I Neoplatonici/Capo 6

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Capo 6

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Doro raccontò all’amico suo quanto gli era intervenuto con Innide, e disse come egli sentiva di voler bene a quella cara donnetta. Callicle non rispose a questo, e soltanto disse che alle donne non di dee richiedere ciò che loro dà noia, e non ha scopo per esse, e soggiunse: ricordiamoci che questo diletto è concesso solamente agli uomini savi. Intanto Doro andava spesso da Innide, e Callicle raramente e quando l’amico ve lo conduceva: pareva che avesse un altro pensiero pel capo.

Un giorno ebbero una lettera che diceva: Venite subito tutti e due. Innide. Andarono, e trovarono la donna che con un doloroso sospiro disse loro: Io vi ho chiamati per vedervi l’ultima volta. Padron Cleonimo ha perduta la moglie, e trovandosi allogati i figliuoli, e solo in casa, vuole che io vada ad abitare con lui. - E tu vi anderai? disse Doro. Sì, rispose ella. - Ma noi, soggiunse Doro, possiamo darti quello che ti dà Padron Cleonimo, che di roba ne abbiamo a bastanza noi, e mio padre ha affidato a me molti affari di casa, e Callicle è padron del suo. - Carissimi giovanetti miei, sanno gli Dei che dolore sento a non vedervi più: ma quel buon vecchio, quel benefattore di mio padre, quello che sollevò mia madre generosamente, quello che tolse me dalla miseria e dalla vergogna, mi dice che egli è ormai solo al mondo, e vuole che io lo assista e gli chiuda gli occhi. Fosse anche egli povero, io ho il dovere di andare da lui e di assisterlo. Sarei una malvagia femmina se gli dicessi di no. E voi, vorreste voi che Innide fosse una malvagia? La figliuola del marinaio, la danzatrice sarà povera, sarà straziata nel cuore, ma non malvagia né ingrata. Ho avuto voi, ho avuto i due bellissimi Callicle e Doro, e questa era tale una felicità che io mi tenea pari a una Dea. Ora gli Dei mi tolgono questo bene inestimabile, ed io ritorno donna come ero prima. - A queste parole Doro divenne pallidissimo nel volto, e Callicle commosso anch’egli, disse: O Innide, e come ti perdiamo dopo di averti conosciuta così buona? - Ma non puoi tu, disse Doro, ancora che sei col vecchio, vederci qualche volta? - No, disse Innide: che se egli lo sapesse, io lo ucciderei. - Qui la donna che sino allora si era contenuta scoppiò a piangere, e si gettò fra le braccia di Doro. Fra un’ora verrà il vecchio, disse. Addio Doro mio bellissimo e carissimo, addio Callicle primo amor mio: ricordatevi d’Innide. - I giovani non sapevano che dire, sentivano la gola stretta, le diedero molti baci tenerissimi, e poi che furono usciti di casa si asciugarono alcune lagrime. Essi ricordarono sempre la buona Innide.

Callicle era pensoso, rimaneva lungamente con gli occhi fissi a un punto, non amava di parlare, e solamente a Doro rispondeva con un breve sorriso: onde Doro gli disse: Che hai tu Callicle, amico mio e fratello diletto? Tu hai certamente un dolore, e perchè me lo nascondi? E Callicle mestamente a lui: Ahimé, Doro: io non ho più pace e mi sento morire! Quando ti sopravvenne la febbre e tu ardevi, tua madre tutta dolorosa mi disse: O Callicle, va subito a chiamare il medico Euristeo che è in casa di Eutichete l’areopagita, e fa che venga subito. Io corsi a casa l’areopagita, e trovai il medico con una fanciulla, una fanciulla che mi parve una Dea, bella come Ebe: leggevano insieme Omero, e il medico gliene spiegava le bellezze. Come ella levò gli occhi per guardarmi, che occhi o Doro, che occhi! io mi sentii correre un fuoco per tutta la persona, e non sapevo dire e che fare. Pregai Euristeo di venire a casa, gli dissi che tu stavi male, ed egli voltosi alla fanciulla: O Psiche, disse, io vado a vedere quel giovane che soffre: tu seguita a leggere e ne riparleremo dimani. Dirai a tuo padre che io sono in casa di Femio. - Nell’uscire io mi rivolsi per vedere la fanciulla, ed ella mi guardava -. Ed hai parlato mai a quella fanciulla? disse Doro - Non mai e solo un’altra volta l’ho riveduta presso al tempio di Cerere con sua madre e due sorelle minori. - Ah, io mi sento morire d’amore! Io non credevo che amore nascesse da uno sguardo, e che ardesse tanto! Che mi consigli, o Doro? - Quali consigli posso darti io che non conosco amore? Preghiamo gli Dei che facciano riuscire a bene cotesta tua passione. Disse Callicle: Ma ella non sa la mia passione per lei, e forse ella mi disprezza la figliuola di Eutichete che porta la cicala su la scarpa, e si tiene più nobile di Teseo. E Doro con certo sdegno: Oh non basta di essere cittadino ateniese per essere nobile? non viviam noi con leggi uguali per tutti? Ma sai, o Callicle, che mi viene in mente? Doride mia madre forse conosce la moglie di Eutichete e la Psiche: apriti a lei: ella ti ama tanto! E così fecero: e la buona Doride si adoperò con tanto buon garbo che Callicle e Psiche si videro, si parlarono, si amarono.