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I Caratteri/I caratteri morali/La sfrontatezza

Da Wikisource.
Teofrasto - I Caratteri (Antichità)
Traduzione dal greco di Goffredo Coppola (1945)
I caratteri morali - La sfrontatezza
I caratteri morali - Il contar frottole I caratteri morali - La spilorceria
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9.


LA SFRONTATEZZA

La sfrontatezza è, a definirla, un disprezzo della buona reputazione a motivo di turpe guadagno, e lo sfrontato[1] è cotal uomo che anzitutto da chi egli ha frodato, da costui va a chiedere danaro a prestito. E poi, quand’ha celebrato un sacrifizio agli dèi, ne va a desinare in casa d’altri ma intanto, dopo averle salate, ripone in dispensa le carni, e chiamato il servo che l’accompagna gli dà un pezzo di carne e del pane ch’egli ha preso dalla mensa, e dice, che tutti lo sentano, Trattati bene, Tibío. E quando va a far la spesa rammenta al macellaio d’essergli stato utile in qualche cosa e stando presso la bilancia getta nel guscio un pezzo di carne, o, se no, almeno un osso per il brodo[2]; e se l’ottiene, bene, se no, preso dal banco un budelletto, se ne va ridendosela[3]. E quando abbia acquistato i posti allo spettacolo per i suoi ospiti, ci va anche lui senza pagare la sua parte, anzi vi conduce i figli il giorno dopo[4] e il pedagogo. E di quante cose uno porti a casa comprate a buon prezzo, pretende ne sia fatta parte anche a sé, e si reca da questo e da quello a farsi [p. 96 modifica]prestare orzo e perfino la paglia, e quelli che gliela prestano presserà a portargliela a casa. Ed è poi capace, accostatosi alle tinozze del bagno e tuffatovi la brocca di versarsela addosso da sé[5], mentre il bagnino strepita, e di dire che si è già lavato, e, andandosene grida[6]: Non ti ringrazio neppure.

Note

  1. [p. 104 modifica]Lo sfrontato non solamente non si vergogna di offendere le convenienze ma porta alta la fronte, e dunque fa faccia, come si dice, e ha fronte incallita. Tradurre letteralmente «svergognatezza», e, «svergognato», sarebbe meno forte; e debole sarebbe altresi tradurre «sfacciataggine, sfacciatezza».
  2. [p. 104 modifica]Traduco ἐμβαλεῖν: «getta nel guscio (della bilancia, o piatto che dir si voglia)». Codici recenti hanno εἰς τὸν ζυγόν, «nel guscio», invece che εἰς τὸν ζωμόν, «per il brodo», degli altri codici: ma io traduco l’uno e l’altro, poiché εἰς τὸν ζυγόν è implicito nel concetto di ἐμβαλεῖν, e però la correzione congetturale εἰς τὸν ζυγόν resulta evidente.
  3. [p. 104 modifica]Forse «ὑπο» γελῶν, «sorridendo», che è meglio.
  4. [p. 104 modifica]Leggo τὴν ὑστεραίαν accusativo temporale. Non è necessario aggiungere «εἰς».
  5. καταχέασθαι, «versarsela dall’alto in basso». Si lava da sé, senza l’aiuto del bagnino, di frodo.
  6. κἀκεῖ nei codici è corrotto. Traduco con senso evidente.