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../M ../O IncludiIntestazione 26 febbraio 2009 75% Proverbi

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Non si cerca la lucerna, poi ch’è apparuto il sole.
Niuno si salua, fuori della chiesa.
Non gioua sempre dir’ il vero.
Non ha alcun’amico, chi non ha nimici.
Non è maggior trauaglio, che cattiua conscienzia.
Non meglio si conuien’ il basto al bue, che la mitra al’asino.
Nissuno è sauio d’ogni tempo.
Non muoue piu riso il Cuco ch’il rossignolo.
Nella guerra non si combatte sempre.
Non potend’ hauer ciò che vuoi, vogli cio che puoi.
Non fa bisogno il medico a’ sani.
Niuno è offeso, se non da se stesso.
Non ha bisogno di richiesta, chi attend’ alla promessa.
Non si vede il veleno del basilisco.
Non lasciar marcir la rosal su stelo.
Niuno nasce maestro.
Non tutte le cose, ne in ogni loco, ne a tutti credi.
Non cade ageuolmente, chi camina passo passo.
Non vengha domane, chi non porta il suo pane.
Non è si buon carrattiere, che tal volta non versi.
Nella coda si truoua il veleno.
Non fù mai malatia senza ricetta.
Nulla fa, chi nulla osa.
Nelle guerre d’amor, chi fugge vince.
Non mai può l’huomo saper’assai.
Non si perde giamai, per far seruitio.
Non t’impacciar da’ coppi in sù.
Non ti tirar le legne adosso.
Nel tuo periglio, cerca consiglio.
Ne a giuocator ne a beuitor, manca mai da giuocar’ o da bere.
Nissun violente dura.
Non è sempre, il perdonar virtute.
Non è dishonor la pouertate.
Non laua habito santo, anima lorda.
Non è brutto Pluton come si pinge.
Non lice, che per tutto il giglio habbia radice.
Non può il vitello, e vuol che porti il bue.
Non sa donare, chi tarda a dare.
Ne ciò che sai, o hai, o puoi non voler mai dire.
Non fù mai si bella scarpa, che non diuenisse ciauatta.
Non fù mai si vaga rosa, che non diuentasse grattaculo.
Non discoprir’il malato quando suda.
Non tirar’al colombaio de gl’amici.
Non va in granaio vuoto la formica.
Non lascia l’ira giudicar’ il vero.
Ne Diogine, ne Aristippo.
Ne Democrito, ne Heraclito.
Nel fine, si canta la gloria.
Nel leone bene stà la quartana.
Non accade consigliar’ i fortunati.
Non dir letanie se non quando pioue.
Non voler quel fuoco, che non scalda ne scotta.
Non ti conosco, se non ti maneggio.
Nel’oscuro meglio con vno, che con due occhi si vede.
Non è maggior morte, che poco e spesso.
Non dice male, chi dice il vero.
Nissun fù mai felice in moglie, & in caualli.
Non entrar’ in ballo al primo suono.
Non è inutil’ il sempre dubitare.
Non giudicar la naue stando in terra.
Nissuna legge commoda ad ogniuno.
Non dormir dopo pasto, se vuoi hauer buon pasto.
Nello spendere, consiste l’utile.
Non è buon mangiar ceriese co’ signori.
Non far mai un medico tuo herede.
Non è dishonestà, confessar la pouertà.
Nissun vede il sacco, ch’egli porta in dosso.
Non è maladia, pari a la follia.
Ne’ gran fiumi, si piglian’ i gran pesci.
Nella gotta, il medico non vede gotta.
Nel’assentia del signore, si conosce il seruitore.
Non perde la limosina, chi al suo porco la dona.
Non ha fatto, chi comincia.
Non ha piouuto, quel che piouerà.
Non è così picciola capella, che non habbi il suo santo.
Non fruttifica, chi non mortifica.
Non auanza un fico, chi da al prodigo.
Non c’è dignità, che vaglia sanità.
Nissun’amor’è brutto.
Nissuna prigione è bella.
Non è scappato chi si strascina la catena dietro.
Non è inuidia egual’ a quella de’ monaci.
Non è ghiotto, chi non assaggia di tutto.
Non entri tra fuso & rocca, chi non vuol’esser filato.
Non c’è hauere, che vaglia il sapere.
Non si può spogliar’ il nudo.
Nissun’ vitio, senza suplicio.
Nullo miele, senza fiele.
Non hai pane, senza pena.
Non hai vino, senza feccia.
Non hai legno, senza scorza.
Nissun piacere, senza dispiacere.
Non hai grano, senza paglia.
Non hai rosa, senza spina.
Non riprendi, ciò che non intendi.
Non giudicare, se non vuoi esser giudicato.
Non d’onde sei, ma d’onde pasci.
Non può dar trippe, chi non amazza porco.
Nuoua caminata, è presto infumata.
Non dir ciò che sai.
Non far ciò che puoi.
Non creder ciò che odi
Non giudicar ciò che vedi.
Non dar ciò che hai.
Nelle città l’unione, è come un bastione.
Non fu mai si gran banchetto, che qualcun non descinasse male.
Nuoui conti, non pagano debeti vecchi.
Nelle parole è la speranza, ma ne gli effetti è il possesso.
Negar l’honesto, fa sdegno e pericolo.
Nulla non ha, chi senza honor rimane.
Nel’opre, assai può un gratioso mezzo.
Non faccian l’armi, quel che può il consiglio.
Nel consiglio, ogniun segue il proprio affetto.
Nel commun danno, star sospetto è vitio.
Non chiesta offerta, vale un don piegato.
Nel mal’improuiso, più può il sospetto che l’effetto.
Ne’ casi estremi, il timor vien fortezza.
Non tenti il fato, chi trauaglio teme.
Ne gl’ordin pari, i pareri son dispari.
Natura non può star, contr’il costume.
Nemici della vita, carne, mondo, Diauolo.
Nel mondo è più la tema, che il danno.
Nella vecchiaia la vita stanca, e la morte spauenta.
Nello imitar, l’ottima parte elleggi.
Nella felicità ragione, nel’infelicità patientia.
Nella felicità gl’altari non fumano.
Non è spesso da tentar fortuna.
Non toglie arbitrio, cio che dà la sorte.
Nuoua virtù, non prezza vecchia sorte.
Nissun’imperio violente, dura.
Nel dolce del regnar, regna la morte.
Ne’ stati, il sospetto, si dee punir per l’effetto.
Non desiderar’ i sapori de signori.
Non è freno che ritenghi il furor del volgo.
Nel’amicitia di molti, facilmente entra la malitia.
Nel giusto solo, si dee seruir l’amico.
Nel marito prudentia, nella moglie patientia.
Non son tanti gl’errori, quante le scuse.
Non fù mai opinione, senza abusione.
Non esce parlar sano, d’animo insano.
Non l’huomo, ma il vitio s’odia.
Niente è, chi pigro è.
Nel disprezzar la gloria, l’inuidia muore.
Non tace inuidia, oue la gloria crida.
Nuouo rumor, di nuoue cose nasce.
Non lauar la testa al’asino.
Non si vince il periglio, senza periglio.
Nell’huomo audace, piu la fortuna ch’il senno puote.
Natura del cane è l’abbaiare & il mordere.
Non seguir’il sentier de i cani.
Niente è e disuguale, quanto l’equalità.
Non lodar alcuno in vita.
Natura, ogni dottrina vince.
Ne’ casi auuersi, l’oro è buon’amico.
Non è facil cangiar natura praua.
Ne lode a’ tuoi, ne biasmo a gl’altri studia.
Nel far le cose, i mezzi sono il tutto.
Non essequisce Dio, ma ben permette.
Non più forte ch’il male, si dia il rimedio.
Non debbon morder le balene i granchij.
Non andar nudo, a tor’ a l’api il miele.
Non morder se non sai, s’è pietra o pane.
Non gir discalzo, a seminar le spine.
Non spregiar mosche, o d’aragne tela.
Ne’ picciol sacchi, son le miglior’ spetie.
Non si può sonare e portar la croce insieme.
Non è si duro cuor, che non si spezzi.
Non giudicare il di, fino alla sera.
Non può durar, un dominar sforzato.
Non è bel’vccello, quel ch’ha l’altrui penne.
Niente più tosto si secca, che la lagrima.
Non ti impacciar con lappole.
Non fugge, chi torna a casa.
Non sempre per spronar corre il cauallo.
Nel molino, sia la ragione.
Niuno viue, senza vitio.
Non per gl’vccelli restar’, il gran di seminar.
Non è il alcun luoco, chi è per tutto.
Non tagliar’il fuoco col ferro.
Nissuno s’inebria del suo vino.
Niuno vecchio, spauenta Dio.
Ne le disgratie, non si trouan’ amici.
Non manchiam’a noi medesimi, poi faccia il cielo.
Non c’è alcun male, che non venghi dal capo.
Non si può sforzar’ il poppone.
Nuoua rete, non piglia vcello vecchio.
Non è più il tempo, del Duca Borso.
Non è più il tempo, che Berta filaua.
Non è virtù, che pouertà non guasti.
Ne donne, gioie, o tela, non pigliar’ alla candela.
Ne amor ne signoria, vuole compagnia.
Nessuno dà, quello che non hà.
Nessun bene, senza pene.
Nozze e magistrato, dal cielo destinato.
Natale non viene, che vna volta l’anno.
Non resta carne in beccheria, per trista che si sia.
Non star’alla discrettione delle bastonate.
Non bisogna dormire tutti i suoi sonni.
Non dir mai quatro, se non l’hai nel sacco.
Non diuentan porri, senon i trapiantati.
Non vien di, che non venghi sera.
Non vien’ingannato, se non chi si fida.
Non t’imboccar, per man d’altrui.
Non lo fare, se non vuoi che si sappia.
Non vegliar’, il can che dorme.
Ne caldo ne gielo, restò mai in cielo.
Non ti metter’ a sedere, se non vedi da beuere.
Ne da frati ne da suor, spera mai di tuor.
Ne salata ne cappon, perse mai sason.
Ne can ne gatta s’anega, vedendo la riua.
Non ti motteggiar del vero.
Nega il vero, e fa buon’ viso, dice il ladro.
Non ci è fumo, senza fuoco.
Non credon’ al santo, se non fa miracolj.
Napolitano, largo di bocca, stretto di mano.
Nel mondo non è, che buona o ria fortuna.
Non può vscir del sacco, se non quel che ciè.
Nido fatto, gazza morta.
Ne amor ne signoria, si possiede senza gelosia.
Niun tacer, fù mai scritto.
Non si può insieme bere e fischiare.
Niuno pecca, sapendo peccare.
Ne Gioue stesso, agrada a tutti.
Non giudicar’, al habito.
Non tonder’ il lione.
Non ti metter’ in dito, anello troppo stretto.
Niuna corotta mente, intende sanamente.
Non odiare, sarai amato.
Non tener l’arco troppo teso.
Non voler romper rocca con rasoio.
Non è tempo da giuocar’ a scacchi, quando la casa bruscia.
Non si può far’ andar’ un molin da vento, co i mantici.
Non è honor’ a l’aquila, a vincer’ il colombo.
Non attizzar’ il fuoco, colla spada.
Ne’ vasi nuoui, non mettiamo prima vino.
Non voler ch’i petti d’altri, ti rompino le braghe.
Non feci mai buccato, che non piouesse.
Non vien mai male, che non venghi per bene.
Non fu mai un si tristo, che non ne fosse un peggiore.
Non c’è bestia piu pazza, che quella del popolo.
Non c’è acqua piu grossa, che quella de’ macheroni.
Non tutte le cose stanno a martello.
Ne Christo si guardò, da le mani de’ traditorj.
Non c’è il peggior male, che quello della morte.
Non c’è peggior menestra, che quella che sà da fumo.
Non è sauio colui, che è sauio per altrui.
Non si fa un cappello per vna pioggia.
Non bisogna andar’ a rubbar’ in casa di ladri.
Non ricordar’ il capestro, in casa del’impiccato.
Non è peccato si occulto, ch’al fin’ non si manifesti.
Non è gito a letto, chi ha d’hauer la mala notte.
Non solo con denari, si pagano i debiti.
Non è sauio, chi non sà esser pazzo.
Non sempre che si vedon’ i denti, s’ha paura del morso.
Non è piu tempo, da dar fieno a oche.
Non lisciar’ il pelo al seruitore.
Non chi tira, ma chi coglie, è buon saettatore.
Nelle belle muraglie, si genera il serpe.
Nella veste piu fina, fa maggior danno la tarma.
Non far gittar l’acqua nel fuoco a mariti.
Non fu mai Greco, di malitia netto.
Non cio che pare, ma quel ch’è buono apprezza.
Non pratichi il basso huomo, sempre col grande.
Non giudicar dal’ volto, il buono ol rio.
Non biasmar del tuo vitio, un’altro mai.
Nuoce al publico ben spesso il priuato.
Non quel ch’ad un conuien, conuiensi a tutti.
Non gl’anni, ma il saper, pesa e misura.
Non può la falsità, star sempre occulta.
Non cura il sauio, quel c’hauer non spera.
Non mostrar tuo valor con gente vile.
Non temer quello, che fuggir non puoi.
Nulla è il loco cangiar, con sorte vguale.
Non lasciar per un porro, di far’ un bel mazzo.
Nelle cose grandi, l’hauer’ voluto basta.
Non ricordar’ il morto a tauola.
Nutritura, passa Natura.
Non credono col pegno in mano.
Non è cattiuo quel buò, che fa quel che può.
Ne di tempo ne di signoria, non ti dar malinconia.
Non è più il tempo, della colombina.
Non è di Maggio, da dirlo due volte.
Non trescar che doglia.
Ne putti ne vbriachi, mai si fanno male.
Nuoua impresa, nuouo consiglio.
Non volete che l’oche viuano appo il pollaio?
Non passeggiar per la via publica.
Ne dal morto parole, ne dal’auaro voler gratie aspettare.
Non ti puoi tagliar’ il naso, senza insanguinarti la bocca.
Non metter nulla, in vaso rotto.
Non torcer mai, il corso del fiume.
Ne bello ne buon, fù mai troppo.
Non si de’ osseruare, quel ch’è ingiusto a giurare.
Nobiltà poco s’apprezza, e men’ virtù se non v’è richezza.
Non fare per pentirti.
Non vsar la gatta al formaggio.
Ne occhi in lettera, ne man’ in tasca, ne orecchie in secreti altrui.
Nascer la notte di san’ Vitale.
Non passa Giubileo, che ogniun non sia castigato.
Nodi d’oro.
Nuuola senz’acqua.
Non credi che sia caluo, se non vedi il ceruello?
Non credi ch’il boccale sia vuoto, se non vedi il fondo?
Non è piu gran sordo, che chi non vuol’vdire.
Non si può tener’ il culo sopra duo scagni.
Non c’è menestra, che quella de’ frati.
Non conosce buona robba, chi non conosce gobba.
Non c’è miglior monte, che quel che si fa col poco.
Ne Guelpho ne Ghibellino.
Non val leuar’ a buon’hora, bisogna buona ventura.
Non basta l’esser buona robba.
Non bisogna troppo leuatura al leuato.
Nella coda, stà il veleno.
Non ti motteggiar del vero.
Non può esser prudente, chi non è patiente.
Nuouo Rè, nuoua legge.
Non si conosce il vino al segno.
Nel latte si conoscon meglio le mosche.
Non puoi mal fare, a naue rotta.
Nella infirmità, si conosce la sanità.
Non sia superbo, chi il suo arbore vede fiorire.
Non meni un cieco, l’altro.
Non mi curo di pompa, pur ch’io sia ben’ vestita.
Non lo intenderebbe il va qua tu.
Nei fiori, chi spera è pazzo.
Non tutti che studiano, imparano.
Non tutti credono, che le lucciole siano lanterne.
Non a tutti, vola il gufo.
Nissun’è Profeta nel suo paese.
Nissun’è più matto, ch’il vecchio matto.
Non è buon pescar’ inanzi la rete.
Ne di corte, ne di consiglio.
Non posso io pisciare, senza che tu petti?
Non bisogna zoppegar’, inanzi il zoppo.
Non importa, pur che si goda.
Non metter l’armi in man del matto.
Non è tutto butiro, ciò che fa la vacca.
Non puoi metter la spada, se non tieni fermo il fodro.
Non fu mai si gran moria, che non scampasse qualcuno.
Non è ne fallo ne rimando.
Non vorrei che san Chimenti mi facesse la gratia.
Non ti creder d’hauer questa pera monda.
Non andar’ al monte del’ossa, se non vuoi ispiritare.
Non si pela la gazza, tanto che la gridi.
Non c’è vuouo che non guazzi.
Ne l’occasioni si conoscon gli huomini.
Non vedi che sei vna cazzuola?
Non si và a dormire, sopra la coltrice.
Non fu mai si gran leone, che non hauesse bisogno d’un sorgio.
Non cosi tosto vedon’acqua che non gridino tempesta.
Non ischerzi l’asino, come il cagnolino.
Non si può trar’acqua da le spugne.
Ne pera, ne donna, ne spada, si douerebbe vdire.
Non bisogna piu gittarci la poluere negli occhij.
Non lo direbbe un gambero, c’ha tante bocche.
Non lo direbbero i gangheri.
Non lo direbbe la bocca d’un forno.
Non l’amerebbe il padre, non che i nimicj.
Non è buon Rè, chi non regge sè.
Non è virtuoso, chi non sa esser rigoroso.
Nissuno dice, ch’il suo granaro è pieno.
Nel conseglio, odi il veglio.
Ne l’aria pura e chiara, si forma il suono chiaro.
Nel donare habbi cura, di tener misura.
Non ami prete e soldato, chi è maritato.
Non c’è inuidia, pari a quella del monaco.
Non è buon murator, chi refiuta pietra alcuna.
Nissun sabato, senza sole.
Nuouo hoste, nuoua nota.
Non fu mai sacco si pieno, che non v’entrasse ancor’un grano.
Non si dee dar tanto a Pietro, che Paolo resti di dietro.
Ne nella canna, ne nel’hamo, ma ne l’esca consiste l’inganno.
Non giudicar l’huomo nel vino, senza gustarne sera e mattino.
Nel saluum me fac, sta l’honor di nos otros.
Non pioue, ma cade acqua.
Non è sterco, ma il cane l’ha cacata.
Non esser otioso, se non vuoi esser diffettoso.
Notari, puttane, e barbieri, tutti passan’un sentiere.
Non può hauer mai cosa buona, chi non lecca la padrona.
Nell’armellino, tosto si vedon le macchie.
Nel leopardo, non si notan le macchie.
Netto come un pollaro.
Non mi piacciono le pere guaste.
Non si può cauar sangue della rapa.
Nascer in pouertà o in richezza, non può ne dar, ne torre gentilezza.
Non si ponga con l’oro fino argento, ne col’armellino porco lutulento.
Non è cosa che si presto chiame, un campo a ribellarsi che la fame.
Non si tosto si fa un tempio a Dio, come il diauolo ci fabrica vna cappella apresso.
Ne le corti la carità è tutta estinta, ne si troua amicitia se non finta.
Ne suono di barbier, ne vezzi d’hoste, ne di puttana dono, hai senza costo.
Non è al mondo, ne mai fu, ne fia, cuor che d’amor legato al fin non sia.
Non c’è si duro cuor che lagrimando, non si muoua talhor, pregando e amando.
Nelle penne, e nelle sacre carte, non ha tempo ragion, ne alcuna parte.
Non potria mai ne gl’huomini il destino, se del futuro ogni un fosse indouino.
Non si crede al bugiardo ancor che giuri, ben si crede al verace, ancor che menta.
Non è fierezza a la fierezza vguale, d’un humil’e vil’huomo quando in alto sale.
Non è minor virtute il conseruar’, che l’acquistar richezze.
Non ti disperare per fortuna auuersa, che la sua ruota sempre in giro versa.
Non ti fidar di donna alcuna, che lei si muta come fa la luna.
Non gittar del tuo tanto con le mani, che tu lo vadi poi cercando co’ piedi.
Non dir di mè, se di mè non sai, pensa di tè, e poi di mè diraj.
Non può esser guerra in quella casa, doue il marito è cieco, e la moglie sorda.
Non cura crudeltà, sdegno, o rea sorte, un magnanimo cuor, ne affanno o morte.
Non gioua a dire per tale via non passerò, ne di tal’acqua beuerò.
Non è bello quel’ che è bello, ma è bello quel che piace.
Non consiste la gloria ne’ tesori che hai, ma ne beneficij che fai.
Non è barba al mondo cosi minutamente rasa, ch’un’altro barbier non ci troui da radere.
Non è soma a portar si graue, come la donna quando a noia s’haue.
Non comincia fortuna mai per poco quand’un mortal si piglia a schern’e giuoco.
Non far’oltraggio a chi ti fù cortese, che Dio per lui vendicherà l’offese.
Non aspettar s’esser seruito vuoi, seruitio altrui se tu seruir ti puoi.
Non vi marauigliate che natura è della lepre, hauer sempre paura.
Non conosce la pace e non l’estima, chi prouato non ha la guerra prima.
Non son nel Arno tanti pesciolini, quante sono a Venetia zazzare, e camini.
Non è la via di dominar se vuoi, por l’arme in mano, a chi può più di tè.
Nissun mal’impunito è giamai stato, e nissun bene anco irremunerato.
Nuoue taglie, e gabelle, fan dir triste e spiaceuoli nouelle.
Non hai stile, arte, o bottega, che non habbi qualche malitia.
Non è curato della Verola, chi non sa dir ogni parola.
Non romper l’vuouo tenero, se prima non hai concio il tuo pane.
Nissun’ si vanti d’hauer l’amico trouato, se prima piu volte non lo ha prouato.
Nissuna figlia senza amore, e nissun’ vecchio senza dolore.
Non viene alla vecchiezza, chi prima non passa la giouanezza.
Non ci sono i miglior trouatori del buon’ vino, che gli vbriachi.
Non ha fatto la natura cosa si sublima, che la virtù non ne habbi trouata la cima.
Nissun bene fù mai molto stimato, se prima non è stato publico.
Non dei mai sparagnar, biada di mugnaio, vin di prete, è pan di fornar.
Ne col dormir’ ne con l’andar nudo mai puoi far male a nissuno.
Non sempre si ha quello che si caccia, in amor’, in corte, o in caccia.
Non può esser vero amore, doue ciascuno vuol’esser signore.
Non fauellate tant’alto, ch’io non possa trarui la beretta, o almeno aggiongerui con la mira.