Giobbe (Diodati 1821)/capitolo 4

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capitolo 3 capitolo 5

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Elifaz rampogna Giobbe per le sue lagnanze; raccontando una sua visione, asserisce esser la sventura castigo del peccato, e lo esorta al ravvedimento ed alla sottomissione.
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  ED Elifaz Temanita rispose, e disse:

2  Se noi imprendiamo a parlarti, ti sarà egli molesto? ma pur chi potrebbe rattener le parole?

3  Ecco, tu correggevi molti, e rinforzavi le mani rimesse.

4  I tuoi ragionamenti ridirizzavano quelli che vacillavano, e tu raffermavi le ginocchia che piegavano.

5  Ma ora che il male ti è avvenuto, tu te ne affanni; ora ch’è giunto fino a te, tu ne sei smarrito.

6  La tua pietà non è ella stata la tua speranza, e l’integrità delle tue vie la tua aspettazione?

7  Deh! rammemorati, quale innocente perì mai, e ove furono gli uomini diritti mai distrutti?

8  Siccome io ho veduto che quelli che arano l’iniquità, e seminano la perversità, la mietono.1

9  Essi periscono per l’alito di Dio, e son consumati dal soffiar delle sue nari.

10  Il ruggito del leone, e il grido del fier leone son ribattuti; e i denti de’ leoncelli sono stritolati.

11  Il vecchio leone perisce per mancamento di preda, e i figli della leonessa son dissipati.

12  Or mi è stata di nascosto significata una parola, e l’orecchio mio ne ha ritenuto un poco.

13  Fra le immaginazioni delle visioni notturne, quando il più profondo sonno cade sopra gli uomini,

14  Mi è venuto uno spavento ed un tremito, che ha spaventate tutte quante le mie ossa.

15  E uno spirito è passato davanti a me, che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne;

16  Egli si è fermato, ed io non ho riconosciuto il suo aspetto; una sembianza è stata davanti agli occhi miei, ed io ho udita una voce sommessa che diceva:

17  L’uomo sarebbe egli giustificato da Dio? l’uomo sarebbe egli giudicato puro dal suo fattore?

18  Ecco, egli non si fida ne’ suoi servitori, e scorge della temerità ne’ suoi Angeli;2

19  Quanto più in coloro che abitano in case di fango, il cui fondamento è nella polvere, e che son ridotti in polvere, esposti a’ vermi?

20  Dalla mattina alla sera sono stritolati,3 e periscono in perpetuo, senza che alcuno vi ponga mente.

21  L’eccellenza ch’era in loro non si


[p. 438 modifica] diparte ella? muoiono, ma non con sapienza.