Fisiologia vegetale (Cantoni)/Capitolo 20

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§ 20 - Fatti comprovanti la facoltà assorbente del terreno

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§ 20 - Fatti comprovanti la facoltà assorbente del terreno
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§ 20. — Fatti comprovanti la facoltà assorbente del terreno.

Prima di andare più oltre, osserviamo se in natura ci si presentino dei fatti, i quali ci confermino nelle opinioni finora emmesse intorno alla facoltà assorbente del [p. 77 modifica]terreno, ovvero sulla necessità che i materiali terrestri, entrino fra di loro, o cogli aggiunti, in certe combinazioni, prima di penetrare nell’organismo vegetale. — Pertanto in pratica si dice che le terre silicee sciolte mangiano o distruggono i concimi: e che le forti argillose, più tardi fanno sentire gli effetti della concimazione, ma che, conservando maggiormente i materiali concimanti, non esigono d’essere ingrassate così frequentemente quanto le prime. E non solo le terre argillose, ma anche le silicee, col tempo, cioè con un contatto più prolungato, riescono ad assorbire i materiali disciolti nelle acque. Intatti sono meglio potabili quelle acque che abbiano percorso un più lungo tratto sulla ghiaja. Presso la sorgente molte acque contengono sali disciolti o per un eccesso d’acido carbonico o per una maggior temperatura; ma in contatto dell’aria, o l’eccesso d’acido carbonico si svolge, o la temperatura diminuisce, ed i sali si depositano o trovano, nel loro corso, altri materiali cui combinarsi; in tal modo le acque correnti si rendono più pure. Nè sconosciuto è il metodo di depurare l’acqua e renderla potabile, quantunque contenente materie ammoniacali, facendola passare per l’arenaria. — I concimi aggiunti al terreno si fanno tanto più presto sentire quanto più si trovano già in uno stato di maggior divisione e di più semplici combinazioni, o di maggior scomposizione per effetto della fermentazione, e quanto più il terreno sarà parimenti soffice e poroso, ossia in condizione tale da presentare alle materie concimanti un facile ed esteso contatto col massimo numero di particelle inorganiche cui combinarsi. A questa condizione devesi l’effetto più pronto dei concimi solidi ben scomposti e sopratutto dei liquidi, confrontato con quello de’ concimi solidi freschi, o dei liquidi per anco ben fermentati.

Epperò, non si dirà che i concimi liquidi, o [p. 78 modifica]eminentemente scomposti, devono essere sparsi poco prima dell’effetto che da loro si richiede, ma piuttosto che possono essere sparsi in tal’epoca.

La stessa quantità di concime, sia solido che liquido, esercita un’azione tanto maggiore, aumentando maggiormente il prodotto, quanto più complessa è la natura del suolo, cioè quanta maggior varietà di materiali cui combinarsi gli vien presentata dal terreno; la stessa quantità degli stessi concimi, aggiunta ai terreni che più a lungo e meglio potrebbero lasciar libere le sostanze concimanti allo stato solido o liquido, quali sono i molto silicei, produce un minor vantaggio che nei terreni che le trattengono. Laonde potrebbesi concludere che l’efficacia de’ concimi non solo è in relazione alla qualità de’ loro componenti, ma eziandio alla qualità minerale del terreno. Perciò il valore dei terreni aumenta in ragione che in essi diminuisce la quantità di silice, finchè l’eccesso d’argilla non produca altri inconvenienti fisici di svantaggio al coltivatore. Vedesi quindi prendere in affitto, o lavorare assai più volonterosamente terre forti, che terre sabbiose; e colui, il quale abbia in affitto due porzioni di terreno, l’una argillosa e l’altra sabbiosa, sebbene ambedue destinate ad eguali coltivazioni, profondere il lavoro ed il concime all’argillosa, persuaso che questa lo compenserà abbondantemente. — La coltivazione del riso, stabilita anche sopra terre di mediocre consistenza, non trae altro profitto, allorchè riceve l’acqua da risaje superiori, che quello d’imbeversi d’un’acqua meno fredda: il riso matura qualche giorno prima, ma non si riscontra differenza od aumento di prodotto se non quando le risaje superiori siano state abbondantemente concimate con materiali grossolani e freschi, e che il loro fondo sia di natura molto siliceo.

Se poi il terreno cedesse all’acqua i proprj materiali in istato di soluzione, che mai sarebbe di tutti i terreni [p. 79 modifica]pendenti dopo forti e continuate piogge? Come mai si potrebbero conservar fertili, ed anche migliorare quei terreni a leggier strato coltivabile, sovrapposto a ghiaje o sabbie, come lo sono gran parte di terreni della bassa Lombardia? Non sarebbero queste terre siccome collocate perpetuamente sur un filtro? Bell’effetto sarebbe quello del drenaggio, se la terra cedesse all’acqua i materiali utili, che i tubi poi s’incaricherebbero di condur altrove! — Perchè il sottosuolo inerte, specialmente se abbondante d’argilla e di ossido di ferro, mescolato al terreno coltivabile già ben ridotto, ne diminuisce il prodotto più di quanto si potrebbe attribuire all’aggiunta d’un materiale inutile? Perchè un terreno appena dissodato, costituito intieramente o quasi intieramente da suolo inerte, sebben concimato abbondantemente, ne’ primi anni, dà un prodotto inferiore a quello che darebbe l’infimo terreno coltivabile, quantunque non concimato? Perchè simili terreni, ne’ primi anni, traggon maggior vantaggio dal lavoro e dal rinnovato contatto dell’aria, che non dal concime? — In tutti questi ultimi casi egli è che il terreno inerte, a pari composizione chimica elementare, assorbe e trattiene maggiormente i materiali utili, allo scopo di saturarsi e ridursi anch’esso, col tempo, allo stato di terreno coltivabile.

Il colore diverso che presenta lo strato coltivabile (se coltivato già da tempo), in confronto dello strato immediatamente sottoposto, sebbene in origine dell’identica composizione inorganica, è pure una prova che lo strato superiore, per mezzo del ripetuto contatto dell’aria e per l’aggiunta di avanzi vegetali od animali, acquistò una composizione alquanto diversa, la quale si manifesta quasi costantemente per mezzo d’un colore più oscuro di quello dello strato sottoposto. Finalmente anche la rotazione agraria viene a conferma della facoltà che ha il terreno di prepararsi più o meno prontamente a ricevere e [p. 80 modifica]tenere i materiali utili. Ognun sa che la durata della rotazione è basata sulla diversa quantità e qualità de’ materiali terrestri disponibili e necessari per date coltivazioni. Di questi materiali ne possono esistere moltissimi in un terreno, eppure la rotazione avere una brevissima durata. E per durata di rotazione io intendo non solo il ciclo completo di diverse coltivazioni, finchè sullo stesso spazio ritorni ancora la prima, ma eziandio lo spazio di tempo che passa tra una concimazione e l’altra sullo stesso spazio di terreno.

A tale proposito veggonsi le terre argillose, ove domina l’allumina, la quale non entrando a far parte dell’organismo vegetale rappresenterebbe quasi un materiale inutile, invece di render più breve la rotazione, la protraggono con maggior utile, e forniscono maggiori prodotti a pari quantità di concime che non dove la rotazione abbia una minor durata.