievemente narrò, nella quale narrazione il suo pellegrinare, e la cagione della nascosa verità, e ciò che avvenuto gli era, poi che da lei si partì, si contenne. Le quali cose udendo Sisife, ripiena non meno di pietà che di maraviglia, lieta ringraziò gl’iddii che dopo tanti affanni in salutevole porto gli avea condotti. Dimorati adunque quivi quanto fu il piacere di Filocolo, a lei furono cari doni da Biancifiore donati, e con proferte grandissime, all’una dall’altra fatte, si partirono. E Biancifiore dietro a Filocolo, sopra l’usata nave, che già avea i ferri tolti agli scogli, risalì; né prima vi fu suso che Filocolo comanda che verso l’antica Partenope si pigli il cammino. Il quale preso da’ marinari, avanti che il terzo sole nel mondo nascesse, nella città pervennero, e in quella, discesi in terra, entrarono: e con iguale piacere di tutti determinarono di finire il rimanente del cammino sanza navicare. Per che fatti porre in terra i ricchi arnesi e’ gran tesori, e quegli uomini che a Filocolo piacque di ritenere con seco, comandò che alla bella città di Marmorina n’andassero, e di Filocolo e de’ compagni e della loro tornata vere novelle portassero al vecchio re Felice e ad ogni altro amico e parente loro.