Filocolo/Libro quinto/57

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Libro quinto - Capitolo 57

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- Grandissime cose e mirabile credenza ne conta il tuo parlare - disse Filocolo ad Ilario, - le quali tanto piene d’ordine, di santità e di virtù veggio, che già disidero con puro animo d’essere de’ tuoi; ma sanza i miei compagni, con li quali riferire voglio l’udite cose, niuna cosa farei, ancora che faccendolo sanza loro conosco saria ben fatto -. A cui Ilario: - Giovane, confortati nelle mie parole, e con teco i tuoi compagni vi conforta: e fuggendo le tenebre, nelle quali colui, cui voi orate, vi tiene, venite alla vera luce da cui ogni lume procede, e che per la vostra e nostra salute se medesimo diede a obbrobriosa morte. Correte al santo fonte del vero lavacro, il quale, lavando l’oscura caligine delle vostre menti, vi lascerà conoscere Iddio, il quale l’orazioni de’ peccatori essaudisce nel tempo opportuno. Assai è tra’ miseri miserabile colui che può uscire d’angoscia e entrare in festa, se in quella pur miseramente dimora. Venite adunque e lavatevi nel santo fonte, e di quelle tre virtù nobilissime, Fede, Speranza e Carità vi rivestite, sanza le quali niuno può piacere a Dio; e così chi le veste, impossibile è che gli etterni regni siano serrati. Dunque v’è licito venire al donatore di tutti i beni a servire, e la prigione etterna fuggite mentre potete. Né vi faccia vili la poca autorità, che forse io confortante dimostro, ché le parole da me dette a voi non sono mie, anzi furono de’ quattro scrittori delle sante opere del nostro fattore, de’ quali ciascuno testimonia quello che parlato v’ho, e con loro insieme molti altri, i quali, avvegna che fossero più e diversi, un solo fu il dittatore, cioè il Santo Spirito, la cui grazia discenda sopra voi, e vi dimori sempre -.