Fior di mia gioventute

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Vincenzo Monti

1803 F Odi letteratura Fior di mia gioventude Intestazione 7 aprile 2010 75% Da definire

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In occasione della festa nazionale celebrata in Milano il giorno 16 Giugno 1803, anno II della Repubblica Italiana.


ODE


 
Fior di mia gioventute,
     Tu se’ morto, nè magico
     Carme, ahi! più ti ravviva, o fior gentile:
     E tu, cara Salute,
     5Tu pur mi fuggi, e vendichi
     Nel rio novembre le follíe d’aprile.
     Deh riedi, o Dea; perdona
     Antiche onte, e votiva
     T’appenderò corona
     10Di fior che l’aure di Brïanza edùcano,
     O del Lambro la riva.

Piacciati a’ miei desiri
     Sol di tanto sorridere
     Che porre un inno sulla lira io possa;
     15Inno, che gaudio spiri,
     E il cor tocchi dell’Itala
     Donna, due volte a libertà riscossa.
     Dono d’amico Dio
     Riede, e d’auro ha le chiome
     20Il dì che patria anch’io
     M’ebbi, e soave mi suonò nell’anima
     Di cittadino il nome.

Nome sacro, onorato,
     Che tutti abbracci e temperi
     25Dell’uom dritti e doveri in armonía,
     Onde forza ha lo Stato,
     E per alterni vincoli
     La consonanza socïal si cría;
     Fra i superbi tu suoni
     30Stolta cosa abborrita,
     E terror metti ai troni:
     Ma di te sol s’adorna ogni magnanimo,
     A cui la patria è vita.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

E con gioia crudele
     35Seguendo sull’atlantica
     Onda le folte caledonie antenne,
     Alle perfide vele
     Pregan contro la gallica
      Virtù propizie d’Aquilon le penne.
     40Re de’ venti, percoti
     L’infide prore, e sferra
     Gli Euri sonanti e i Noti;
     E tu dell’onde imperator, tu vindice
     Scotitor della terra,

45D’ambrosia rugiadosi
     Dalle stalle etïopiche
     Traggi i verdi cavalli, e col tridente,
     Dei Telchini operosi
     Fabbricato all’incudine,
     50Svelli, sommergi, Enosigéo possente ,
     La grifagna Albïone.
     Assai del nostro danno
     Crebbe avaro ladrone,
     Che dalle nasse alzossi e dalla burchia
     55Dell’Europa tiranno.

Falsar, mentire, ai patti
     Romper fede e sospendere,
     Qual merce in libra, della terra il pianto:
     Acquistar per misfatti
     60Possanza infame, e al punico
     Corsal rapire di perfidia il vanto;
     Ecco l’arte e gl’ingegni
     Della sleal, che il Franco
     Valor sfida e gli sdegni
     65Del gran Guerriero, a cui già compra e medita
     Ferro assassin nel fianco.

Spegneasi al dolce canto
     Della tebana cetera
     Il rovente di Giove eterno strale,
     70E sullo scettro intanto
     L’aquila assisa in placido
     Sonno i grand’occhi declinava e l’ale.
     Delle mie corde al suono
     Prego l’ira si svegli
     75Del celto Giove e il tuono,
     Fin che col Russo alfin rabbuffi all’anglica
     Mercatrice i capegli.

Gravar l’empia si spera
     La terra e il mar, che libero
     80A tutti ondeggia, di servil catena;
     E già selvosa e nera
     Di sue tonanti roveri
     Mugge l’adriaca Teti e la tirrena.
     Ma di tal padre è nata
     85L’italica Donzella,
     Che con rigoglio guata
     I suoi perigli, e ride e danza al fremere
     Dell’inglese procella.

Ve’ che saltante ed ebra
     90D’alta letizia il candido
     Natal suo giorno con palestre e ludi
     Banchettando celébra,
     Cui dan l’Arti e l’olimpiche
     Muse la norma, e Aglaia e i Piacer nudi.
     95Nè fra i canti e la polve
     Circense il rilucente
     Brando dal fianco solve:
     Di Marengo ella nacque in mezzo ai fulmini,
     E il padre in cor si sente.

100Tale, allor che con guerra
     Temeraria tentarono
     Turbar Giove, e rapirgli il lampo e il tuono
     I figli della Terra
     Congiurati a rescindere
     105Del ciel le mura ed il Saturnio trono,
     Romoreggiando fuora
     Del divin capo, allegra
     E nell’armi sonora
     Balzò Minerva, e la paterna folgore
     110Vibrò secura in Flegra.

Poi del sangue già tersa
     Degli squarciati Anguipedi
     Col gran padre esultando al ciel saliva.
     Di calda strage aspersa,
      115 L’asta frattanto e l’egida
     Lavan cantando sull’Inachia riva
     Di Pelasgo le figlie;
     Mentre ancor polverose,
     E sciolte l’auree briglie,
     120II trifoglio erettéo pascon le vergini
     Puledre bellicose.