Guerino detto il Meschino/Capitolo XXXII

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Capitolo XXXII

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Capitolo XXXI Capitolo XXXIII
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CAPITOLO XXXII.


Come il Meschino uscito dalla caverna di San Patrizio tosto andò da messor Dionino, e dal re d’Inghilterra e raccontò quel ch’aveva veduto1.


Non dovevano i due Santi Padri essere ancora giunti a piè della scala che gli fu aperta la porta, e come ebbero aperto uscì fuori, e vide i monaci tutti apparecchiati per l’officio, cantando ad alta voce il sesto Salmo Penitenziale, cioè il De profundis, e rendendo grazie a Dio che l’aveva salvato. Poscia due di loro lo menaron nella casa dell’abate, e gli diedero da mangiare, e dopo confortato gli domandarono di quello aveva veduto. Egli scrisse di ciò ogni cosa. Domandò poi il Meschino le sue armi ed il suo cavallo, e armato tolse commiato da loro, e tornò in Ibernia dall’arcivescovo, che gli dimandò quello che aveva veduto nella caverna, e parve quasi ch’ei non gli credesse, onde prese licenza da lui, e tornò nel porto, e ritrovò messer Dionino consolato;, che l’aspettava. Quando messer Dionino il vide, corse ad abbracciarlo; e subito tornarono in mare, e navigando verso [p. 265 modifica]Inghilterra giunsoro all’isola di Mania, e perchè v’era burrasca in mare stettero tre giorni qui, poi fecero vela, e giunsero al porto di Norgales, dove tutta la gente; della città corsero a vederlo con grandissima festa ed allegrezza, e smontati andarono al palazzo di messer Dionino; la sua donna molto allegra della tornata gli fe’ grande onore. Il Meschino stette tre giorni a Norgales con messer Dionino, che gli voleva dare per moglie sua sorella, e dargli la metà di quanto egli aveva. Poichè l’animo suo non lo volle disturbare, prese licenza dalla donna, e lagrimando inginocchioni dinanzi a’ suoi piedi disse: — Piegate Dio per me, che mi dia grazia ch’io possa ritrovare il padre mio!» Partì; e messer Dionino lo accompagnò a Londra, dove visitarono il re, il quale fece loro grand’onore, e stettero in Inghilterra tre mesi, dandosi piacere; e visitando Londra, Antogna, Egeo, Sael, Lionella, Alone, Afon, le Boglie, Bernia, Scozia, Giuregales, Balepta, Emigan, Fronda, Puntage, Molta, Volca, Prataris, Pionia, Artanisi e Briseo. Dopo il Meschino prese licenza dal re, e dal magnifico Dionino, e prese dal re tanti danari quanti bastavano per condursi a Roma. E tutto il suo viaggio aveva poi fatto scrivere dal giorno che fu fatto schiavo in Costantinopoli fino alla partita d’Inghilterra, d’onde andò nei porti di Francia, in Picardia, nella Normandia, e poi in Fiandra, dove vide molte città e i porti di Lamagna in sul mar Oceano.


  1. Un’altra lacuna che ci lascia a desiderare la parte più importante del romanzo, cioè la descrizione dell’Isola e del Pozzo di San Patrizio. — Ne darò un sunto a parte nella Prefazione per dimostrare l’analogia che il Pozzo di San Patrizio può avere all’Inferno di Dante.